Spagna, il controesodo degli immigrati e non solo

Statistiche della contro emigrazione

La crisi economica che da quasi cinque anni imperversa in tutta Europa verrà certamente ricordata come un vero e proprio spartiacque nella storia moderna del Vecchio Continente o anche come il ritorno a tendenze che sembravano ormai dimenticate. Una delle dinamiche che si sono ripresentate a causa della crisi sono i cicli migratori dall’Europa verso altri Paesi, non solo industrializzati, ma anche verso quelli che negli ultimi dieci anni hanno conosciuto sviluppo e crescita economica rimarchevoli. Altro parametro peculiare è che la migrazione è in atto soprattutto tra i più giovani, laureati con profili di studio e formazione elevati che non trovano più spazio nel mercato del lavoro del loro Paese.

Particolare quello che sta accadendo in Spagna. Dal 1997 al 2007 1,5 milioni di latino americani hanno creato un’ondata di emigrazione verso la Spagna, per cercare fortuna e maggiori possibilità. La penisola iberica infatti, solo qualche anno fa, godeva di tassi di crescita consistenti e sembrava poter garantire lavoro a tutti gli immigranti, oltre che agli stessi spagnoli. Ora che la Spagna soffre un grave dissesto economico, ed è attanagliata dalla disoccupazione, si sta assistendo a un controesodo: molti immigrati ritornano nei loro Paesi facendo registrare tassi di crescita importanti e, conseguentemente, anche maggiori possibilità di lavoro. Dalle statistiche spagnole emergono dati interessanti: 20 mila colombiani e 40 mila ecuadoregni hanno lasciato la Spagna nel 2011 e la tendenza non sembra essersi fermata.

Uno dei mercati che ha trainato la crescita economica spagnola dagli inizi del 2000  fino al 2007 è stato il mercato edilizio, che ha attirato molti lavoratori da tutta l’America Latina. Ma dopo lo scoppio della bolla immobiliare molti di coloro che erano venuti a cercar fortuna si sono ritrovati senza lavoro. Paradossalmente gli stessi settori industriali che hanno subito il tracollo in Spagna e in gran parte d’Europa hanno fatto registrare tassi di crescita ragguardevoli nelle giovani economie oltreoceano, creando terreno fertile per il ritorno dei natii emigrati in Europa. Le cose non cambiano per i neo laureati di origine straniera. In molti hanno concluso interi cicli universitari nelle università spagnole o europee con la speranza poi di trovare più facilmente lavoro in settori ad alto capitale intellettuale. Ma le cose si sono dimostrate anche in questo caso molto negative, con la maggior parte della forza lavoro ad alto profilo formativo costretti in lavori non confacenti ai loro titoli. Ma nel caso dei neo laureati latino americani, la principale opzione è stata quella di tornare nei loro Paesi d’origine dove invece settori industriali, bancari e finanziari si stanno sviluppando e richiedono alto capitale intellettuale.

Giovani spagnoli che emigrano

Ancora più interessante è l’esodo in senso contrario che vede questa volta gli spagnoli, e non solo, abbandonare il loro Paese per cercare fortuna all’estero. Non solo lavoratori ma anche moltissimi laureati che decidono di lasciare il Paese e dirigersi verso il nuovo continente dove una laurea conseguita in Europa viene vista come un elemento prestigioso e di altissimo valore. In Spagna circa il 40% dei giovani consegue una laurea, ma con il tasso di disoccupazione al 25% e con metà di essi tutti giovani, le speranze di un impiego si assottigliano di molto.

Sembra che la Spagna – o gran parte dell’Europa – non riesca più a garantire un lavoro a tutti coloro a cui era stato promesso, a chi ha investito anni in studi universitari o anche in una formazione professionale specializzata. I motivi sono molteplici e non esistono spiegazioni semplici. Ma da ogni crisi si esce e, prima o poi, una ripresa ci sarà. Il punto è che questo può accadere solo se vengono offerte prospettive, cosa di cui al momento sembrano mancare anche le stesse fondamenta. I giovani che emigrano per cercare fortuna fuori dai confini nazionali sono una gravissima perdita: se mancano loro manca la forza propulsiva per l’economia del Paese, se emigrano, non ci sarà mai un ritorno dall’investimento fatto in formazione e studi, poiché il loro capitale intellettuale apporterà vantaggi al Paese che li ospiterà.

Antonio Tiritiello

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