Spagna in crisi. L’austerity e il teorema della coperta troppo corta

Manifesto di protesta contro i tagli

studentiper.it

Roma -Da sempre la storia dell’umanità è stata segnata da innumerevoli contrapposizioni: da quelle teoriche evidenziate dalla filosofia di Eraclito, sino al dualismo dei giorni nostri tra scienza e religione, passando per le innumerevoli rivalità sportive, artistiche e molto altro. Con l’avvento della corrente crisi economica al lungo elenco bisognerebbe aggiungere la forte contrapposizione che spesso si è sviluppata tra i cittadini ed i cosiddetti “mercati finanziari” con riferimento alla fiducia, da essi espressa, circa le possibilità di risoluzione della crisi finanziaria e di liquiditá. Tale sentimento, infatti, in molteplici Paesi dell’Eurozona (Grecia, Italia, Spagna) ha seguito logiche diametralmente opposte al variare della natura del soggetto considerato (cittadini o mercati). Il discorso in questione non può prescindere da analisi ad hoc circa il mediaticamente iperdiscusso concetto di spread e, soprattutto, il ruolo giocato dalla cosiddetta “austerity”.
Con il termine austerity si intendono le misure economiche volte ad aumentare le casse di uno Stato attraverso tagli alla spesa pubblica ed aumento della pressione fiscale, le quali risultano finalizzate essenzialmente a rassicurare gli investitori circa la capacità di un ente (nella fattispecie di uno Stato) di far fronte alle obbligazioni intraprese. Lo spread (indicatore relativo degli interessi pagati da uno Stato sulle obbligazioni sottoscritte) aumenta proprio nel momento in cui si diffonde sfiducia sui mercati circa la tenuta dell’economia di uno Stato. Pertanto si comprende come, perlomeno in linea teorica, le misure di austerity dovrebbero costituire un potente repellente dalle impennate dei tassi di interesse sui debiti statali. Il gioco sembrerebbe semplice e banale senza considerare l’altra faccia della medaglia, ovvero le reazioni delle famiglie a fronte di aumenti di imposte e tagli alle assunzioni pubbliche, le quali, per ovvie ragioni, non possono che risultare estremamente negative. La riduzione del potere d’acquisto che le manovre di austerità determinano hanno, infatti, scatentato nella quasi totalità degli Stati dell’Eurozona in cui esse hanno trovato applicazione, un forte malcontento popolare, sintomo di una mancanza di fiducia nella capacità delle istituzioni economiche e politiche di risolvere la crisi originata dai sub-prime ma estesasi a livello globale con un letale effetto domino. Dunque, cittadini e mercati appaiono segnati da logiche contrapposte e tutto ciò incalza un dibattito generale (il quale coinvolge vari Premi Nobel e rilevanti opinion leadership in ambito economico) circa l’utilità della politica economica di austerity.
Le vicende spagnole di questi giorni non rappresentano che l’ultimo episodio inerente tale dualismo e non fanno che accrescere dubbi circa la capacità dell’austerity di ricostituire un clima di fiducia generalizzata. Esattamente una settimana fa il Premier spagnolo Mariano Rajoy varava una manovra di 65 miliardi segnata da aumento dell’IVA sino al 21%, annullamento delle tredicesime, tagli ad assunzioni e remunerazioni dei dipendenti statali.  L’obiettivo di contrastare il vertiginoso acuirsi dello spread si è scontrato con le inevitabili quanto forti proteste popolari. Manifestazioni di malcontento tuttora divampano nei principali centri della Spagna e, in numerose lettere inviate da comuni cittadini ai principali giornali spagnoli, viene palesata una fortissima preoccupazione ed una profonda delusione attorno all’operato di Rajoy.

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Il Premier Rajoy

Il Premier Rajoy

Descrivendo la situazione con linguaggio metaforico, è come se per resistere ad un agghiacciante gelo (dimenticando per un attimo la realtà dell’afa di Caronte e Minosse) ci si volesse coprire con un plaid di dimensioni ridotte. Si possono proteggere i piedi lasciando scoperto il capo, o viceversa, ma la sensazione di freddo non viene eliminata in tal modo. Risolvere il problema è necessario, in quanto non coprirsi significa ammalarsi gravamente ed, inoltre, si corre il rischio di trasmettere la malattia a chi è vicino. Una prima soluzione potrebbe essere cucire un pezzo aggiuntivo di coperta dando luogo ad una benefica “crescita” della coperta stessa. Eppure ciò non è semplice, bisogna essere degli ottimi sarti e ciò potrebbe non bastare. La speranza, allora, è quella che qualcuno interceda dall’altro, annullando il gelo e permettendo l’avvento del sole.
Non si può infatti sostenere un’unione monetaria lasciando che un importantissimo stato membro di essa, come la Spagna, si ritrovi ‹‹senza un soldo in cassa per i servizi pubblici›› (come ammesso dal suo stesso ministro del Bilancio, Cristobal Montoro), senza che a livello sovra-statale vi sia una reazione coesa e decisa in grado di evitare che ciò che nel decennio scorso veniva conclamato come un salvagente per gli Stati più deboli non finisca adesso per tramutarsi in una letale zavorra per gli stessi.

Matteo Scarano

Foto || lastampa.it; studentiper.it; cdn.blogosfere.it

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