Spiritual Beggars: la recensione di ‘Earth Blues’

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La copertina di 'Earth Blues' (metalitalia.com)

Gli Spiritual Beggars sono ormai a pieno diritto una delle realtà più solide e importanti del panorama stoner rock europeo. Fondati nel 1993 da Michael Amott – talentuoso chitarrista svedese militante in diverse band quali Carcass e Arch Enemy – gli Spiritual Beggars si ponevano come semplice side project dedito a sonorità stoner rock e quindi lontane dal death metal che Amott era solito suonare. In pochi anni però gli Spiritual Beggars si sono ritagliati un importante spazio nel panorama hard-stoner rock, grazie soprattutto al trittico di album Mantra III, Ad Astra e On Fire che certificarono le loro capacità di songwriting, allargando considerevolmente il loro seguito di fan.

Esce in questi giorni la loro ottava fatica discografica, intitolata Earth Blues. Un album che prosegue sulla strada già battuta in passato da Amott e compagni: granitico stoner rock fuso con melodie e tessiture tipiche dell’hard rock anni ’70. Da segnalare anche la versione doppio cd, con il nuovo album accompagnato da un secondo cd con otto classici degli Spiritual Beggars registrati dal vivo nel 2010.

Wise as a Serpent apre le danze con un incalzante ritmo figlio dei Deep Purple, condito da uno scoppiettante assolo di chitarra. Turn the Tide è costruita su un ottimo riff e una ritmica massiccia, perfetto terreno di movimento per la potente voce del cantante Apollo Papathanasio, entrato in line up solo pochi anni fa con il precedente album in studio Return to Zero, datato 2010.

Sweet Magic Pain si muove su un grasso riff che si apre in una soluzione ritmica più lenta, dove l’organo è il vero protagonista. Un altro buon brano di un disco fin qui di ottimo livello. Si prosegue con Hello Sorrow, che inizia con una lenta introduzione che sfocia in una altro brano Purpleiano di facile ascolto. Con One Man’s Curs si torna a macinare pesantezza, specie nella ritmica delle strofe, un concentrato di potenza e dinamica. Ottimi gli assoli di piano e chitarra che si intrecciano nella parte centrale del brano.

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Michael Amott (foto via: en.wikipedia.org)

Dreamer è il brano più lento del disco, dove umori blues e classic rock si fondono con un tocco di psichedelia. Michael Amott mostra ancora una volta le sue capacità con la sei corde, soprattutto nello splendido assolo che rappresenta il culmine di un gran finale in crescendo. Too Old to Die Young è un altro brano hard-stoner in perfetto stile Spiritual Beggars, composto da due parti distinte: la prima è un macigno che rotola da una scarpata, mentre la seconda è costituita da un arpeggio delicato sopra un tappeto di organo, prima di un finale che torna a premere il piede sull’acceleratore.

La cadenzata e pesante Kingmaker precede Road to Madness, uno dei brani migliori del lotto dove la chitarra di Michael Amott è ancora una volta la protagonista indiscussa con spettacolari riffoni e ritmiche trascinanti e grasse. Si prosegue quindi con Ead End Town, un breve brano incentrato su una ritmica orecchiabile, prima di Freedom Song una bordata notevole in perfetta linea con le linee guida generali di Earth Blues. Conclude il disco la cadenzata Legends Collapse, dal lungo finale strumentale.

Earth Blues è senza dubbio un disco che farà felici i fan degli Spiritual Beggars: un hard stoner con pesanti venature 70’s, caratterizzato da riff di facile assimilazione e da un maestoso organo di sottofondo che amalgama alla perfezione le tessiture ritmiche di un Michael Amott in grande spolvero, soprattutto nei numerosi precisi assoli. Earth Blues si pone quindi come continuatore di un sound che gli Spiritual Beggars stanno portando avanti con costanza e impegno da ormai venti anni. Non sarà certo il disco che cambia la storia dell’hard rock, ma questo nuova produzione degli Spiritual Beggars accontenterà un po’ tutti, sia i fedelissimi delle sonorità degli anni ’70, sia coloro i quali cercano un tocco di modernità e pesantezza in più rispetto ai canoni dell’hard rock e dell’heavy metal.

Alberto Staiz

Foto homepage: musicmp3spb.org

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