Spagna, legge anti protesta: è criminalizzazione del dissenso?

Riforma sull'ordine pubblico

Il ministro dell’Interno spagnolo, Jorge Fernandez Diaz

In Spagna ormai, per il governo di Mariano Rajoy, non è più sufficiente applicare tutte le direttive arrivate da Bruxelles, che danno priorità al pagamento del piano di salvataggio bancario, con conseguenze come il taglio delle spese pubbliche previste per l’educazione, la sanità e le pensioni. Manca ancora una mossa: la riforma sull’ordine pubblico, che il Partido Popular (Pp) ha presentato lo scorso mese, ma della quale  già si stava discutendo dal momento in cui sono aumentate notevolmente le proteste e le manifestazioni di dissenso. La nuova riforma ha superato già le prime votazioni e, con numerose modifiche, è stata approvata dal Consiglio dei Ministri. Ora si aspetta un lungo iter parlamentare, ma l’esecutivo prevede che sarà effettiva nel corso del primo trimestre del 2014. In Spagna si è aperto un periodo di critiche, polemiche e una forte opposizione alla nuova legge, in attesa dell’approvazione della stessa, già da molti rinominata “legge bavaglio”.

 SANZIONI – La riforma della legge sull’ordine e la sicurezza pubblica in Spagna si sostituisce alla precedente normativa approvata nel 1992, nota come “legge Corcuera”, e introduce sedici nuovi articoli e fino a trentadue sanzioni pecuniarie nuove. Il Ministero degli Interni spagnolo, incaricato della redazione della legge, individua sette tipi di reati molto gravi punibili con multe da 30mila fino a 600mila euro. Disciplina inoltre trentuno tipi di gravi reati per i quali sono previste multe da mille a 30mila euro, e venti reati minori punibili con multe da cento a mille euro. Tra i reati classificati come molto gravi figurano le proteste non autorizzate o proibite in determinate infrastrutture meritevoli di una particolare  tutela della sicurezza – aeroporti e le centrali nucleari – le manifestazioni vietate in campagna elettorale o l’uso di dispositivi a raggi laser al fine di limitare la visibilità di macchinisti o piloti. Allo stesso modo, la commissione di tre reati gravi entro due anni prevede una sanzione molto grave.

L’ARCHIVIO DEI CRIMINALI – Tra i comportamenti considerati dalla nuova normativa come reati gravi vi sono inoltre l’uso di cappucci, caschi o quant’altro atto a impedire il riconoscimento dei singoli individui all’interno di un corteo pubblico, le manifestazioni di fronte al Parlamento, il Senato o le Commissioni Legislative delle Comunità Autonome, così come le offese o gli insulti alla Nazione, alla simbologia nazionale o alle Forze dell’Ordine. Saranno infrazioni punite con un massimo di 1.000 euro l’installazione di tende da campeggio nelle zone pubbliche, il gioco del calcio o qualsiasi altra attività sportiva svolta per le strade pubbliche o lo smarrimento della Carta d’Identità per tre o più volte nel corso di un quinquennio. Anche questa volta, dalla commissione di tre reati minori in due anni può derivare la comminazione di una sanzione grave. Il ministro dell’Interno, Jorge Fernandez Diaz, prevede la creazione di un archivio nel quale saranno registrate le persone che commettono violazioni del regolamento, per prendere atto della recidività dei soggetti al momento di stabilire l’importo delle multe da imporre.

spagna

Uno studente spagnolo fermto dalla polizia

DIRITTO AMMINISTRATRIVO COME STRUMENTO DI CRIMINALIZZAZIONE DELLE PROTESTE – I punti sui quali si basa la nuova proposta di riforma, prevedono, oltre che nuove sanzioni, anche nuovi divieti per la cittadinanza in Spagna, ma la questione che più richiama l’attenzione è rappresentata dal fatto che non ci si trovi in campo giurisdizionale. La nuova legislazione introduce infatti sanzioni amministrative per  nuovi comportamenti sanzionabili che precedentemente non costituivano un illecito, cioè non previsti dal codice penale e dunque non punibili dai tribunali. Vengono inoltre depenalizzate alcune infrazioni che con la nuova legge passano a essere materia amministrativa, vale a dire che è la stessa amministrazione a imporre le sanzioni senza la necessità di passare per i tribunali. Questo dipenderà dalla discrezionalità dei poteri amministrativi, forze di polizia in primis. In tal senso, il governo converte in illeciti amministrativi alcuni dei nuovi mezzi di protesta e di divulgazione di essa, che sono cresciuti negli ultimi anni a causa dell’aumento della conflittualità tra cittadinanza e poteri politici e del sempre maggior disagio sociale.

GLI INDIGNADOS – La nuova riforma descrive le proteste come “la comparsa di nuovi comportamenti violenti e antisociali”, e spinge per la criminalizzazione di movimenti sociali in Spagna come gli Indignados, i quali si sono contraddistinti invece proprio per il comportamento pacifico e la disobbedienza civile. Saranno inoltre punite manifestazioni come quella indetta dal movimento “25-S”, che mirava a circondare il Parlamento, o azioni degli “escraches” – proteste sotto i domicili dei politici – di cui si è resa protagonista la  Piattaforma dei colpiti da Ipoteca (Pah). Saranno altresì limitate le riprese video delle azioni della polizia, con il pretesto di proteggere l’integrità fisica e morale degli agenti, ma quello che nella realtà si constatata è un forte aumento, soprattutto in questi ultimi mesi, degli abusi che molti cittadini hanno subito da parte delle Forze dell’Ordine.

UNA NORMATIVA REPRESSIVA E IDEOLOGICA – Molte formazioni politiche, giudiziarie e sindacaliste credono che questa riforma non assicuri totalmente i diritti fondamentali di manifestazione, riunione o libertà d’espressione affermati nella Costituzione e, pertanto, si considera come una normativa repressiva e ideologica che cerca la pericolosa involuzione a epoche antidemocratiche. L’opposizione è convinta che la “legge bavaglio” è un nuovo strumento del governo conservatore per trasformare il cittadino in nemico e mettere a tacere le voci di protesta sociale. Inoltre, da numerosi settori della popolazione spagnolae attraverso la rete, sono arrivate critiche contro la nuova legislazione, alcune delle quali accusano il governo di tentare di raccogliere fondi mediante sanzioni. Altre vanno aldilà e dichiarano come si tratta di una vera mancanza di garanzia democratica da parte dello Stato.

Riforma sull'ordine pubblico

Cartellone di Greenpeace contro la riforma sull’ordine pubblico

SANZIONI SPROPORZIONATE – Come mai è possibile che in uno dei Paesi con l’indice di criminalità più basso d’Europa, dove le proteste sociali sono tutt’altro che violente malgrado la grave situazione di povertà che soffre la cittadinanza – con più di sei milioni di disoccupati – si stiano emanando leggi punitive di questo genere? E’ giusto allora utilizzare i meccanismi burocratici per permettere alla pubblica amministrazione, e dunque ai poteri di governo, di comminare lei stessa sanzioni (aggirando di fatto il giudice ordinario), applicando anche sanzioni sproporzionate con il fine principale della repressione delle manifestazioni di dissenso? Bisogna far notare che, oltre alla crisi, se in Spagna c’è un vero problema che preoccupa i cittadini è quello della crescente corruzione, che affligge l’elite politica ed economica del Paese. Se ciò non bastasse, finora  lo Stato spagnolo ha devoluto alle banche fallite duecentoquarnatsei miliardi di euro provenienti dalle casse pubbliche, denaro  che ha dovuto prendere in prestito dalla Comunità Europea, con effetti che risultano devastanti per l’economia dell’intera popolazione.

SICUREZZA – La sicurezza dei cittadini, e pertanto la tutela dell’ordine pubblico, si deve misurare a partire da una prospettiva sociale come avere una sanità pubblica, un’educazione di qualità o una garanzia per le pensioni. Fare una legge per sanzionare le proteste sociali che disturbano i politici, decisamente no.

Sandra Alvarez

Foto: greenpeace.org

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