L’estate della Spagna, finisce la stagione più crudele per i tori

Secondo la Anpba, l’Associazione spagnola per la protezione e il benessere degli animali, più di sessantamila tori, mucche e vitelli vengono torturati ed uccisi annualmente nelle oltre quindicimila feste taurine che si svolgono in Spagna, soprattutto nella stagione estiva. Da fine maggio a settembre si tengono tutti i tipi di spettacoli in cui il passatempo principale è quello di infliggere ripetutamente dolore a un animale, fino a portarlo alla morte. La tauromachia spagnola non si identifica solamente con la nota festività di San Fermin a Pamplona, che risulta meno violenta e può sembrare perfino divertente e caratteristica. Anche se il toro iberico è un emblema nazionale, simbolo della forza e della nobiltà, sono molte le usanze che fanno pensare il contrario. Si mostra così la faccia più crudele ed oscura della Spagna, quando, in nome della tradizione, l’intera penisola si tinge di sangue.

tori, spagna

L’estate della Spagna, finisce la stagione più crudele per i tori

Avete mai sentito parlare del “toro enmaromado”? Il più conosciuto si ha alla fine di maggio a Benavente – Zamora, Castiglia e Leòn – ma è costume tradizionale di numerose località della Spagna castigliana. Qui il toro viene legato per le corna con una corda chiamata “maroma” e la gara consiste nel correre con l’animale per tutto il paese, affaticandolo e colpendolo finché non gli si sloga il collo. Si può considerare che, sicuramente, un animale di più di quattrocentocinquanta chili non  ha l’agilità adatta a sostenere questo tipo di sforzi.

Un’altra festa popolare criticata da numerose associazioni animaliste si celebra a Coria – Caceres, Estremadura – durante la sagra di San Giovanni, tra il 23 e il 29 giugno. Fortunatamente, dal 2009 è proibito l’uso di dardi, che i partecipanti infilavano negli occhi e nei testicoli dei tori, in quanto la leggenda narra che portasse buona sorte. Resta tuttavia lecito liberare l’animale per le strade, dove questo si stressa, si frattura le ossa a causa delle cadute e, una volta  arreso ed esausto, viene colpito fatalmente alla testa davanti agli spettatori.

La costa del Mediterraneo spagnola, oltre che per il buon tempo, è in voga per gli spettacoli con il fuoco. Il rinomato festeggiamento del “toro embolado”, che si svolge in centoquaranta municipi della Comunità Valenciana – ma non solo – consiste nell’ incendiare le corna del toro e farlo girare di notte per le strade. Mentre i paesani lo inseguono e lo percuotono con bastoni, il toro si ustiona la testa e si addolora fisicamente e psichicamente. Sempre sul litorale Mediterraneo, non meno straziante, è la festa di Denia – Valencia – conosciuta con il nome di “Bous a la mar” – tori al mare – celebrata a luglio. Per il pubblico, il divertimento risulta essere quello di tentare di buttare il pesante animale nell’ acqua. Molte sono state le occasioni in cui la povera bestia, non riuscendo a nuotare e afflitto dall’angoscia, è affogata.

La stagione si chiude con uno degli spettacoli più polemici, il “Toro de la Vega” in Tordesillas – Valladolid, Castiglia e Leòn. Il secondo martedì di settembre, una folla di gente, a cavallo e a piedi, conduce il toro dalle strade del paese fino alla campagna mentre lo ferisce con lance accuminate. Nell’ agonia assoluta, l’animale muore di stress, stanchezza o dissanguato per le multiple pugnalate che gli sono inferte. La gara designa come vincitore la persona che gli assesta la stoccata mortale, e come trofeo gli si offre la coda del toro.

tori, spagna

L’estate della Spagna, finisce la stagione più crudele per i tori

Il folklore taurino spagnolo – generalmente bagnato d’alcool – che causa ogni anno centinaia di persone ferite, e perfino i bambini sono spettatori della violenza più estrema, si considera un bene d’interesse turistico nazionale e parte integrante del patrimonio culturale della Spagna. Questa situazione ha aperto un ampio dibattito nella società civile: da una parte, le alte sfere – imprenditori, politici, artisti – traggono profitti dallo sfruttamento dei tori e  difendono la tauromachia come rappresentazione dell’arte e della cultura nazionale, dall’ altra, più del 70% della popolazione si dichiara apertamente contraria alla sofferenza ed all’ umiliazione degli animali in spettacoli pubblici.

E, nonostante il sistema penale spagnolo vieti il maltrattamento degli animali (art. 337), ogni comunità autonoma ha la competenza di legiferare in materia di protezione degli animali. Questo consente che nelle legislazioni regionali – tranne Catalogna e Canarie – si escludano dalla protezione legale gli animali utilizzati in feste tradizionali e taurine. Il relativismo morale della legge è totale: si proibisce il maltrattamento degli animali in generale, ma si permette  il massacro della specie bovina. Perciò, se volete visitare qualche località spagnola, informatevi prima sui festeggiamenti popolari che si svolgono e, se siete contrari, manifestate la vostra contrarietà, non collaborando in alcun modo con le pratiche taurine, acquisto di souvenir di tori e toreri incluso.

Sandra Alvarez

Foto: leonoticias.com

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