Una staffetta del digiuno per denunciare il consumo di suolo

staffetta del digiuno

Il digiuno di don Albino

Per amore della nostra Terra e per scuotere forte la coscienza delle persone di fronte alle emergenze ambientali, è possibile abbracciare scelte anche un po’ estreme. Ce lo insegna don Albino Bizzotto, sacerdote veneto, fondatore dell’associazione Beati i Costruttori di Pace, che questa estate, dal 16 agosto e per quattordici giorni, ha scelto il digiuno per denunciare il forte degrado ambientale e il malaffare che si nascondono dietro alle grandi opere del Veneto. Un messaggio così forte, da aver dato vita a una vera e propria staffetta del digiuno.

Don Albino non ci sta a vedere colare sulla fertile Pianura Padana  1000 km di nuove autostrade dalla dubbia utilità sostenuti dal project financing, strumento, come lui stesso sottolinea, che più che mirare a un beneficio pubblico, alimenta un guadagno sicuro per i soggetti privati proponenti. Certo, il digiuno è un gesto forte, «ma ha il pregio di non far pagare a nessuno il peso dell’impegno assunto – dichiara don Albino – Segna un punto di rottura con il quotidiano. Un gesto che ti mette in uno stato di debolezza e non di forza, con cui chiedi aiuto agli altri, perché da solo non ce la puoi fare».

Il messaggio è stato talmente efficace, da contagiare tante altre realtà, tra associazioni, comitati, Comuni, che si sono uniti al sacerdote veneto in questo sforzo di sensibilizzazione, dando continuità al digiuno in una sorta di passaggio del testimone, in cui ogni soggetto ha scelto per quanto tempo intendeva rinunciare al cibo, alimentandosi solo con acqua. Hanno aderito, tra tanti altri, Legambiente, l’Associazione per la Decrescita, il Movimento Salvaguardia Ambiente, il Comune di Marano Vicentino. «Con il mio gesto, è come se avessi levato il tappo a una bottiglia – spiega don Albino – mi sono reso conto che esiste una sofferenza diffusa riguardo a certe scelte ambientali». Sì, perché le persone si stanno rendendo conto che affatichiamo sempre più il pianeta e non sono più disposte a sacrificare il proprio futuro. Non solo nel Veneto, ma in tutta Italia crescono a dismisura le infrastrutture viarie e le urbanizzazioni, si impone una cementificazione selvaggia che porta ad una frammentazione degli ambienti naturali e a una limitazione degli spazi destinati all’agricoltura.

staffetta del digiuno

Lorenzo Frattini, presidente Legambiente Emilia Romagna

L’iniziativa ha scavalcato i confini regionali e la staffetta del digiuno è proseguita prima in Lombardia e, in questi giorni, in Emilia Romagna.  Qui, Legambiente ha deciso di sostenere la denuncia con lo slogan “La nostra fame di bellezza contro l’abbuffata di cemento”, per protestare contro le 5 infrastrutture previste, dalla Tirreno-Brennero alla Cispadana, dal Passante Nord di Bologna alla E55, che inghiottiranno altro suolo, riversando tante altre automobili e camion sulle strade. E pensare che deteniamo il record europeo di motorizzazione individuale (superiore del 20% alla media europea), e i dati Eurispes dicono che siamo il fanalino di coda dell’Europa anche nel campo del trasporto ferroviario delle merci, che rappresenta appena il 6% rispetto alle altre modalità di traffico.

Che effetti ha sortito finora la staffetta del digiuno? I decisori politici hanno colto il messaggio? «La sensazione che ho – spiega don Albino – è che a parole hanno riconosciuto il problema. Ma la tendenza che hanno i politici è di ammettere di non poter tornare indietro rispetto a decisioni già prese». «Alla fine a decidere per tutti sarà la crisi in atto – prosegue il sacerdote – che esigerà che le grandi opere facciano un passo indietro rispetto ad altre priorità. Senza dimenticare la presa di coscienza sulle emergenze ambientali di tante persone che cominciano a far sentire la propria voce, non avendo intenzione di addossare alle future generazioni le spese delle nostre miopi scelte ambientali».

Valeria Nervegna

Foto: corrierevicentino.it - legambiente.it – parmarepubblica.it

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