Roma – Anche in tema salute in arrivo una novità per il decreto sulla spending review in fatto di farmaci: dopo le polemiche dei medici e dell’industria farmaceutica per l’obbligo di indicare sulla ricetta il solo principio generico, e non il nome del prodotto e della casa farmaceutica produttrice, il governo si è visto costretto a modificare il testo del maxiemendamento sui tagli alla spesa pubblica.
Secondo la modifica apportata, il medico dovrà sì indicare obbligatoriamente il nome del principio attivo sulla ricetta, conservando però anche la possibilità di indicare uno specifico farmaco, contenente la stessa molecola attiva, qualora lo ritenesse necessario. Affinchè la prescrizione risulti però davvero vincolante per il farmacista, dovrà essere aggiunta una «sintetica motivazione obbligatoria» a determinazione di un principio di non sostituibilità del farmaco.

In particolare, questo vale per la prima ricetta di un paziente in cura per patologie croniche o non; per i malati cronici già in terapia invece, verrà mantenuta la prescrizione già effettuata prima di questo cambiamento.
Se il Ministro della Salute Renato Balduzzi si dichiara soddisfatto perché «per la prima volta si parla esplicitamente del cosiddetto principio attivo, consentendo di dire che finalmente la battaglia del farmaco equivalente è una battaglia che può essere considerata consolidata nel nostro Paese» – aggiungendo poi che tutto questo risulta possibile «senza che venga meno la responsabilità del medico e salvaguardando contemporaneamente il cittadino, l’industria e il medico» – l’associazione dei medici di famiglia definisce la norma «peggiorativa».
Concorde con la posizione del ministero quella di Giorgio Foresti – presidente di Assogenerici – che ribadisce l’importanza primaria del farmaco in sè a prescinedere dalla casa produttrice: «è il principio attivo a curare, non la marca».
Giulia Dell’Uomo
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