Spagna, il futuro senza monarchia di un Paese spaccato in due

Le sorti della monarchia in Spagna dopo l'abdicazione di Juan Carlos

spagnaIl 22 novembre 1975 in Spagna veniva incoronato, dopo la fine della dittatura di Francisco Franco, il giovane  Juan Carlos Alfonso Vittorio Maria de Borbon y Borbon Das Sicilias. Ma è di pochi giorni fa la notizia che in pochissime ore ha fatto il giro di tutto il mondo lasciando perplessi in tanti: il Re Juan Carlos ha deciso di abdicare. A darne immediatamente conferma è stato  il primo ministro, Mariano Rajoy,  il quale non ha mancato di elogiare quanto fatto fin ora dal Re per il suo Paese, ora pronto a passare sotto la guida del figlio quarantacinquenne Felipe.

UNA MONARCHIA CONTRADDITTORIA – Senza dubbio non sono state poche le insidie che in questi trentanove anni la famiglia reale di Spagna ha dovuto abilmente fronteggiare. Correva l’anno 1981 quando  il colonnello Antonio Tejero mise in atto un colpo di Stato facendo irrompere degli uomini armati, tutti appartenenti all’esercito, all’interno del Congresso dei deputati. Ma il golpe, che nascendo in seguito ad una grave crisi vissuta dal governo ostacolò inizialmente l’entrata del Paese nell’allora Comunità Economica Europea perché giudicato un grave atto terroristico, non ebbe successo. Poi, ancora, le battute di caccia in Africa a cui il Re partecipò proprio nel periodo in cui la crisi economica premeva come un macigno sulle teste degli spagnoli o le numerosi amanti ospitate nel suo yacht mai viste dall’opinione pubblica di buon occhio. Molto probabilmente però  la vicenda che più ha contribuito a trascinare al centro di una bufera mediatica  i regnanti è stato il processo che ha visto imputati, lo scorso gennaio, la figlia Cristina di Borbone ed il marito Inaki Urdangarin. I due sono stati accusati di riciclaggio di fondi pubblici, destinati all’associazione sportiva Noos, per un valore di sei milioni di euro.

GLI SCENARI – E così, durante il discorso alla Nazione, Juan Carlos ha dichiarato che è il momento adatto affinché una generazione più giovane vada avanti rinnovando le sue intenzioni di abdicare e confermando, inoltre, che il figlio Felipe è in possesso delle  caratteristiche necessarie, quali stabilità e maturità, per poter assolvere ai suoi doveri e aprire una nuova fase. Quali sono le prospettive ad oggi in Spagna? Quali saranno i probabili scenari a cui si assisterà? Non mancano, proprio da parte del popolo, le reazioni a quanto accaduto.

spagnaW IL RE – A parlare sono i repubblicani e lo fanno a gran voce: si fanno sentire a colpi di slogan sui social network e, scendendo a migliaia  lungo le strade e nelle piazze, chiedono  un referendum. I cittadini  devono  avare la possibilità di scegliere tra monarchia parlamentare e repubblica. Una ipotesi che, attualmente, viene esclusa  da Rajoy che indica come la Costituzione non lo preveda. Bisognerebbe quindi, continua il Premier, procedere prima di tutto con una riforma della stessa Magna Carta. Si dimentica però un piccolo, si fa per dire, dettaglio.  Affinché il referendum in favore di una forma di governo repubblicana passi in Parlamento occorrono i voti ma il problema sorge nell’attimo  in cui ci si rende conto del fatto che nelle Cortei Generali spagnole i partiti che detengono il maggior numero di seggi sono i socialisti e i popolari ed entrambi sono a favore del proseguimento della forma monarchica.

IL FUTURO DELLA MONARCHIA – Le manifestazioni però, che dalla capitale si spostano anche nelle altre regioni, non si fermano nonostante si sia già indicativamente stabilito, per il prossimo 24 giugno, il giuramento dinanzi al Parlamento riunito di Felipe VI. Certamente per il Paese questa sarà un’estate ricca di cambiamenti incentrati sulle sorti della Zarzuela, probabilmente da tempo desiderati dalla maggior parte degli spagnoli.

Federica Russo

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