Simply the best: i migliori dischi del 2012 secondo Wake Up News

I migliori dischi del 2012Volge al termine anche questo ennesimo ciclo solare e, come ogni annata che si rispetti anche solo per un simile appellativo, anche questo 2012 ha dimostrato, come di consueto, gioie e dolori sia socio-politico-umanitari (di cui è meglio non parlare almeno in questa sede, pena il far notte) che artistici. Soffermandoci su questo secondo aspetto, chiamiamo dunque in causa i nostri due maggiori “esperti” musicanti / musicologi (si fa per dire) Alberto Staiz e Stefano Gallone, in modo da poter chiedere loro pareri e impressioni riguardanti le personali preferenze riferite ai migliori dischi del 2012 che, ormai, volge al termine. Naturalmente, potete condividere o discutere ogni singola scelta. Non trattenetevi, dunque: condividete anche la vostra lista.

Alberto

Questo 2012 sarà sicuramente ricordato per gli innumerevoli “come back” discografici di band storiche del panorama rock mondiale. C’è però spazio anche per qualche conferma e qualche gustosa novità. Se vogliamo eleggere, tra i migliori dischi del 2012, il miglior disco rock dell’anno, penso di poter affermare (senza far storcere il naso a molte persone) che il secondo album solista di Slash rappresenta forse il meglio del rock di questo 2012 appena concluso e la dimostrazione che questo genere può essere sempre attuale, malgrado gli anni che ormai si porta sulle spalle. Apocalyptic Love è un disco ispiratissimo, carico di energia, dove Slash macina riff come nei tempi migliori, senza nemmeno disdegnare un filo di sperimentazione musicale. Myles Kennedy è probabilmente il miglior cantante della sua generazione e dietro al microfono fornisce una prova eccellente. Apocalyptic Love è la conferma ultima di quella che può diventare una delle meglio riuscite collaborazioni della storia del rock.

Parlavamo prima dei “come back”. Come non ricordare il ritorno dei Van Halen? A Different Kind of Truth ha stupito tutti per la freschezza e l’efficacia compositiva di un Eddie Van Halen in ottima salute e per le doti canore ancora ottime di quell’animale da palco che risponde al nome di David Lee Roth. Senza poi contare la potenza sempre intatta di Alex Van Halen dietro alle pelli, aggiungendo la curiosità attorno a suo nipote Wolfgang, figlio di Eddie, un pingue pischello che, basso a tracolla, zittisce tutti con la sua tecnica. Un unico rammarico: la band non ha intrapreso un tour europeo con la conseguente assenza dai palchi italiani (che si prolunga da quasi 20 anni).

Altre due ottime prove discografiche sono senza dubbio il debutto dei Kill Devil Hill e il Purple ep dei Down. Il primo è un progetto di fresca fattura nato dall’idea di Vinnie Appice (Ronnie James Dio, Black Sabbath) e Rex Brown (Pantera, Down) che hanno imbastito un progetto classico e moderno al tempo stesso: un concentrato di heavy metal e hard rock, ritmiche serrate e spaccaossa e un sentore sabbathiano che aleggia su un ottimo disco di debutto. Down IV the Purple ep è il tanto atteso ritorno dei Down, uno dei supergruppi più amati degli ultimi anni, primo di quattro ep che usciranno in breve successione nel 2013. Questo primo assaggio riflette l’anima più stoner della band, senza però quel pizzico di eclettismo che li ha sempre contraddistinti.

I migliori dischi del 2012Un attesissimo album di questo 2012 è stato senza dubbio King Animal dei Soundgarden. Tutto sommato un buon disco, continuatore delle sonorità di Down on the Upside, che mostra una band in grado ancora di fare buona musica, nonostante la reunion sia stata probabilmente solo una pura questione di soldi.

Uscendo dall’ambito del rock più canonico due sono le uscite discografiche che sono risultate di mio gradimento in questo 2012. La prima sicuramente è stata Blues Funeral di Mark Lanegan: un disco ottimo, variegato, profondo ed ispirato, prova del talento di un musicista unico, capace di spaziare in diversi generi senza mai ritrovarsi spaesato in territori a lui sconosciuti. Altro disco che ho amato tantissimo è There’s no Leaving Now , il terzo lavoro di The Tallest Man on Earth, pseudonimo del cantante svedese Kristian Matsson: un folk rock evocativo ed ispirato, con composizioni di qualità, testi maturi e una generale capacità compositiva e di storytelling che farebbe sorridere lo stesso Bob Dylan.

Il 2012 è stato anche l’anno dei vecchi leoni. Ci sono stati infatti i nuovi dischi di Lynyrd Skynyrd, ZZ Top, Aerosmith e Kiss: quattro dischi che, anche se profondamente differenti, possono essere definiti allo stesso modo, in quanto le quattro storiche band americane hanno puntato sul sicuro fornendo dischi di qualità che fanno leva su tutto ciò che li ha resi famosi ed amati. Quattro dischi di facile presa, insomma, che non aggiungono nulla alle loro spettacolari carriere, ma che sono la dimostrazione che certi vecchi leoni non deludono mai o quasi.

Stefano

Per quanto mi riguarda si è trattato di un anno ricchissimo dal punto di vista sia produttivo che, per fortuna, qualitativo (eccezion fatta per l’ultimo raccapricciante lavoro in studio dei Muse, The 2nd law, sul quale credo di aver detto abbastanza se non troppo: ripassare per credere). A cominciare, per esempio, dalla terza esperienza in studio di quella che, almeno per me, rappresenta la migliore rock band italiana in circolazione, ovvero Il Teatro degli Orrori: Il mondo nuovo, infatti, è valso come esempio portante di lotta sia civile che stilistica tra i meandri di una nazione che ha ormai, purtroppo, perso ogni speranza in termini di riconquista sociale e morale. Lo ritengo un album doveroso per chiunque creda di potersi ritenere sia cittadino italiano che appassionato di rock a tutti gli effetti, in tutte le sue interminabili sfaccettature. Probabilmente, per me, il disco dell’anno.

I migliori dischi del 2012Da buon appassionato diretto, poi, non potevano non stupirmi, ancora una volta (l’ennesima) i signori Motorpsycho. Il doppio album The death defying unicorn, infatti, uscito ad inizio anno a poca distanza proprio dal precedentemente menzionato, credo sia in assoluto tra i migliori dischi del 2012 in quanto capace di trascendere i limiti delle esperienze sensoriali (qualora, naturalmente, si sia amanti di un certo tipo di hard rock ben dedito a miscellanee varie) per la capacità di unire watt a complessi di fiati jazz. Unico nel suo solo esistere.

A proposito di rock, stavolta puro, imprescindibile è stato il duplice apporto annuale del maestro Neil Young, soprattutto per quanto riguarda il doppio album (triplo vinile) di inediti Psychedelic pill. Basta anche solo un primo brano lungo quasi trenta minuti per mettere subito in chiaro le intenzioni: attacca quella maledettissima chitarra all’amplificatore e suona.

Su ben altri territori, invece, in ambito di composizione prettamente melodico-elettronica, mi ha affascinato tantissimo il lavoro a quattro mani portato a termine da Steve Hogarth (voce dei Marillion) e Richard Barbieri (tastierista e genio degli arrangiamenti per Japan, prima, e Porcupine Tree, ora): Not the weapon but the hand gode di una delicatezza lirica e auricolare che, onestamente, credevo quasi perduta tra le oscenità produttive da nuovo sciatto millennio.

Infine, ancora un appoggio tricolore, in particolare al signor Luca Sapio (ex voce dei Quintorigo) e al suo bellissimo Who knows, più che fondamentale esempio di come far valere e portare a compimento i propri desideri: vuoi farti considerare per un disco di rhythm and blues / soul in a casa tua e non ti chiami Mario Biondi? Fai le valigie e sbarca negli States, infilati nel giro dei musicisti di Sharon Jones e vedrai come anche David Letterman ti inserirà nella playlist dei suoi preferiti.

Fuori classifica, se permettete, tra le tantissime altre uscite interessanti del 2012, forse non farebbe male gettare un orecchio anche a novità comunque interessanti come l’incazzatissimo ritorno (ancora in scia malvagiamente anti-politica) dei Ministry di Al Jourgensen (Relapse) o alle ultradilatazioni trascendentali di Thomas Koner (Novaya Zemlya), gli immancabili rigurgiti romantico-sociali del “Boss” Bruce Springsteen (Wrecking ball), l’ennesimo (e stranissimo) side project di Steven Wilson dei Porcupine Tree, stavolta con Mikael Akerfeldt degli Opeth (Storm corrosion), la nuova splendida esperienza poetico-sperimentale del progetto S.M.S di Miro Sassolini, ex voce dei Diaframma (Da qui a domani), le geniali intuizioni emotive dei sempre interessantissimi Black Mountain (Year zero) e il già da noi consigliatissimo esordio ufficiale dei varesini Mascara (Tutti usciamo di casa).

Un felice anno nuovo denso di coinvolgenti ascolti.

(Foto: andreadiletti.it / freakout-online.com / virginmegastore.me / topfullhdwpp.com)

Alberto Staiz

Stefano Gallone (@SteGallone)

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2 Risponde a Simply the best: i migliori dischi del 2012 secondo Wake Up News

  1. avatar
    Yertle 30/12/2012 a 20:43

    Tremonti con All I Was nettamente migliore di Slash che ha fatto un buon disco ma che lascia il tempo che trova. Buonissimi anche i Rival Sons e Foxy Shazam. Tra i vecchi non c’è il menestrello Dylan che ha fatto davvero un grande album e Joe Bonamassa con un grande lavoro.

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    • avatar
      Stefano Gallone 30/12/2012 a 23:58

      Ciao “Yertle”. Grazie per la lettura e per il commento.
      Beh, quest’anno davvero erano talmente tanti i dischi belli che è stato più difficile del solito anche solo menzionare :-)
      Se può divertirti, perché non provi a stendere proprio una tua “Top 10″ personale? Ormai ci hai incuriositi :-)
      Auguri di buon anno a te.

      Rispondi

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