Siria e Isis: quante bugie sui bombardamenti di Putin

Siria

L’inizio dei bombardamenti in Siria da parte della Russia di Putin con obiettivo l’Isis ha suscitato grandi polemiche in Occidente e non solo. Nessuna, però, è basata su qualcosa di concreto. Ecco un elenco delle bugie da cui occorre diffidare per capire cosa sta accadendo veramente in Siria.

1. Il bombardamento di Putin in Siria è illegale. No, i bombardamenti della Russia sono il frutto di un accordo fra due governi, quello di Damasco e quello di Mosca. I bombardamenti in Siria che non hanno giustificazione alcuna secondo il diritto internazionale sono quelli francesi avvenuti pochi giorni fa. Le Nazioni Unite, infatti, non avevano autorizzato tale operazione ma ciò non ha impedito a Hollande di andare a bombardare uno Stato sovrano.

2. Putin non ha bombardato l’Isis. Dove sarebbero le prove? Finora l’unica foto circolata su twitter che mostrava delle vittime civili causate dai raid russi si è dimostrata essere un fake in quanto risaliva a ben prima dei bombardamenti di Putin.

 

3. Putin ha bombardato i ribelli moderati. Anche se la Russia non avesse bombardato l’Isis ma i ribelli, avrebbe fatto benissimo. I cosiddetti ribelli moderati siriani, infatti, non sono dei sant’uomini ma dei terroristi. Il Daily Mail nel 2012 parlò di «un numero crescente di resoconti di atrocità effettuate da elementi criminali dell’Esercito Siriano Libero». Il thedailybeast.com del 2013 raccontò che in Siria i rapimenti, gli stupri e le esecuzioni dei cristiani avvenivano anche per mano degli affiliati dell’Esercito Siriano Libero. Nel 2013 una madre di tre bambini disse al New York Times che stava scappando dai ribelli e che non voleva essere nominata nell’articolo perché aveva paura di rappresaglie dei ribelli contro i suoi parenti. Sempre al New York Times un uomo disse di essere stato derubato e picchiato dai ribelli a causa della sua fede cristiana. Nel 2013 il The New American parlò di un villaggio cristiano i cui residenti vennero massacrati dai ribelli. E chi considera i miliziani di al-Nusra dei ribelli moderati forse non sa che al-Nusra altro non è che la costola siriana di Al-Qaida. Non si capisce, quindi, per quale motivo questi ribelli vengano chiamati “moderati”.

4. La Russia bombarda i ribelli addestrati dalla Cia. I ribelli addestrati dagli Stati Uniti sono appena 60, e sono costati 500 milioni di dollari. A dirlo non è stato Bashar Assad ma Ashton Carter, Segretario della Difesa degli Stati Uniti d’America. Oltre ad essere pochi non sono neanche tanto buoni. Un portavoce del Pentagono ha infatti fatto sapere che l’unità New Syrian Forces «ha comunicato di avere consegnato sei camioncini e una parte delle munizioni di cui era in possesso a presunti esponenti del Fronte al-Nusra». Insomma, non c’è bisogno di bombardarli, i ribelli addestrati dagli Stati Uniti in Siria si stanno sgretolando da soli.

5. L’Arabia Saudita è preoccupata per le vittime civili (tutte da dimostrare) causate da Putin in Siria. Maddai. E da quando l’Arabia Saudita ha così a cuore i diritti umani? Solo pochi giorni fa proprio in Arabia Saudita un ragazzo di vent’anni è stato condannato alla decapitazione e alla crocifissione per aver partecipato ad una manifestazione anti-governativa. Con che coraggio l’Arabia Saudita osa parlare dei presunti morti causati da altri? Certo, se le Nazioni Unite evitassero di nominare, dopo poche ore dalla condanna a morte del ragazzo, proprio l’ambasciatore dell’Arabia Saudita, Faisal bin Hassan Trad, a capo del Consiglio per i diritti umani dell’Onu nel 2016, sarebbe decisamente meglio.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: senzanubi.it

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