Sovraffollamento carceri. La soluzione dell’indulto può bastare?

Giorgio Napolitano proposta indulto sovraffollamento carceri

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Roma – Queste dichiarazioni da parte dei rappresentanti delle istituzioni cominciano ad avere una cadenza precisa. Il punto è che le parole sono tante, ma i fatti non altrettanto. Il problema persiste e non bisogna prenderlo alla leggera: il sovraffollamento delle carceri italiane.

Qualche giorno fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tornato a parlare, per l’ennesima volta, dell’argomento, sollecitando il Parlamento a stringere i tempi per creare condizioni più civili nelle carceri italiane.

Per Napolitano una delle possibili soluzioni al problema è il ricorso a speciali misure di clemenza, che permetterebbero l’alleggerimento di una situazione definita «critica».

Per il presidente della Repubblica, quindi, la questione del sovraffollamento si può risolvere soprattutto con l’indulto e l’amnistia. Prima di far ciò, però, bisogna rivedere l’attuale formulazione dell’articolo 79 della Costituzione, che prevede per la concessione di questi due benefici una maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, definito da lui stesso «un ingranaggio, evidentemente troppo macchinoso e che prevede un quorum impegnativo».

A sostenere le parole di Napolitano, il ministro della Giustizia Paola Severino. Anche per lei le misure alternative possono rappresentare una soluzione strutturale al problema del sovraffollamento carcerario e della rieducazione del condannato.

Ricordiamo che la Severino già quest’inverno aveva adottato alcune misure a riguardo (il decreto “Svuota carceri”) ma con risultati al di sotto delle aspettative: per l’arrestato in flagranza di reato è disposta in via prioritaria la custodia dell’arrestato presso l’abitazione; passaggio da 96 a 48 ore dal termine entro il quale deve avvenire l’udienza di convalida dell’arresto; estensione da 12 a 18 mesi della soglia di pena detentiva, anche residua, per l’accesso alla detenzione domiciliare.

Molti hanno insinuato che, dietro le parole del presidente della Repubblica, ci sia il caso Sallusti (il quotidiano Libero qualche giorno fa titolava in prima pagina: “Usano Sallusti per svuotare le carceri”). Fondata o no quest’ipotesi, ciò non toglie che il problema c’è e anche da parecchio tempo.

Sono più di 66 mila i detenuti in Italia, con una capienza dei 206 istituti di pena che è di 45.742 posti. Ciò è contrario agli standard stabiliti dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, secondo i quali ogni detenuto deve avere a disposizione un certo numero di metri quadrati in cella, al di sotto dei quali si è in presenza di tortura.

Se prendiamo in considerazione i detenuti morti in carcere, soltanto quest’anno ammontano a 94 (di cui 34 per suicidio). Tra i motivi le condizioni igienico-sanitarie ai minimi storici, altrettanto si può dire per l’assistenza medica e i servizi terapeutici. A questo si aggiunge il livello di frustrazione esperito dai carcerati, con il rischio di renderli ancora più violenti. E contando che la funzione dei carceri, in linea teorica, è quella di rieducare il detenuto, qualcosa non quadra. Per non parlare dei suicidi da parte delle guardie penitenziarie: quest’anno ne sono stati registrati almeno 7. Segno che è un problema che non riguarda soltanto chi sta dentro per aver commesso dei reati.

Da dove nasce questa situazione? Innanzitutto l’elevato numero dei detenuti in via cautelare che rappresentano il 40% della popolazione carceraria: di questi più di 10 mila in attesa di primo giudizio. La stessa cosa vale per i tossicodipendenti che costituiscono anch’essi circa il 40% dei detenuti presenti nelle carceri italiane. Come non parlare degli immigrati clandestini: rappresentano un terzo della popolazione carceraria (aumento causato in questo periodo dagli sbarchi nel corso del 2011 dal nord Africa).

In molti sostengono che la soluzione sia semplice: costruire nuovi carceri. Questi dimenticano che per fare ciò servono fondi, non soltanto per gli edifici ma anche per il personale, che attualmente non si hanno a disposizione.

Paola Severino dichiarazioni Napolitano indulto sovraffollamento carceri

Il ministro della Giustizia Paola Severino

Vero anche che l’indulto rappresenta una soluzione temporanee al problema.

Probabilmente bisogna muoversi in maniera diversa. Intanto bisogna sostituire il più possibile il carcere con altre forme di pena: arresti domiciliari e lavori socialmente utili. Altra misura da attuare: depenalizzare i reati minori, che farebbe diminuire notevolmente il flusso di entrata.

Va poi apportata qualche modifica per quanto riguarda l’intero sistema giustizia: troppo lento l’iter processuale, che porta molti detenuti a rimanere in carcere perché ancora in attesa di giudizio (contando che la metà di loro in attesa di giudizio, viene riconosciuta innocente dopo una fase di indagini preliminari). Eliminare tutte le ipotesi obbligatorie di ricorso alla custodia cautelare in carcere (salvo per mafia e terrorismo), cancellare anche l’eredità lasciata dalla legge ex Cirielli, cioè gli automatismi che ad alcune categorie di condannati precludono o rendono ardua la detenzione domiciliare e soprattutto l’accesso alle misure alternative alla detenzione.

Anche l’idea del braccialetto elettronico della Severino può essere un rimedio, se adottato in sincronia con altri provvedimenti.

Interessante anche la proposta del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria “carceri aperte”: i detenuti italiani assegnati al regime di media sicurezza (quasi i due terzi del totale) avranno libertà di movimento in carcere e torneranno in cella solo per la notte. Non risolverà il problema del sovraffollamento, ma almeno lo attenua.

Se è vero quanto diceva Fëdor Dostoevskij che «il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni», anche da questo punto di vista stiamo messi male.

Giorgio Vischetti

foto|| virgilio.it; adnkronos.com; linkiesta.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Una risposta a Sovraffollamento carceri. La soluzione dell’indulto può bastare?

  1. avatar
    Georgeta 02/10/2012 a 21:55

    Tutti parlano ma solo chi sta dentro al carcere puó capire veramente quello che significa,ma sopratutto il modo in qui si vive ,e il modo in qui sono tratate lè persone veramente ,un mondo aparte dove la dignita ti viene levata ,i diritti non cellai perffino la speranza ti levano che è quella che ogni essere umano cella.Fatte cualqosa là gente ha bizognio pure dei fatti e non solo parole Grazie

    Rispondi

Rispondi a Georgeta Annulla risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews