Sonic Highways: ennesimo ottimo disco per i Foo Fighters di Dave Grohl

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I Foo Fighters (Foto via: mtv.com)

I Foo Fighters di Dave Grohl tornano oggi nei negozi con l’attesissimo Sonic Highways, ottavo album in studio per la band di Seattle. Compito arduo per Dave Grohl e soci quello di dare un seguito all’altezza del precedente Wasting Light del 2011: un disco che ha rappresentato l’apice della maturità compositiva dei Foo Fighters. Anticipato dall’ottimo singolo Something From Nothing, Sonic Highways presenta una tracklist di otto brani che musicalmente spaziano in tutti i territori già battuti in passato dalla band, con la peculiarità che l’album è stato registrato tra il settembre 2013 e il luglio 2014 in otto differenti città (Chicago, Washington, Nashville, Austin, Los Angeles, New Orleans, Seattle e New York): una città e uno special guest – Rick Nielsen, Joe Walsh, Joan Jett, Zac Brown, solo per citarne alcuni – per ogni singolo brano.

Quanto le suddette città abbiano influenzato la composizione dei brani, al di là delle dichiarazioni di marketing, non è dato saperlo. Quello che importa è che il risultato di questo progetto dai connotati per certi versi ambiziosi, è ancora una volta di ottimo livello: fin dalle prime note si intuisce chiaramente come Sonic Highways possieda tutte le caratteristiche che hanno reso celebre la musica dei Foo Fighters.

INZIO DEFLAGRANTE – L’apertura è affidata a Something From Nothing, primo singolo estratto: un brano dall’incedere cupo e malinconico che sfocia in un concentrato di rabbia caratterizzato da una dinamica in costante crescendo fino a giungere a un finale devastante in termini di potenza e impatto. La successiva The Feast and the Famine va a pescare in retaggi punk per costruire un’altra prova di potenza e velocità senza troppi compromessi. Il trittico di apertura viene concluso da Congregation, un ben riuscito sconfinamento in territori rock più melodici e orecchiabili, il tutto condito da un retrogusto radiofonico.

Sonic highways copertina - kerrang com

La copertina di Sonic Highways (Foto via: kerrang.com)

SPAZIO ALLA RIFLESSIONE – Si prosegue quindi con What Did I Do?/God as My Witness, un altro rock melodico singolarmente diviso in due parti ben distinte, di cui la seconda più melodica: una caratteristica che dona una connotazione particolare a un brano altrimenti monotono. Outside si apre con un cupo giro di basso prima di un deflagrante riff che orienta le dinamiche ancora una volta verso il punk e il grunge. In The Clear è un corposo rock ricco di atmosfera che torna a strizzare l’occhio alla melodia. La successiva Subterranean si apre con un malinconico fraseggio acustico che introduce un Dave Grohl sussurrante e riflessivo: un brano buono ma ripetitivo nella sua costruzione, e di sicuro non di facile presa al primo ascolto. Il disco si conclude quindi con la lunga I Am The River: un rock d’atmosfera che parte in sordina fino a un crescendo finale sofferto e prolungato.

UN’ALTRA GRANDE PROVA – Promosso senza alcun dubbio questo nuovo Sonic Highways: Dave Grohl e compagni sfornano un altro ottimo disco, dopo il bellissimo Wasting Light del 2011, probabilmente il capitolo migliore della loro intera discografia. Sonic Highways è un album dai toni riflessivi e malinconici, che spazia dalla violenza del punk e del grunge, alla melodia di episodi più meditati o dal retrogusto più radiofonico. Note di merito alla sapiente produzione di un certo Butch Vig, già al lavoro in Wasting Light, che dona potenza e brillantezza ai brani; e al lavoro di una band che ha il suo punto di forza nella batteria di Taylor Hawkins e nel preciso di lavoro di accompagnamento delle chitarre di Pat Smear e Chris Shiflett. Probabilmente un paio di episodi in più non avrebbero stonato in un album composto da solo otto brani, che però hanno dalla loro una durata media non indifferente. Nel complesso la prima parte del disco, con i suoi toni più violenti funziona meglio rispetto alla seconda, di ascolto più complesso e dalla comprensione meno immediata. Dettagli a parte, Sonic Highways dimostra la maturità raggiunta da una band, i Foo Fighters, in ottima salute da un punto di vista ispirativo-compositivo, soprattutto nel mood del leader Dave Grohl, un personaggio talentuoso e autentico, capace e instancabile, il cui valore – al di là delle preferenze musicali del singolo ascoltatore – non può assolutamente essere sminuito.

Voto: 7,5

Alberto Staiz

@AlStaiz

 

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