Neil Young: solo è meglio

Spiazzante ma energico e, al contempo, riflessivo il nuovo lavoro di rabbia e dedizione dell’intramontabile Neil Young

di Stefano Gallone

Copertina del disco

Quale gioia essere iscritti ad un comune social network come Facebook ed essere informati dal diretto interessato riguardo le sue ultime novità in uscita! A certi livelli, tra l’altro, fa davvero uno strano effetto. Qualcosa vorrà pur significare.

Anche su una sua pagina di Facebook, infatti, Neil Young (o chi per lui, ovviamente) “posta” il videoclip del suo nuovo singolo, Hitchhiker e annuncia l’imminente uscita del nuovo album, Le noise prodotto da Daniel Lanois (strano legame tra titolo e inglesizzazione del nome), già santo venerabile per la fama di gente come gli U2, il 18 settembre in download e il 28 dello stesso mese nei negozi. Clicchiamo “play” e osserviamo ascoltando: qualche secondo di attesa e uno dei più che conosciuti riff di chitarra distorta a lui ascrivibili è riconoscibile mentre scrutiamo la sua sagoma distante massacrare la sei corde in piedi davanti all’asta di un microfono. Niente e nessun altro in giro, solo l’atmosfera tetra di una enorme villa di Los Angeles adibita a studio di registrazione con tanto di effettistica naturale (echi e risonanze facilmente percepibili).

Una convinzione balza, clandestina, alla mente: siamo di fronte a qualcosa di veramente nuovo (fatta eccezione per un paio di casi, se non uno solo), qualcosa di spiazzante, che (per poca informazione o scarsa considerazione) non ci aspettavamo affatto: quello che stiamo ascoltanto in anteprima è, si, un disco scritto ed interpretato in completa solitudine (già assaggiammo alcuni accenni in quel capolavoro epocale che fu Harvest e deliziose registrazioni dal vivo estratte dal cassetto dei ricordi come Massey Hall o Dreamin man), ma il cui elemento eclatante sta nel fatto che, in questo caso particolare, si tratta di un disco per chitarra e voce dove la prima (in sei casi su otto) è tanto distorta da sembrare di provenienza puramente grunge (non sono lontani i tellurici Ragged Glory e Weld).

Un ricordo aggiuntivo intona le armonie di sensazioni passate: lo splendore di quella “original soundtrack” del “masterpiece” cinematografico firmato Jim Jarmusch Dead man. Forse.

Neil Young

Una considerazione fugace: questo signore ha 65 anni.

L’essenza viene messa in chiaro da subito: Walk with me, come anche la stessa Hitchhiker gode di una potenza tanto dirompente da fare dei suoi possenti riff di mezzo un vero e proprio tratteggio espressivo di rabbia e sapiente dedizione all’annientamento sonico, con finale apocalitticamente denso di loop, sovrincisioni e feedback tanto espressivi da ricordare, quasi, la struggente e volontaria disarmonia dei montaggi di Arc, compact disc aggiuntivo del live Weld, interamente composto da rumori di inizio e fine brani accostati in studio. La voce del padrino del grunge, a momenti, sembra non cantare ma imprecare, e non si tradisce nemmeno negli unici momenti di quiete acustica rappresentati dalla tenue Love and war e dalla ballata folk Peaceful valley boulevard, mentre spunti come Sign of love o Angry world dilagano in oceani sonici dal finale graffiante, ma riflessivo, di una Rumblin’ pungente nel suo rassegnato commiato da un pianeta ricercato, esplorato ed espugnato come quello della sperimentazione istantanea, degna madrina del fare dischi per pura necessità ed esigenza.

Da ascoltare, riascoltare e riascoltare ancora.

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