Squalo a chi? Essere lobbisti in Italia

Chi sono questi esseri tanto disprezzati nell’immaginario? Vincenzo Mascellaro, amministratore della VM Relazioni Istituzionali, ce lo ha spiegato

di Michele Ferrelli

Vincenzo Mascellaro

Vincenzo Mascellaro

Nell’ ormai datata “Guida ai termini economici e d’uso corrente” redatta da Gianni Pasquarelli, alla voce lobbista si legge: “Persona  avvezza a esercitare pressioni politiche giovandosi di metodi poco puliti o addirittura criminali”. Nell’immaginario collettivo popolare quando ci si riferisce a costoro si squadernano i più sgradevoli epiteti e vi si associano le più ripugnanti sembianze fisiche. Gente losca, spregevole, dal ghigno sulfureo e dall’alito mefitico, in corrispondenza d’amorosi sensi con il peggio del peggio della società. Pizzetto diavolino e froge sbuffanti non sfigurerebbero affatto. Quando non un bel forcone o una doppia testa con fauci sputa fuoco. Roba da bestiario medievale, insomma. Per i più moderati e tolleranti, potrebbero addirittura avere fattezze umane, ma, per carità, lo sguardo rigorosamente torbido e l’atteggiamento ossequioso di quanti fanno anticamera nelle segrete stanze di qualche deputato molliccio e gibboso con ubertosa e svampita stagista al seguito.

Nell’italietta dei reality show, poco più evoluta del Fred catodico che intimava alla consorte di passargli la clava, non c’è ormai nulla di cui stupirsi. Se frivole organizzatrici di party mondani riescono a farsi passare per esperte di pubbliche relazioni, tutto è possibile. Ed è molto frequente la propensione a demonizzare chi esercita attività non annoverabili nella galassia demente di tronisti, corteggiatori e starlette d’ordinanza.

Ma chi sono, in definitiva, questi esseri sporchi brutti e cattivi? Vincenzo Mascellaro, classe 1952, tarantino, amministratore della VM Relazioni Istituzionali, con alle spalle un’esperienza trentennale trascorsa rimbalzando su e giù per lo Stivale e da una sponda all’altra dell’Atlantico, ce lo ha spiegato.  Per anni a capo delle relazioni esterne di importanti colossi aziendali del calibro di 3M, Firestone, Sisal e Autostrade, impegnato come docente di master post-lauream destinati alla formazione di nuove leve del marketing e dei public affairs, è un lobbista di quelli orgogliosi. E ci tiene a sgombrare il campo dagli equivoci che troppo spesso hanno circondato con un’alone di putridume chi di questo lavoro vive.

Martedì scorso, nell’elegante e raccolta cornice di Palazzo Ciuffa, sede dell’omonima casa editrice, ha raccolto colleghi, amici e operatori del ramo per ripercorrere, alla luce della sua esperienza,  la storia di un settore poco conosciuto e fortemente bistrattato non solo dalla “Sora Cecioni” di turno (o casalinga di Voghera per i lettori delle latitudini insubriche), ma anche da una stampa che troppo spesso pecca di superficialità, adoperando schematismi infantili da giallo tascabile.

“Comunicare con le istitituzioni: le attività di Lobby e il cambiamento degli scenari” è la dicitura indicata nel biglietto d’invito, “passando dalla Prima Repubblica a Tangentopoli, fino ad arrivare al caso Tarantini”. Mascellaro è un fiume in piena. Accoglie, abbraccia, saluta, colloquia. E’ il mattatore della serata. Con piglio forbito ancorchè informale ha aperto le danze, illustrando le tappe fondamentali che hanno segnato il mutamento del proscenio politico. Sfoderando un eloquio infarcito di lemmi anglofoni, riflesso condizionato di una lunga e proficua frequentazione degli States, ha parlato dell’evoluzione di questo settore. “La strada per chi esercita – ha esordito – è tutta in salita. Manca un comune sentire della professione, oltre che una sua regolamentazione e una disciplina specifica. Io dopo 24 mesi di servizio di leva in Marina avevo due possibilità: quella del concorso pubblico e quella dell’avvocatura. E’ stato l’incontro con Paolo Ettorre dell’agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi, a farmi deviare dallo sbocco naturale dei miei studi accademici. A questo proposito, il consiglio che mi sento di dare ai giovani che intendono misurarsi con le sfide di questo mestiere è quello di occuparsi di comunicazione. Per operare nel giusto modo occorre avere un’ottima padronanza dei meccanismi di formazione legislativa, oltre che ovviamente dell’architettura costituzionale e amministrativa. Non possono però mancare delle buone capacità relazionali e soprattutto una conoscenza approfondita delle strategie per trasmettere un’idea, dall’identificazione degli obiettivi all’elaborazione di argomentazioni accattivanti per perseguirla”.

L’ultimo ventennio è trascorso all’insegna dei rivolgimenti epocali: Mani Pulite, Maastricht, riforma del Titolo V e della legge elettorale. Anni in cui “i politici non rispondevano al telefono per paura di essere intercettati e messi sotto inchiesta”. Ma, ci informa, “prima della buriana giudiziaria  era più facile fare lobbing. Chi sedeva alla Camera o al Senato aveva fatto una bella gavetta articolata in vari step, passando attraverso consigli comunali, provinciali e regionali. Il legame con il territorio era quasi simbiotico e dunque chi approdava nella Capitale aveva un consolidato rapporto con gli elettori e con noi. Era l’epoca delle sezioni, dei circoli, della politica di militanza. Quella di chi volantinava e attacchinava i manifesti a suo rischio e pericolo, e magari anche a sue spese. Con l’odierno ‘Porcellum’, invece, gli eletti vengono letteralmente calati dall’alto, in un gioco di equilibrismi e tatticismi che sono in netto contrasto con l’aspirazione sacrosanta ad avere candidati espressione dell’area geografica in cui vengono messi in lista.

Senza contare che prima il Parlamento era il vero centro dell’agire: su una media di 5000 progetti il 20% diventava legge. Oggi quest’organo è stato quasi del tutto esautorato e si procede a colpi di decretazioni d’urgenza, d’iniziative governative e voti di fiducia”. Poi, con il conferimento di poteri decisionali a Bruxelles e alle Regioni, “la professione ha assunto un duplice respiro, locale ed al contempo internazionale”. E con l’emergere dei nuovi temi del terzo millennio, “energie rinnovabili, rifiuti, liberalizzazioni e made-in”, si stanno aprendo nuovi sentieri da esplorare che calamiteranno l’attenzione di molti attori in campo.

“ Il nostro compito – ha poi aggiunto – è quello di curare gli interessi delle aziende presso le assemblee legislative, tentando di influenzare a loro vantaggio il processo normativo. Ma coniugando il loro tornaconto con quello della collettività, come quando per aumentare le vendite di caschi motociclistici, cinture di sicurezza e giubbini catarifrangenti, siamo riusciti a far  inserire delle modifiche al codice della strada che rendessero obbligatori questi dispositivi. Il risultato ha avuto ricadute positive sui due fronti: sul versante commerciale, per quanto riguarda i produttori, e su quello relativo alla sicurezza stradale, a beneficio dei cittadini italiani”.

Propositi per il futuro? “Vorrei proporre la battaglia della legalità e dell’etica delle responsabilità. E’ necessario che venga varata una legge organica che disciplini i vari aspetti del nostro lavoro, come negli Usa. Da troppo tempo se ne discute senza produrre nulla di significativo che vada in questa direzione. L’unica associazione di lobbisti che da tempo si batte in prima linea  per colmare questa grave lacuna del nostro ordinamento è ‘Il Chiostro’ ”.

E per quanto riguarda la brutta nomea che avete? “E’ opportuno aprire una falla nella cortina uniformata dei media, per favorire una corretta percezione e allontanare i cittadini dalle scorciatoie stereotipiche che trascinano nel vuoto pneumatico della disinformazione. Quella che ama ritrarci come uomini privi di scrupoli, mercenari pronti a tutto. Spezzare una lancia in favore nostro non per vezzo apologetico, bensì per ristabilire le giuste e veritiere proporzioni di un fenomeno che non può essere liquidato scantonando in semplificazioni che non rendono giustizia della realtà ”. Tanto più in un periodo in cui la cronaca di Palazzo è satura di mormorazioni attorno ad onorevoli alcove e tutto ciò che fa rima con questo ambiente, sia pur in modo indiretto, è declassato sbrigativamente a male assoluto.

A convegno concluso, tra cappotti imbracciati e sigarette spente tra le dita, qualcuno ha caldeggiato addirittura una spaghettata last minute. E io che credevo si cibassero solo di aitanti surfisti e improvvide e poppute bagnanti.

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11 Risponde a Squalo a chi? Essere lobbisti in Italia

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    Diego Ruggiano 18/11/2009 a 15:05

    Premessa: non conosco Mascellaro. Però, sfumare in maniera così benefica il ruolo dei suggeritori (i lobbisti) mi sembra allo stesso tempo semplicista quanto quello di ritenerli degli squali. Stiamo parlando di persone che lavorano al soldo di grandi aziende e, che illecitamente e non, muovono i fili della politica. Nel nostro paese, è vero, sono ritenuti qualcosa di abominevole. Mentre in Europa e negli Usa, hanno un loro riconoscimento.
    Bisogna però valutare, ed è doveroso dirlo, che in Italia il ‘lobbing’ non ha alcuna regolamentazione, se non quella che nessun gruppo può finanziare un partito oltre i 50.000 euro, se non vado errato. Mentre in Europa e negli Usa, ci sono dei regolamenti che valgono da etichette alle quali un lobbista deve attenersi.
    Lobbismo è il ponte di Messina con la Impregilo. Lobbismo è Caltagirone a Roma con il suo potere immobiliare. Lobbismo è la costruzione della Salerno-ReggioCalabria. Lobbismo sono le televisioni ed il digitale terrestre. Lobbismo è l’utilizzo di Ogm nei cibi degli animali.
    Personalmente non sottovaluterei questo fenomeno, anzi, inserito in alcune dinamiche italiane rischia di diventare una sorta di mafia con la laurea in economia e marketing.
    Un ultima cosa. “il nostro compito è quello di curare gli interessi delle aziende”, dice l’intervistato. Si, è vero. Il problema sta nel come. Se un’azienda taglia i fondi ad un partito che è al governo, questo vuol dire che lo tiene per la coda.
    La CocaCola, insieme ad altre società come la Ferrero, presso l’Unione Europea, grazie alla sua azione di lobbing, riuscì a far emettere un regolamento che le permetteva di risparmiare milioni sugli imballaggi. Tutto questo alla luce del sole. Quello che è al buio, sono le possibili minacce, i metodi e i rapporti che vige tra un eletto (un parlamentare, un ministro, comunque un rappresentante del popolo) e un lobbista (il portavoce di un azienda imponente).

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    michele ferrelli 19/11/2009 a 11:48

    Gentile Diego,

    il mio intento non era affatto quello di incensare chi fa lobbing, bensì quello di restituire un quadro più veritiero di una professione bistrattata dai più, in totale carenza di cognizione in merito. Mi si consenta, con simpatia, di osservare che il finanziamento ai partiti erogato da alcuni soggetti imprenditoriali non ha alcuna attinenza con la consulenza in materia di public affairs. Il problema è che, mentre in USA si sa chi entra e chi esce dal Congresso e i lobbisti hanno un albo e un ferreo codice deontologico a cui rigidamente devono attenersi, in Italia il concetto di “rappresentanza degli interessi” ha confini molto labili. Da ciò discende un caos terminologico che inserisce obtorto collo sotto la voce “lobbista” un ventaglio di definizioni assai eterogenee.Tutti fanno lobbing: Confindustria, sindacati, operatori nel campo delle energie rinnovabili e nuclearisti.Ambientalisti e cacciatori. C’è chi lavora per le banche, chi per le assicurazioni e chi per il no profit. Non è una brutta parola in sè. Proprio perchè merita un approfondimento che rifugga da semplificazioni giacobine così come da santificazioni, con il mio pezzo ho voluto aprire un dibattito, usando un registro ironico. Sperando in una futura regolamentazione che favorisca la trasparenza e che eviti facili schematismi. Proprio quelli che portano a fare confusione tra chi influenza il processo decisionale a colpi di sesterzi al singolo deputato/partito e chi invece lo fa con le armi della comunicazione e della consulenza e che, beninteso, riceve una remunerazione dalla committenza in nome della quale agisce.Lungi da me incensare gli States, ma in questo settore hanno dimostrato maggior rigore. E’ una questione di regole del gioco. E di vigilanza finalizzata al rispetto delle stesse.

    Michele Ferrelli

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    Diego Ruggiano 19/11/2009 a 12:58

    Caro Michele,

    La mancanza del codice deontologico nel nostro paese, non mi sembra era stata nemmeno accennata nell’articolo. Credo che quando si parli di lobbismo sia doveroso fare riferimenti agli altri paesi, come gli Usa. Intendiamoci, non che gli States debbano essere immaginati come la purezza in questo campo. Ma almeno, come hai risposto nel commento, almeno lì si sa chi entra ed esce. Comunque la faccenda è lunga, non possiamo trattarla qui a colpi di commenti. Non ne verremmo mai a capo. Sono solo certo di una cosa: alcuni argomenti bisogna trattarli con una certa attenzione. Presentare un quadro, seppur ‘ironico’ della situazione, rischia di diventare deleterio per chi legge.
    A presto,

    DR

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    Lorenzo Morandini 23/11/2009 a 20:28

    Gent.mo Sig. Ruggiano
    Ho avuto la fortuna, oltre che di conoscerlo personalmente, di lavorare assieme a Vincenzo Mascellaro e le posso garantire che egli è Professionista serio ed assolutamente ispirato, nel suo operare, da un codice che può essere definito deontologico e ben degno di tale definizione. Giusto per sgombrare il campo da ogni possibile equivoco, chiarisco che in quel frangente non si conduceva nessuna “peccaminosa” azione di Lobby, non ho quindi “giovato” di null’altro che non fosse il piacere di affiancare Mascellaro durante una sessione seminariale sulla Lobby; ho avuto modo di frequentarlo anche in momenti in cui questi “lavorava sul campo” ed ho constatato di persona l’approccio altamente “scientifico”, elegante e scrupoloso che il nostro adottava. Come chiarisce ottimamente il Dott. Ferrelli, il concetto di Lobby, nel nostro paese, quasi misconosciuto e molto spesso distorto, necessita di uno “sdoganamento” che non può essere compiuto se non aprendo dibattiti, seri e non qualunquisti, in merito; non è tanto forse il riferimento od il confronto con l’accezione di Lobby di altri paesi, storicamente più avezzi alla tematica, a poter chiarire le ombre che ancora oscurano l’agire di questi (chi più chi meno, questo purtroppo è vero) professionisti.
    Trovo piuttosto che (ed è il lavoro che da anni sta compiendo il Dott. Mascellaro) siano effettivamente la sistematizzazione dei ruoli e la “deontologizzazione”, condotta attraverso la definizione dei contorni di, finalmente, una categoria specifica di operatori delle relazioni Istituzionali ad inquadrare, per il futuro, tutto il compendio di azioni, relazioni e comportamenti giocati ad alti livelli e dal potenziale d’influenza elevatissimo che questi mettono in atto.
    Una professione privilegiata questa, che può contribuire ad “incanalare” (non ci vedo niente di male) nel verso magari più opportuno un orientamento dettato dal mercato ad esempio o da una categoria produttiva o dal consumatore, e che magari non è stato adeguatamente considerato dal legislatore.
    In tempi in cui non conoscevo nemmeno il Dott. Mascellaro, sono stato io stesso protagonista di una azione simile, in breve, ho contribuito a variare il comma di un articolo di legge regionale che avrebbe sicuramente posto in seria difficoltà quasi tutta una categoria produttiva, ora, a quella formulazione diciamo “errata”, il legislatore era giunto attraverso una scarsa conoscenza delle caratteristiche della categoria in oggetto ed in parte forse (ma diciamo pure senza forse) influenzato da false ed opportunistiche letture veicolate da una porzione limitata della categoria stessa, evidentemente “interessata”. Era (quella “interessata”) una azione che non definirei di Lobby, se a questo termine volessi dare un significato positivo, anche se lo poteva sembrare, ma era piuttosto lo specchio di una concezione negativa delle relazioni istituzionali, quella che solo l’emersione definitiva e professionalizzata della Lobby può combattere e forse eliminare.
    Sono convinto che il definire un albo di veri e responsabili professionisti della “liaison” relazionale, non possa che giovare alla costruzione di processi decisionali meno adombrati dagli spettri dei vari clientelismi e dei pericolosi eccessi di certi corporativismi.
    Vedo anche assolutamente opportuno “giocare” con il susseguirsi dei commenti degli interessati all’argomento ed ho trovato intelligente e piacevole la matrice ironica con cui il Dott.Ferrelli ha trattato la cosa.
    Lorenzo Morandini.

    Rispondi
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    Diego Ruggiano 23/11/2009 a 20:50

    Gent.mo Morandini,
    Complimenti per lo stile. Scrive davvero da “dio”. Come darLe torto, è stato cristallino della sua spiegazione.
    Fare di una singola esperienza un quadro generale della situazione, certo, non credo però rispecchi l’enorme sagacia che Lei mostra nel suo commento. Io parlavo di lobbies in generale, provando a comunicare al lettore che, appunto, l’esperienza ‘Mascellaro’ potrebbe essere un’eccezione o forse rappresentare una parte dei lobbisti. Ma che l’istituto del ‘suggerimento’, più comunemente conosciuto come lobbismo, è talvolta nocivo per la maggioranza dei cittadinim perchè rappresenta l’interesse di un’azienda o di un gruppo di queste (ovvero la minoranza di una nazione) non si può non dire in un articolo del genere. Come dicevo a Michele però, non possiamo seguitare con dei commenti a parlare di un argomento così vasto. Rischiamo di essere riduttivi.
    Se vuole, e lo dico sul serio, potremmo incontrarci per discutere vis-a-vis dell’argomento. Ho tanto da apprendere, e a quanto pare Lei ne ha da vendere.
    Cordialmente,

    Diego Ruggiano

    Rispondi
  6. avatar
    Vincenzo Mascellaro 24/11/2009 a 11:28

    Buongiorno a tutti, sono lieto che il mio intervento e il successivo articolo/intervista di Michele Ferrelli abbiano avviato un dibattito. Propongo a Michele, che è molto più giovane di me e certamente ha più familiarità con le tecnologie di quanta ne possa avere io, di istituire un blog, attraverso la sua testata magari, per poter avviare un contraddittorio sul punto, al quale partecipo ben volentieri, che abbia la forza di tirar fuori ombre e luce del nostro mestiere. Grazie per l’attenzione e a presto leggervi
    Vincenzo Mascellaro

    Rispondi
  7. avatar
    Lorenzo Morandini 25/11/2009 a 11:45

    Ben-più-che-Gentile Sig. RUGGIANO,
    Evidentemente Lei conosce, e ben maneggia, la sottile arte dell’adulazione, in un sol colpo infatti, è quasi riuscito ad inibire ogni mia propensione alla feroce dialettica ed a disarmare il mio potenziale contraddittorio…., davvero Sig. Ruggiano, Lei esagera….per carità, cerco semplicemente di portare rispetto alla nostra meravigliosa lingua (sui risultati poi…), tento di fare del mio meglio, pensi che i miei sforzi erano volti a trovare l’ispirazione per potere essere almeno all’altezza dei Vostri di commenti…
    Tuttavia, amenità a parte, Lei ha ragione, una singola esperienza “non fa primavera” o non sarà certo “l’erba” che rappresenta il “fascio”, ma non è forse attraverso il procedere per singole esperienze (pragmatismo empirico) che ci si può costruire, empaticamente io credo, una (magari anche solo propria) comprensione del reale? E del resto, non era di Mascellaro e della Lobby che si parlava ? Non era dunque pertinente un riferimento ad un esperienza diretta con costui?
    Inoltre, posto che in tutto l’agire quotidiano ognuno di noi compie lo sforzo costante di “rappresentare i propri interessi” (quanto di più “individuale” io concepisca), fare Lobby, chiaramente in maniera “organizzata”, istituzionalizzata, negli interessi di una categoria (che sia tra quelle produttive, o di consumatori, fruitori ecc…) potrebbe di per se rappresentare un modo di “allargare”, estremizzando s’intende, democraticamente la rappresentanza stessa. Fare Lobby significa SEMPRE rappresentare interessi di parte; quindi, quale parte sarà quella maggiormente meritoria di vedere soddisfatte le proprie convenienze ?
    Saranno i “cittadini” (cito Lei), e cosa intendiamo per “cittadini” ?, azzardo: i consumatori (innocenti tout court?), contrapposti alla Lobby (ecco l’accezione “colpevole”) delle aziende volte unicamente a perseguire i “propri interessi” economici (ma saranno proprio solo questo le aziende? non consideriamo la loro “necessità” in e ad un tessuto economico territoriale e nazionale ?), butto lì: il tentativo di una categoria produttiva di incidere a livello di formazione delle leggi che regolamentano i contratti di lavoro e quindi le peculiarità e fra queste i costi produttivi che vi riguardano, non potrebbe secondo Lei in caso di buona ed efficace azione di Lobby produrre la ricaduta positiva sul sociale in generale di una maggior capacità di “sussistenza” (le garantisco da imprenditore, ed ecco dichiarato il mio interesse di parte, che il costo del lavoro in Italia è la voce di maggior criticità per le imprese) e magari espansione dimensionale e di mercato/i di questa? Tutto ciò produrrebbe necessariamente apertura a nuove assunzioni, secondo i principi della Responsabilità sociale d’impresa una più consapevole redistribuzione degli introiti… ecc ecc..
    Forse il male non sta nell’istituto della Lobby come rappresentanza degli interessi di parte in quanto tale, magari proprio la NON REGOLAMENTAZIONE ispirata da principi DEONTOLOGICI di questa attività (tra l’altro piuttosto naturale per l’uomo) lascia ambiti troppo ampi alle male-intenzionate discrezionalità ed alle pratiche poco ortodosse e sbrigative.
    Riguardo ad un nostro eventuale incontro le accordo chiaramente disponibilità, tuttavia chiarisco anche che (essendomi fatto l’idea che Lei abiti ed operi lontano dalle mie zone, cioè il Nord Italia) sono parecchio impegnato, sopratutto in questo periodo, alle prese con l’avviamento di una nuova realtà d’impresa, e la mia mobilità al di fuori di questa attività è limitata; magari la prima volta che dovessi essere a Roma potremmo incontrarci anche con il Dott. Mascellaro e perchè no, con il Dott Ferrelli (ai quali a questo punto ho strappato arbitrariamente un appuntamento….non me ne vogliano Lor Signori..).

    Ossequi
    Lorenzo Morandini

    P.S.
    Il mio EGO mi chiede di ringraziarLa in particolar modo per avergli permesso di RUBARE la scena (anche se immeritatamente e per un breve ed illusorio lasso di tempo) ad un professionista della scrittura come il Dott. Ferrelli ed a un Comunicatore di alto profilo come il Dott. Mascellaro.

    Rispondi
  8. avatar
    Diego Ruggiano 25/11/2009 a 14:34

    Gent.mo Morandini,
    Mi trovo inevitabilmente a disagio a muovermi tra Dottori, Imprenditori e celeberrimi comunicatori. Io sono solo un ‘Nessuno’ figlio di ‘Nessuno’, non ho titoli né attestati, pertanto sono io a dovermi inibire, non Lei.
    Quello che dice non è in nessun modo confutabile. E’ la sua esperienza ed io la rispetto in quanto tale. Fa bene Lei come il Dottor Ferrelli a raccontare quello che avete visto e che vivete sulla propria pelle. Gode di altrettanto rispetto anche il Dott. Mascellaro, s’immagini, come potrei muovere dei dubbi verso chi nemmeno conosco? Sarebbe da stolti, e non credo di rientrare in questa categoria.
    Ognuno cura i propri interessi, è vero, ogni giorno, ogni singola persona lo fa.
    Ma come non riconoscere che nella società vi siano interessi più ‘pesanti’ di altri? Le cito un esempio che sicuramente conosce.
    In Europa le più grandi multinazionali utilizzano lo strumento di lobby per far sì che si legiferi in determinate direzioni piuttosto che in altre. Chi, se non uno stupido, ammetterebbe che in materia di riciclaggio vincono gli interessi delle multinazionali (che apportano denaro) e non quelli idealistici (ma più salutari) degli ambientalisti?
    Ricordo ancora di una storia riguardante la produzione di banane da parte di una grande multinazionale. Senza entrare nel merito (che non ricordo nel dettaglio) le dico che le piccole compagnie che riuscivano a produrre le banane ad un prezzo basso, si videro ostacolare dalla CEE con l’innalzamento delle barriere doganali; mentre, la possente compagnia fruttifera riuscì a penetrare i mercati del vecchio continente come una lama calda nel burro.
    Per questo caro Morandini, potremmo stare qui a parlare per secoli, ma deve capire che io non parlo nè di lei, né di Mascellaro e tanto meno della media imprenditoria italiana. I lettori – e su questo Montanelli docet – sono come dei bambini di 8 anni, se gli si dice:”lobby è bello” porteranno con loro questo binomio che diventa fallace altrove.
    Cordialmete,

    Diego Ruggiano

    Rispondi
  9. avatar
    Anonimo 26/11/2009 a 00:54

    Ricevuto forte e chiaro Sig. Ruggiano, semmai sono stato così maldestro da avere urtato qualche sua sensibilità, me ne scuso.

    a presto
    Lorenzo Morandini

    Rispondi
  10. avatar
    Lorenzo Morandini 26/11/2009 a 01:01

    Recepito Sig. Ruggiano, spiacente di avere urtato qualche sua sensibilità.
    a presto
    Lorenzo Morandini

    Rispondi
  11. avatar
    michele ferrelli 26/11/2009 a 15:10

    Salve a tutti,

    mi preme ringraziare coloro che sono intervenuti per la civiltà e la pacatezza dei toni con i quali hanno esposto e difeso le loro ragioni.
    Mi auguro di potervi incontrare presto, magari in occasione di una tavola rotonda sull’argomento. Spero di riuscire a organizzare qualcosa del genere, nel frattempo vi invio i miei saluti.

    Michele Ferrelli

    Rispondi

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