Speriamo nel Vesuvio: il nome razzista di una pizza in Liguria

Speriamo nel Vesuvio: è il nome razzista che il gestore di un locale ha dato a una delle sue pizze, facendo esplodere polemiche dalla Liguria alla Campania

Il menù contenente il nome razzista della pizza (Fonte foto: www.ilmattino.it)

Il menù contenente il nome razzista della pizza (Fonte foto: www.ilmattino.it)

Alcuni definiscono l’Italia come un paese di vecchi, altri di ignoranti. Molti la definiscono patria di poeti e grandi artisti. Ma ancora nessuno l’aveva definita come un paese di razzisti. Definizione che, purtroppo, sembra calzare a pennello se si va a leggere il menù di una pizzeria di Loano, in provincia di Savona, in Liguria, sul quale compare in bella mostra il nome di una pizza razzistaSperiamo nel Vesuvio.

E’ POLEMICA – Inutile dire che, quando ci è accorti del nome razzista di questa specialità culinaria e napoletana qual è la pizza, si è scatenato un fiume di polemiche. Il proprietario del ristorante con il menù contenente il nome della pizza razzista, Speriamo nel Vesuvio si chiama Yuri Pastore e, quando si è reso conto delle polemiche che il nome della pizza ha suscitato in rete, ha subito affermato che la moglie ha i nonni di Amalfi e di Maiori e che, quindi, non voleva offendere nessuno. Un po’ come Umberto Bossi  che è sposato con una donna, Manuela Marrone, che ha il padre siciliano e la madre lombarda.

La pizza Speriamo nel Vesuvio è farcita con prosciutto crudo, stracchino e rucola. La foto del menù con il nome della pizza è stata postata su Facebook da un cliente del locale che, certo, non pensava di causare l’onda lunga di polemiche che ne è seguita, dalla Liguria alla Campania.

I NOMI STRAVAGANTI DELLE PIZZE DEL LOCALE LIGURE – Secondo il gestore, il nome razzista della pizza Speriamo nel Vesuvio voleva essere una trovata da ridere, infatti dichiara: «L’ho fatto per sdrammatizzare: sentivo alla televisione studiosi che sostenevano che il vulcano era pronto ad eruttare. Ecco allora che mi sono inventato quel nome. Prima si chiamava Principessa in onore della Regina Margherita. Ma ci sono altri nomi fantasiosi nel nostro menù: pizza Pistorius, Noisconsigliamo, Sonoinmezzoadunastrada».

(Fonte foto: www.fornipizzeria.com)

(Fonte foto: www.fornipizzeria.com)

LA “TRISTE” TROVATA – In ogni caso la trovata scherzosa non è piaciuta a nessuno, tanto che lo stesso Yuri Pastore afferma: «Continuo a ricevere telefonate da tutta Napoli e mi spiace. Non volevo offendere proprio nessuno».

La sua “trovata”, però, rischia di fargli perdere un bel po’ di clienti, visto che  persino il Movimento Neoborbonico – movimento culturale nato per ricostruire la storia del Sud e con essa l’orgoglio di essere meridionali – invita «i tanti napoletani o meridionali presenti in zona ad evitare di frequentare quel locale o di scegliere Loano come destinazione turistica». Il movimento, inoltre, chiede «un intervento e una sanzione da parte delle autorità preposte per l’utilizzo di un linguaggio offensivo e che, usato diffusamente soprattutto negli stadi, diffonde una ideologia impregnata di razzismo verso un’intera e non colpevole popolazione».

Persino il sindaco di Loano, Luigi Pignocca, prende le distanze da Yuri Pastore e il suo locale: «Loano non è una città razzista. Voglio precisare che la comunità che rappresento è composta da tantissimi loanesi che sono figli e nipoti di immigrati provenienti dal sud Italia. Sono famiglie che hanno contribuito alla crescita di Loano e che oggi dimostrano la stessa disponibilità nei confronti dei nuovi immigrati provenienti da tutto il mondo. Inclusione e diversità sono valori che ogni giorno cerchiamo di trasmettere ai nostri figli. Mi scuso con tutti coloro che hanno letto nel nome della pizza una espressione di razzismo verso i napoletani e più in generale verso il sud d’Italia».

Mariangela Campo

@MariCampo81

 

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