Spettatori italiani al cinema, ecco numeri e retroscena

La Digital Monitor ha effettuato un’approfondita ricerca sul rapporto fra cinema e popolazione, con l’obiettivo di esprimere a chiare cifre le abitudini del pubblico italiano in merito al consumo filmico, tanto al cinema quanto in televisione. I risultati dicono che i 120 milioni di biglietti staccati lo scorso anno provengono da 27 milioni di persone, mentre il 47% della popolazione non si è mai recato in sala. Dei 27 milioni di utenti, più della metà (56%) è andato al cinema 1-4 volte e solo il 6% tra le 15 e le 20. In altre parole, due terzi dei biglietti venduti provengono dal 40% degli spettatori totali, segno che le offerte della sala vengono raccolte da un numero molto ristretto di persone (21% della popolazione). Ed è questa cerchia a mantenere stabile il mercato. La fascia sensibile è però quella intermedia, che si reca in sala tra le 5 e le 14 volte. Trattasi di 9 milioni di individui, pubblico abitudinario che potrebbe dare un’impennata notevole agli introiti annuali recandosi al cinema soltanto un paio di volte in più a stagione.

Per quanto riguarda la percentuale di “disinteressati” che nel 2010 non ha mai messo piede in sala, la maggioranza ha praticamente abolito il cinema dal proprio elenco passatempi essenzialmente per una questione di costi e comodità: non vi si reca da più di 5 anni e preferisce vedere film in televisione. Solo al 25% della popolazione il cinema non interessa affatto, in nessuna salsa e su alcuno schermo, grande o piccolo che sia. Invece, il numero di italiani che pur non recandosi in sala guarda almeno un film al giorno alla televisione è decisamente alto: ecco il segmento di fruitori audiovisivi su cui la distribuzione dovrebbe concentrarsi per incrementare il numero di clienti.

A spingere in sala il pubblico sono principalmente trailer e consigli di amici. Solo la ristretta fascia di cineconsumatori più interessati si affida a recensioni di quotidiani, riviste specializzate e al nome dell’autore.

Il quadro è sostanzialmente chiaro: in Italia si ha un mercato in mano a pochi cinefili e cineabitudinari, il cui numero cresce di anno in anno mentre la fascia “intermedia” di spettatori – la maggior fetta di pubblico totale – tende al calo. Le proiezioni assicurano stabilità se non addirittura lievissima crescita, ma l’obiettivo degli addetti ai lavori va individuato nell’ampia percentuale di popolazione che consuma con costanza i film nella quiete domestica. Dalla poltrona della tv a quella del cinema il passo è breve e vale sforzi e costi, ma per ricordarlo servono adeguati strumenti di persuasione.

Mathias Falcone

 

 

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