Stanley Kubrick fotografo in mostra a Napoli

Napoli – Aveva solo 17 anni quando è stato reclutato come reporter fotografico dal Look Magazine, una delle più importanti riviste di attualità degli Stati Uniti. Galeotto fu il ritratto di un edicolante affranto per la morte di Roosvelt, era il 26 giugno del 1945. E, da quel momento, quella testata pubblicò tutti i lavori di quel giovane talento, che già rivelava una precocissima

Insomma, se Stanley Kubrick non fosse diventato quel regista geniale che conosciamo, sarebbe stato sicuramente uno dei più grandi fotografi del dopoguerra. E la passione della fotografia è stato un patrimonio utilizzato fino all’ultimo, viste le ore dedicate a studiare le inquadrature di ogni scena dei suoi meravigliosi film. Profondità umana, poi ritrovata nei suoi futuri capolavori di regia.

Questa passione Kubrick la ereditò dal padre, assieme agli scacchi. Lo stile originale della rivista Look – quello di pedinare in modo ossessivo i soggetti da ritrarre per sorprenderli in ogni circostanza della loro esistenza – affascinò il giovanissimo Kubrick tanto da permettergli di entrare nello staff della rivista in qualità di fotoreporter dopo quella prima immagine, pubblicata il 26 giugno 1945, che ritrae l’edicolante. Tra gli stratagemmi utilizzati dal giovane Kubrick quello di azionare la macchina attraverso un lungo cavo flessibile nascosto nella manica della giacca. E poi, luce naturale per gli interni e punti di vista alternativi.

Fino al 9 settembre 2012 sarà  possibile appurare tutto ciò al PAN di Napoli in una incredibile mostra suddivisa in due parti. La prima, divisa a sua volta in 7 sezioni, ha un’introduzione, Icone, nella quale vengono presentate le immagini simbolo delle storie che l’occhio dell’obiettivo di Kubrick ha immortalato; Portogallo racconta il viaggio in terra lusitana di due americani nell’immediato dopoguerra; Crimini testimonia l’arresto di due malviventi seguendo i movimenti dei poliziotti, le loro strategie, fino alla cattura.

Betsy Furstenberg, protagonista della sezione a lei dedicata e che la rappresenta come il simbolo della vivace vita newyorkese di quegli anni, farà da contraltare alle vicende dei piccoli shoeshine, i lustrascarpe che si trovavano agli angoli delle strade di New York. Chiudono questa prima parte le due sezioni dedicate alla vita che si svolgeva all’interno della Columbia University, dove l’America formava la classe dirigente del futuro, e all’interno del Campus Mooseheart nell’Illinois, una residenza universitaria, costruita da benefattori per educare figli orfani di guerra che sarebbero andati a ingrossare le fila della middle class americana.

La seconda parte del percorso tocca altri argomenti significativi della breve carriera di Kubrick fotografo: le immagini dedicate al giovane Montgomery Clift, quelle del pugile Rocky Graziano, l’epopea dei musicisti dixieland di New Orleans. La cornice è la difficile ripresa economica ed emotiva del secondo dopoguerra in cui si sviluppano storie di vita, episodi della quotidianità, speranze e desideri.

Accompagna la mostra un catalogo Giunti Arte mostre musei. In mostra 168 fotografie, realizzate tra il 1945 e il 1950, stampate dai negativi originali conservati nella Look Magazine Collection del Museo di New York.

Un progetto patrocinato dal Comune di Napoli, con il sostegno dell’Assessorto alla Cultura e al Turismo e prodotto da Gamm Giunti con la collaborazione del Muesum of the City of New York e, per la prima volta in Italia, con i Musées Royaux Des Beaux-Arts de Belgique.

Natalia Radicchio

Foto via www.napolinvita.it

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