Spagna: ‘Indipendenza!’, il grido sempre più forte della Catalogna lanciato a Madrid

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Spagna: ‘Indipendenza!’. Il grido sempre più forte della Catalogna lanciato a Madrid

È dall’11 settembre del 1714, anno in cui la Catalogna perse la propria indipendenza cadendo sotto la sovranità borbonica castigliana, che i catalani reclamano la loro libertà, in quanto, durante questi trecento anni di storia, questa è stata sottomessa alle direttrici di Madrid. Per dimostrarlo, lo scorso 11 settembre – festa nazionale della Catalogna per ricordare quella caduta nella Guerra di Successione del 1714 – migliaia di persone hanno formato una catena umana lunga quattrocento chilometri, sostenendo così l’iniziativa popolare per una “via catalana internazionale a favore dell’ indipendenza”.

Oggi, con più forza che mai, in uno scenario di crisi economica e politica, risorge il sentimento indipendentista catalano e da Barcellona si invia un forte segnale alla nazione per chiedere soltanto il diritto a decidere. Infatti, la Spagna è stata sempre lontana dall’avere un’unità nazionale, e le numerose condizioni storiche della penisola iberica rimarcano tuttora le multiple culture e popoli che hanno dato vita a diverse identità, con differenti lingue e costumi, nonostante le abbiano volute amalgamare con la forza, soprattutto nei quaranta anni della dittatura franchista. Durante tale drammatico periodo,  era proibito scrivere e parlare in catalano, basco o galiziano, in un tentativo di violenta omogeneizzazione della società.

Quando nel 1975 morì Franco, gli spagnoli cominciarono a gestire la propria libertà, ancora una volta, sotto il manto della transizione ed il mandato di un re borbonico. Si scrisse così la Costituzione del 1978, all’interno della quale – articolo due – si riaffermava “l’indissolubile unità della patria” che l’esercito deve garantire, creando di fatto una sorta di  pseudo federalismo centralizzato, cioè le comunità autonome. Le conseguenze, che ancora si fanno sentire, sono, in primo luogo, una cultura politica devastata ed incapace di convivere con altre realtà culturali, e in secondo luogo, la più pericolosa: una identità nazionale spagnola legata alla destra ideologica, incluso la più estrema, che soffre una furibonda nostalgia per la dittatura del Generalissimo ed impedisce l’intendimento e la cooperazione, nel caso specifico, tra la Catalogna ed il potere centrale statale.

In questi ultimi anni, principalmente dai governi del Partido Popular – centrodestra – e tanto tramite le istituzioni pubbliche quanto la giustizia o i grandi mezzi di comunicazione, è stata svolta una campagna anti-catalana, riempiendo di preconcetti la già debole concezione politica spagnola. Affermazioni come quella secondo cui i catalani sottrarrebbero denaro dalle casse madrilene – quando in realtà, essendo la più ricca, la Catalogna è la regione europea più tassata, con un deficit fiscale del 9,76% del Pil che va ad incrementare le finanze di Madrid – o quella che asserisce che l’intera nazione “si romperebbe” se i catalani ottenessero l’indipendenza. O ancora  l’utilizzo dell’appellativo “polacchi”, usato in modo dispregiativo per segnalare il popolo catalano, sono solo qualche esempio dell’atteggiamento spagnolo verso tutto quello che è diverso. In questo senso, aldilà della rivalità calcistica tra il Real Madrid e il Barcellona, il vero antagonismo è tra una maggioranza oppressiva ed un popolo oppresso, che si è coeso per rivendicare il diritto ad un’autonomia territoriale, economica e culturale, da ottenere mediante un processo democratico e pacifico.

Effettivamente la società catalana indipendentista, che vuole difendere la propria lingua e cultura dall’ingerenza spagnola, riunisce un ampio spettro ideologico che va dall’alta borghesia fino alla sinistra più rivoluzionaria. Perciò, quello accaduto giorni fa a Montecitorio, dove un rappresentante della Lega Nord ha esibito una maglietta raffigurante la bandiera della Catalogna (tra l’altro ispirata alla bandiera della rivoluzione cubana) è una dimostrazione di ignoranza. È importante segnalare a riguardo infatti, che i catalani hanno la loro storia, la loro lingua, la loro cultura ma sono stati sempre un popolo accogliente, bilingue e di convivenza civica, che non ha niente a che spartire con un movimento xenofobo e le cui ragioni dell’indipendentismo si ricollegano a motivi principalmente, se non prettamente, economici.

La Catalogna si sente sempre più legittimata nel chiedere l’indipendenza. Infatti, secondo l’ultimo sondaggio dell’Osservatorio MyWord per la catena radiofonica Ser sull’intenzione elettorale dei catalani, si riporta come un 80,5% della popolazione sarebbe a favore di un referendum  sull’indipendenza dell’attuale regione dalla Spagna, un 50,2% voterebbe a favore dell’indipendenza catalana, a fronte di un 24,2% di contrari, un 15% di indecisi ed un 7,7% che non andrebbe a votare. Tale referendum sarà proposto per il 2014. Nel frattempo, le relazioni tra Barcellona e Madrid sono più tese e i negoziati non arrivano in nessun caso ad una soluzione comune.

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Spagna: ‘Indipendenza!’, il grido sempre più forte della Catalogna lanciato a Madrid

Per di più, oltre alle risposte negative da parte del governo di Mariano Rajoy – il quale, facendo appello all’unità nazionale, ne approfitta per spostare l’interesse pubblico sull’argomento dell’indipendenza, distogliendolo così dal recente scandalo dovuto alla scoperta della trama di corruzione che da anni opera all’interno del suo partito – e al confronto costante con i mass media, le autorità catalane devono fare fronte a un ostacolo in più: la possibilità che il Tribunale Costituzionale dichiari la consulta illegale – secondo la Costituzione, infatti, solo il governo centrale può convocare un referendum. Nel caso in cui questo accada ma il referendum abbia luogo ugualmente – tenendo conto che quasi il 60% dei catalani andrebbe a votare comunque – la Spagna può reagire in modi differenti: con un intervento militare, comunque impensabile in uno stato democratico, o molto più realisticamente, con il rifiuto delle conseguenze giuridiche del referendum da parte del governo centrale. La situazione al momento è aperta, quello che avverrà nei prossimi mesi è ancora una incognita.

L’unica sicurezza è costituita dal fatto che una consulta per la sovranità in Catalogna doterebbe il popolo catalano della solidità democratica necessaria ad affermare la propria indipendenza, sia unilateralmente che con la solidarietà del resto di Spagna. Analogamente a quanto successo nel Quebec o nella Groenlandia, la Catalogna reclama solo la libertà di esprimersi, attraverso le urne, sulla forma statale che si vuole dare al proprio territorio, come sancito dal principio all’autodeterminazione dei popoli, dal Patto sui diritti civili e politici del 1966, l’ordinamento internazionale tra i diritti degli individui.

Sandra Alvarez

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