Siria: regime al collasso. Missili Scud contro i ribelli

Missile Scud in fase di lancio

Damasco – Precipita sempre di più la situazione in Siria, dove ieri gli attivisti hanno denunciato la morte di oltre 100 persone e il cui regime viene definito dalla Nato ormai «prossimo al collasso». Il ministero degli Esteri russo ha smentito la dichiarazione attribuita al viceministro, Mikhail Bogdanov, secondo cui in Siria «il regime perde sempre più terreno» e «non si può escludere una vittoria delle forze di opposizione». Pronta la precisazione del portavoce Alexander Lukashevich, che ha assicurato che «il vice ministro Bogdanov non ha rilasciato dichiarazioni, nè concesso particolari interviste a giornalisti negli ultimi giorni». Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov incontra oggi a Mosca il leader di uno dei cosiddetti gruppi di opposizione interna siriana, che è anche vicepremier per l’economia di Damasco, Qadri Jamil.

Nel frattempo, il governo siriano «sta utilizzando da lunedì scorso gli Scud contro basi militari nel nord del Paese cadute nelle mani dei ribelli»: lo riferiscono fonti occidentali al New York Times. I missili, che Damasco nega di aver usato, «vengono lanciati dalla base di An Nasiriyah, a nord della capitale, in particolare contro la base di Shaykh Sleiman». A partire da due settimane fa unità dell’esercito siriano «hanno caricato sui camion bombe e munizioni con testate chimiche» e «hanno effettuato preparativi per l’uso» di questi ordigni, rivela ancora il Washington Post precisando che i preparativi sarebbero stati fotografati. I preparativi però si sono interrotti alla fine della scorsa settimana.

Negli Stati Uniti il ministro della Difesa americano, Leon Panetta, ha firmato gli ordini che autorizzano ufficialmente l’invio di due batterie di missili anti-missile “Patriot” e di circa quattrocento militari statunitensi alla Turchia, affinché quest’ultima possa difendersi da eventuali attacchi provenienti dalla Siria. Lo riferisce il quotidiano New York Times, secondo cui in totale saranno sei le batterie di “Patriot” messe a disposizione delle autorità di Ankara, tutte sotto comando Nato: due provenienti dagli Usa, due dalla Germania e due dai Paesi Bassi. Saranno operative dalla fine di gennaio.

Alberto Staiz

Foto homapage: newnotizie.it

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