Slovenia, nuove preoccupazioni per la stabilità dell’euro

Il premier Alenka Bratusek dovrà risolvere la crisi bancaria prima che esploda

Lubiana – Sebbene il neo-primo ministro – la giovane Alenka Bratusek, che ha sostituito lo sfiduciato Janez Jansa – abbia chiaramente e duramente smentito ogni possibilità di rischio, gli analisti economico-finanziari hanno iniziato negli ultimi giorni ad elevare la sorveglianza sulla stabilità del sistema bancario della Slovenia, che ha adottato l’euro nel 2007.

Dopo il quasi fallimento dell’isola di Cipro, risolto solo con una precipitosa e dura tassazione dei conti bancari con depositi superiori a 100.000 euro, dunque, è la storia bancaria di Lubiana a preoccupare. Lo stato, che fu membro della ex-Jugoslavia, ha visto negli ultimi 20 anni una crescita progressiva e costante (ma sostenuta da un background  spesso poco chiaro), che le ha permesso di raggiungere dati macroeconomici non dissimili da quelli della vicina Italia, almeno per quanto concerne il Pil pro capite, che si assesta sui 28.000 euro, una somma ben maggiore rispetto a quella delle nazioni confinanti, e la più alta tra i “nuovi” paesi europei.

In particolare, sono le agenzie di rating che hanno messo sotto la loro scure due delle principali banche nazionali, la Nova Ljubljanska banka e la Nova kreditna banka Maribor, istituti che hanno entrambi un rating a lungo termine di Caa2 con outlook negativo. In gergo tecnico, dunque, si tratta di investimenti di tipo estremamente speculativo, con rischio sostanziale di non rientro dell’investimento, e non lontano dal livello di Caa3-Ca-C che rappresenta la soglia ultima del default.

La tossicità dei titoli bancari deriverebbe da una quota, circa il 20% del totale, di crediti che le banche hanno concesso in questo ventennio a personaggi di dubbia moralità attraverso un sistema di pedissequa corruzione, e dunque ad altissimo rischio di non rientro. Tradotto in soldoni, le banche – e dunque lo Stato, dato che quasi tutti gli istituti sono sotto il controllo diretto dell’esecutivo – potrebbero registrare un buco nei bilanci di circa 7 miliardi di euro, cifra che appare comunque non particolarmente grande rispetto ai grandi bilanci europei, ma capace di innescare nuove rivolte speculative.

Per contro, il rischio su larga scala è più ridotto, e a testimonianza di ciò si può vedere come il rating del debito sovrano sia classificato come Baa2 con outlook negativo, lo stesso peraltro dell’Italia. È tuttavia evidente che, sebbene la situazione sia sotto controllo, il governo della Bratusek dovrà avviare quanto prima un piano di ripianamento dei debiti bancari (pari, nel 2012, a 606 milioni di euro), per evitare così di dover ricorrere al Meccanismo di stabilità europeo, noto anche come Fondo salva-stati, sebbene un’ipotesi tale sia stata smentita dallo stesso ministero delle Finanze, che guarda a Cipro con, forse, più preoccupazione che per la stessa Slovenia.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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