Stalking e maltrattamenti: niente carcere per pene inferiori ai 3 anni

STALKING

Niente custodia cautelare in carcere per chi commette il reato di stalking

Nel nuovo decreto per il risarcimento ai detenuti, divenuto operativo il 28 giugno 2014 e scritto per affrontare l’emergenza del sovraffollamento delle carceri, si affronta anche la tematica dello stalking.

NIENTE CUSTODIA CAUTELARE PER IL REATO DI STALKING - Secondo quanto previsto dalla disposizione, infatti, non sarà più applicabile la custodia cautelare per i reati di stalking e maltrattamento, poiché, recita la norma all’articolo 275, «non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà superiore a tre anni». Nella categoria dei reati che non prevedono una pena detentiva maggiore di tre anni, infatti, si configurano quelli della violenza familiare e dello stalking, oltre ad altri crimini come le piccole rapine ed i furti in casa. La nuova normativa ha già messo in allarme numerose associazioni a tutela dei diritti delle donne, mosse dal desiderio di aiutare le persone vittime di violenze e di vere e proprie persecuzioni, e intenzionate a porre rimedio a questa modifica di legge, pericolosa proprio per l’incolumità delle vittime.

IL CASO CONCRETO - La vicenda ha fatto sussultare anche alcuni magistrati, messi alle strette di fronte alla normativa, ed impossibilitati ad incarcerare coloro che commettono tale reato. L’esempio concreto è capitato due giorni fa presso il Palazzo di Giustizia di Milano, all’interno del quale un uomo è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione per  aver «commesso atti di violenza fisica e psicologica in modo continuativo e abituale» nei confronti della figlia e della moglie ma, a seguito del nuovo articolo 275, il giudice non ha potuto farlo incarcerare e l’uomo, quindi, tornerà nella sua abituale dimora.

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Sorgono preoccupazioni per la tutela e la prevenzione di reati che vedono vittime indifese le donne

LE OPINIONI CONTRARIE DI GIURISTI E MAGISTRATI - A proposito della modifica legislativa si è espressa a chiare lettere Francesca Garisto, avvocato penalista e vicepresidente della Casa di accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano che, facendo proprio un pensiero diffuso, ha espresso tutta la sua preoccupazione; «mi chiedo: quanto influirà questa modifica sui casi di stalking e di maltrattamento in famiglia che prevedono spesso pene attorno ai tre anni? Almeno prima il carcere era previsto per i più pericolosi. E paradossalmente credo che non gioverà nemmeno agli stalker, perché c’è il concreto rischio che proprio per tutelare la persona offesa i giudici possano essere indotti a decidere pene più alte di quelle che avrebbero deciso prima di questo decreto».

Intenzionato a modificare il corso delle cose, Rodolfo Sabelli, presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati, si dice ottimista per una correzione in senso positivo della normativa, volta, per l’appunto, a tutelare le vittime di stalking: «sappiamo già come fare e stiamo preparando una proposta per la prossima audizione in Commissione Giustizia», che prevederà, all’interno dell’articolo generico, l’esclusione di reati come appunto quello dello «stalking aggravato, furti in abitazione, maltrattamenti, rapina aggravata».

UNA POSSIBILE MODIFICA - Indubbiamente la normativa porta con se molte note positive poiché potrebbe iniziare a porre mano all’emergenza gravosa del sovraffollamento delle carceri, ma il dubbio riguarda la prevenzione, mancata in questo caso, di reati importanti che vedono vittime le donne. Secondo il professor Franco Coppi la discrezionalità è attualmente lasciata al giudice che, nei casi più gravi, potrebbe comminare una pena detentiva superiore ai tre anni, così da evitare l’applicazione dell’articolo 275. In ogni caso, vista la delicatezza dell’argomento, la disposizione sarà nuovamente sottoposta a discussione e a possibile modifica.

Alessia Telesca

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