Sony Hack, dalla crisi con la Corea alla ex dipendente vendicativa

Dopo le accuse lanciate alla Corea del Nord, al centro delle indagini per il 'Sony Hack' è finita una ex dipendente della compagnia, licenziata a marzo

sonyDa ‘caso risolto’ ad abbaglio notevole, il ‘Sony Hack’, l’attività di pirateria subita dal colosso giapponese nei giorni antecedenti l’uscita del film ‘The Interview‘, rischia di diventare un vero e proprio autogol per i servizi di intelligence dell’Fbi. Dopo le accuse a Pyongyang, con cui Washington si era prodigata in uno scambio di battute al limite della crisi diplomatica, sembra ora che le indagini stiano seguendo un’altra pista, al centro della quale vi sarebbe una ex dipendente della Sony. Un’ipotesi che tre giorni fa sapeva di pure fantascienza, ma che ha acquistato autorevolezza in seguito al lavoro compiuto dalla Norse, una società di sicurezza informatica che sta seguendo la questione.

IPOTESI VENDETTA – Secondo gli investigatori, l’ex impiegata, identificata per ora solamente con il nomignolo ‘Lena’, avrebbe passato dei dati sensibili ad un gruppo di hacker professionisti, autori materiali dell’attacco informatico. Le motivazioni della ‘collaborazione’ si ritroverebbero nel licenziamento della donna, avvenuto lo scorso marzo, che sui social network aveva più volte polemizzato con l’azienda in merito alla disparità di trattamento a seconda del sesso. Inoltre, ricostruendo l’attività della donna fino a maggio, la Norse ha notato delle comunicazioni, tramite forum e siti vari, scambiate con diversi attivisti e gruppi hacker in Europa e Asia.

IMBARAZZO NELL’FBI – Un’ipotesi che, qualora fosse confermata, creerebbe un forte imbarazzo nei servizi di intelligence dell’Fbi, che fin da subito avevano puntato il dito contro Pyongyang, dopo le forti proteste che il regime nord coreano aveva trasmesso agli Stati Uniti. Una conclusione forse troppo immediata per essere supportata da prove, secondo l’opinione di Kurt Stammberger, vice-presidente di Norse. «Quando l’Fbi ha annunciato i colpevoli in così poco tempo dopo l’attacco hacker, tutti gli esperti erano increduli, perché è davvero difficile trovare i responsabili a pochi giorni dall’attacco». Nel frattempo, ‘The Interview’ ha riscosso un notevole successo ai botteghini, attirando il pubblico che lo ha identificato come un mezzo per difendere la libertà di espressione contro la dittatura. Che rispetto alla difesa della Sony da una dipendente vendicativa, ha tutto un altro sapore.

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: geek.niooz.fr

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