Sla, un corso per l’assistenza domiciliare dedicato ai rifugiati

Roma – Garantire adeguata assistenza ai malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) e fornire una professionalità ai rifugiati. Sono queste le due esigenze che hanno portato la Onlus Viva la vita ed il Centro Astalli, il servizio dei Gesuiti per i rifugiati, ad organizzare un corso di formazione per creare la figura di assistente domiciliare ai malati di Sla. Cinque persone (un pachistano, due eritrei, un somalo e un camerunense) hanno frequentato un primo ciclo di lezioni teoriche, e hanno iniziato un tirocinio presso famiglie e strutture residenziali. Come spiegato da Emanuela Limiti del Centro Astalli a Famiglia Cristiana “sono state selezionate le persone con attitudine per il lavoro di cura a persone malate o che volevano seguire questo tipo di percorso formativo”. Nei loro Paesi di origine due di loro erano infermieri e uno lavorava come tecnico ospedaliero. Si tratta dunque di persone con esperienza in ambito assistenziale, ma vi sono anche un giornalista e un contadino.

 

Un’iniziativa lodevole, perché dà la possibilità a stranieri con lo status di rifugiati di entrare nel mondo del lavoro e perché allo stesso tempo consente di formare professionisti con competenze specifiche nell’assistenza ai malati colpiti da questa malattia. Una malattia che per alcuni aspetti rimane ancora ignota, ma che è diventata tristemente celebre per aver colpito due calciatori degli anni ’80 e ’90, come l’ex capitano del Genoa Signorini e l’ex attaccante del Milan Stefano Borgonovo.

 

Ma che cos’è la Sla? La Sclerosi Laterale Amiotrofica comporta il raggrinzimento (sclerosi) della porzione laterale del midollo spinale e perdita del trofismo o nutrimento muscolare (amiotrofica). E’ una patologia degenerativa dei motoneuroni, cioè delle cellule nervose localizzate nella corteccia cerebrale, nel midollo spinale e nel tronco dell’encefalo, responsabili del movimento di tutta la muscolatura volontaria. La degenerazione progressiva dei motoneuroni nella SLA conduce alla loro morte. Quando i motoneuroni muoiono, la capacità del cervello di muovere il muscolo è irrimediabilmente perduta. Compromessa così l’azione volontaria dell’atto muscolare, i pazienti, nelle fasi successive della malattia, arrivano alla paralisi completa. Tuttavia, la mente e le capacità intellettive rimangono inalterate. Ed è questo l’aspetto che colpisce di più della malattia.

La parte teorica del corso, durata 36 ore, ha permesso ai partecipanti di inquadrare la malattia, il tipo di assistenza di cui necessita e le attrezzature di cui i malati hanno bisogno. Con l’avvio dei tirocini i cinque hanno dedicato 24 ore del loro tempo all’assistenza a malati nelle loro case. Ora sarà il mercato del lavoro a valutare l’importanza di questo corso, con la speranza che questa figura professionale aiuti i malati di Sla ad affrontare questa malattia in attesa che possa essere debellata del tutto.

 

Roberto Cassaro

 

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