Sochi 2014, il Caucaso presidiato e la strage silenziosa dei cani

Nuove contestazioni alla vigilia dell'inaugurazione dei giochi olimpici. Sochi è presidiata dall'esercito ed è caccia ai cani randagi

Un cane randagio si aggira nei pressi di un cantiere a Sochi

Manca ormai poco all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Sochi che si terrà il 7 febbraio. Tra i 50 capi di Stato e personalità politiche sarà presente anche Letta, che aveva promesso a Putin di intervenire all’apertura dei giochi durante il vertice italo-russo di Trieste. Contrarie alla scelta di Letta alcune associazioni per i diritti dei gay che criticano aspramente le leggi omofobe promulgate da Putin.

IL CAUCASO PRESIDIATO - Il rischio di nuovi attentati da parte del terrorismo caucasico c’è, ma non viene sottovalutato. Il cordone di sicurezza preparato dal Cremlino è imponente, Putin ha infatti dichiarato di aver schierato oltre 40 mila uomini, tra poliziotti e soldati – ma un esperto di sicurezza statunitense afferma che potrebbero essere addirittura 100 mila – oltre a un migliaio di agenti segreti, droni armati a sorvegliare la zona dall’alto e una piccola flotta sul mar Nero a difendere le coste da attacchi via mare.

UNA STRAGE DI CANI – Ha invece alzato una nube di proteste da tutto il mondo il sistema adottato per liberare la città di Sochi dai cani randagi. Una compagnia specializzata, la Basya Services, ha infatti ammesso di aver ricevuto l’ordine dalle autorità russe di intensificare la cattura e la soppressione di cani randagi nella zona dove si terranno i giochi.

I russi hanno paura che se alcune tv inquadrassero dei randagi, l’immagine del Paese ne risentirebbe. Non sono stati forniti dati precisi a riguardo, ma sembra che sia in corso una vera e propria strage di cani. Le proteste arrivano da associazioni animaliste di tutto il mondo che chiedono di fermare le uccisioni di questi animali e di boicottare i giochi invernali. Insomma, oltre che essere le Olimpiadi invernali più costose, rischiano anche di diventare le più contestate della storia.

Andrea Castello

 

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