Starbuck: un uomo solo con 533 figli – Recensione

Starbuck (mymovies.net)

La locandina del film "Starbuck" (mymovies.net)

Provate a camminare per una strada di città: è facile incontrare una vasta quantità di persone. Ci sono le belle ragazze che litigano al cellulare. Ci sono i ragazzi un po’ bohemien che suonano la chitarra. Ci sono persone in giacca e cravatta con la ventiquattrore e altre cariche di piercing, lunghi capelli neri e occhi truccati. Come reagirebbero se venisse detto loro di essere nati dallo stesso padre? E non stiamo parlando del Grande Padre, il pezzo grosso dei cieli che tutto vede e tutto sa, ma di un uomo in carne e ossa. È questa la situazione in cui si viene a trovare il protagonista della commedia canadese Starbuck, del regista Ken Scott, che andrà al cinema dal prossimo 29 agosto.

Il film parla appunto di David Wozniak (Patrick Huard) che, nonostante abbia superato i quarant’anni, conduce la vita di un adolescente responsabile. Contemporaneamente alla scoperta della gravidanza della sua compagna Valerie, il passato di David riaffiora e lo travolge come uno tsunami. Infatti David anni prima, per mantenersi economicamente, donava sperma in una clinica, la quale, per motivi sconosciuti, per un anno intero usa solo il suo seme. David scopre di essere padre di ben 533 figli, 142 dei quali hanno deciso di intraprendere la via legale per scoprire l’identità del donatore, conosciuto solo con lo pseudonimo di ‘Starbuck’. David, aiutato dal suo amico di infanzia, nonché suo avvocato, si difende. In questo periodo, però, con la scusa di vedere chi sono i suoi avversari in giudizio, David impara a conoscere buona parte di questi ragazzi. Li studia, li osserva e con il tempo impara ad apprezzarli. Scopre dei lati di se stesso che per tanto tempo aveva evitato e, lentamente, comincerà finalmente a crescere.

In questo periodo storico, dove l’economia e la politica controllano la mente umana, fa piacere vedere una pellicola che ricorda i valori familiari. Valori intesi nella loro totalità. Mogli e mariti, fratelli e sorelle, padri e figli: ci sono tutti. La sceneggiatura è scritta in modo da non accontentarsi dei parametri classici. L’idea, ormai poco originale, dell’uomo eterno Peter Pan che scopre le gioie della paternità, è resa in maniera innovativa. Usando il tema dell’inseminazione artificiale, gli sceneggiatori Ken Scott e Martin Petit realizzano una trama divertente, dalla morale intramontabile e sempreverde, con scene che alternano il comico al commovente.

Starbuck (petit-bulletin.fr)

Un fotogramma dal film "Starbuck" (petit-bulletin.fr)

Patrick Huard si mostra perfettamente a suo agio nel ruolo di questo protagonista: è espressivo, istrionico e, quando occorre, impacciato e sbadato. Antoine Bertrand, interprete dell’amico-avvocato, occupa sicuramente il secondo posto a livello intepretativo: è un padre stravolto da quattro figli che non lo ascoltano, che vuole intraprendere la causa, oltre che per aiutare l’amico, per dimostrare a se stesso, e soprattutto a sua madre, di saper fare il suo mestiere.

Bravi anche i giovani David Michel e Sarah-Jeanne Labrosse, nel ruolo di due dei tanti figli di David. Il film risulta piacevole, divertente e a tratti anche istruttivo. La battute sono una parte fondamentale della trama, risultando sottili e non scontate.

La pellicola, infine, è un insegnamento, nonché un ricordo per chi abbia dimenticato quel concetto dolce amaro che affermava Kahlil Gibran: «Alcuni dei nostri figli sono le nostre giustificazioni, altri sono solo i nostri rimpianti».

(Foto: cinecircus.it / mymovies.net / petit-bulletin.fr)

Francesco Fario

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