Sisma in Emilia: probabile teoria del “complotto”?

(metronews.it)

ROMA – Desta preoccupazione ma, a quanto pare, anche spunti per riflessioni non del tutto contenute l’idea che la recente tragedia sismica che ha colpito l’Emilia abbia circoscritto proprio una zona dello stivale che da tantissimo tempo non restava vittima di calamità naturali di simile entità.

Ma è proprio questo il perno di un discorso che sta prendendo piede soprattutto nell’ambito di diverse pagine web: si è trattato realmente di calamità naturale? Il fatto di non essere stati iscritti tra le zone a reale rischio sismico, insomma, sembra aver contribuito a destare ipotesi e fantasie nella mente di molti.

La rete, dunque, si sta rendendo sempre più bacino di affluenza per considerazioni che di scientifico hanno poco se non nulla. Tra i tanti, anche se comunque tra i meno fantasiosi, spicca, anche in questa occasione, il nome di Beppe Grillo che, direttamente dalle pagine del suo blog, sostiene e rilancia l’ipotesi di Gianpaolo Giuliani sulle reali possibilità di previsione dei terremoti. Si tratta, ad ogni modo, di tesi che, almeno fino ad ora, non hanno avuto preciso riscontro nell’ambito della comunità scientifica, ma si è pur sempre di fronte al sorgere di una sostanziale domanda: se è vero che i terremoti sono prevedibili, chi ci guadagna nel non lanciare l’allarme? Emergono, in luce di ciò, anche le ipotesi che vorrebbero il fenomeno sismico come facente parte della discussa (specie in momenti di accadimenti altrettanto gravi, come quelli della scuola di Brindisi) “strategia della tensione”.

Ebbene, c’è anche chi si spinge un po’ più in là, specialmente su Youtube, luogo in cui è possibile trovarsi anche dinanzi ad affermazioni quali: «Il terremoto in Emilia è stato provocato da prospezioni geologiche condotte nel sottosuolo dove vengono fatte brillare delle cariche alla ricerca di idrocarburi. Il governo ha stipulato un accordo con multinazionali texane per queste prospezioni».

In particolare, è stata messa sotto accusa la tecnica del cosiddetto “fracking” (fratturazione) che consiste nell’immissione di un fluido in uno strato roccioso con l’obbiettivo di creare un varco al suo interno. Il suo utilizzo dovrebbe essere legato soprattutto ad aumentare l’estrazione e il tasso di recupero del petrolio e dei gas naturali contenuti nel giacimento. Restano dubbi, però, sulle effettive modalità di trasporto di interi barili di petrolio la cui presenza in pianura padana è già da mettere in dubbio.

Più largo piede, invece, ha preso (di nuovo) la teoria Haarp, vale a dire non il gran bel disco live dei britannici Muse ma l’individuazione ipotetica di un impianto che gli Stati Uniti sembra abbiano costruito in Alaska con l’intento di influenzare la superficie terrestre attraverso il lancio di onde elettromagnetiche capaci, dunque, di scatenare terremoti deliberatamente. Non vi sono, in questo, prove scientifiche, né si riuscirebbe a capire i reali motivi per cui a farne le spese dovrebbe essere proprio l’Emilia.

Stefano Gallone

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