Spagna, il governo chiede un maxi-rimborso ai contribuenti

Ana Pastor Julián, Ministro dei trasporti e delle opere pubbliche spagnolo (www.laregioninternacional.com)

Ana Pastor Julián, Ministro dei trasporti e delle opere pubbliche spagnolo (www.laregioninternacional.com)

Madrid – Il governo spagnolo chiede indietro i soldi ai propri cittadini. Nonostante la Spagna sia uno dei Paesi con il più forte tasso di crescita dell’Eurozona, sembra che i tempi duri non siano terminati e i cordoni della borsa siano ben stretti. Stavolta toccherà ai giovani spagnoli restituire un aiuto ricevuto per la loro “emancipazione”, in quanto caso sembra esser stato percepito illecitamente da molti di loro. Il problema per il governo è come recuperare queste somme.

REDDITO BASE PER L’EMANCIPAZIONE – Si chiama proprio “Renta basica de emancipación” quel contributo ai giovani spagnoli tra i 22 e i 30 anni che è stato concesso per diversi anni dal governo per permettere ai ragazzi di abbandonare il nido familiare e crearsene uno proprio. Si trattava di una serie di contributi a cittadini che non superassero un reddito lordo annuo di 22 mila euro.  Questa fu di fatto una misura adatta al contesto visto che il prezzo medio delle case spagnole crebbe in media del 150% dal 1998 al 2005.

LA NASCITA E LA FINE DI UNA MANOVRA CRITICATA – La misura è nata nel 2007 in tempi in cui il Primo Ministro José Luis Zapatero vantava di aver superato l’economia italiana, pochi mesi prima che la bolla immobiliare scoppiasse e facesse crollare il sogno spagnolo fondato sul cemento.  Entrato in vigore il primo gennaio 2008 per aumentare le possibilità economiche dei giovani di affittare una casa propria, il provvedimento venne presto criticato da chi voleva un’estensione del contributo a tutte le età. Si partì con 210 euro al mese di contributo, ridotti a 147 e per un massimo di quattro anni già nel 2012. Nello stesso anno furono approvati micro-crediti senza interessi per un massimo di 600 euro al mese.

I CASI SOSPETTI – Dal 9 maggio 2013 il governo del Partito Popolare riuscì a cancellare il reddito di emancipazione.  Ufficialmente l’aiuto pubblico fu sospeso e non annullato. Di questi giorni è la notizia che molti avrebbero approfittato di questi aiuti pur non avendone i requisiti. Il Ministero dei trasporti e delle opere pubbliche reclama con forza il rientro di quelle somme indebitamente percepite dai contribuenti. Solo in Catalogna, una delle regioni più virtuose, le lettere inviate dal governo sono 6000. Il governo può però solo reclamare a voce le somme concesse in quanto la competenza dell’applicazione di questa misura nazionale è completamente regionale; spetta dunque alle regioni far rispettare la legge nazionale attualmente sospesa. Insomma un paradosso tutto spagnolo in un Paese che resta senza governo dal 20 dicembre 2015 con la matassa indipendentista catalana che domina il dibattito pubblico e per la quale non si intravedono soluzioni immediate.

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