Spiagge italiane ai privati per 90 anni

Di Benedetta Rutigliano

Giulio Tremonti

ROMA- Gradi Celsius a parte, settimana molto calda per le spiagge italiane: un paio di giorni fa, infatti, il Consiglio dei Ministri ha inserito una norma nel decreto sviluppo, che svenderebbe le spiagge italiane ai privati per i prossimi 90 anni. Tutto ciò che è terreno su cui insistono gli insediamenti turistici (chioschi, strutture ricettive sulla spiaggia) sarà sottoposto a un diritto di superficie di quasi un secolo.

A dir poco immediata la reazione del WWF e delle associazioni ambientaliste, secondo le quali il decreto privatizzerebbe il patrimonio costiero cedendolo a pochi soggetti più ricchi, a scapito dell’intera cittadinanza. Con l’elevato rischio di un’ulteriore cementificazione delle già martoriate coste italiane, trasformate in vere e proprie cittadelle, con negozi, ristoranti, palestre e centri benessere.

Ora anche la Commissione europea si allarma, dichiarandosi molto sorpresa “perché il provvedimento non sarebbe conforme con le regole del mercato unico europeo“: parole di Chantal Hughes, portavoce del commissario al Mercato interno Michel Barnier.

La Commissione richiede chiarimenti su un testo che ancora non è stato inviato, il segnale di allarme deriva infatti per ora dalle notizie stampa: la Huges ricorda che già il 29 gennaio 2009 e il 5 maggio 2010 la Commissione aveva già inviato due lettere di “messa in mora”, il primo passo della procedura di infrazione, sulla questione delle concessioni ai privati di spazi pubblici come le spiagge e per le piazze per i mercati. Secondo le norme Ue, infatti, “le concessioni devono avere una durata appropriata e alla fine del periodo limitato deve essere garantita l’apertura alla concorrenza“.

Bruxelles già contestava all’Italia il rinnovo automatico degli affitti degli stabilimenti balneari per sei anni, senza procedere con il sistema delle aste: la questione è infatti regolata dall’articolo 12 della direttiva Bolkestein del 2006, secondo cui le concessioni devono essere rilasciate “per una durata limitata adeguata e non possono prevedere la procedura di rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami”.

Per il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo però “non si tratta affatto di una svendita“. “Non abbiamo assolutamente regalato le spiagge ai privati. Abbiamo fatto una norma di tutela del nostro territorio per evitare che vengano a occupare le nostre spiagge imprese straniere laddove abbiamo una tradizione e una presenza storica di operatori italiani”, dichiara a margine delle Giornate di studio del Gruppo del Ppe al Parlamento Europeo in corso a Palermo.

Una spiaggia italiana ricoperta da ombrelloni

Interessante la reazione del responsabile Ambiente e Territorio dell’Italia dei Valori, Paolo Brutti, che liquida il ministro Tremonti e la privatizzazione delle spiagge definendolo “liberista delle mie infradito”. “Concedere per 90 anni un bene demaniale corrisponde a una sostanziale vendita. In questo modo si rischia di affidare il bene di tutti a concessionari poco attenti e motivati. La concessione delle spiagge va rimessa in gara ogni 7-9 anni, con bando aperto a tutti, e se il diritto passa di mano non casca il mondo perché il subentrante pagherà i lavori e gli ammodernamenti effettuati da chi lo ha preceduto. Non ci sono rischi”

Previdente Mina, negli anni Sessanta, con “Stessa spiaggia, stesso mare”: il rischio di appropriazione dei privati di un bene demaniale pubblico per quasi un secolo sembra divenire realtà.             

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