Non siamo tutti Charlie Hebdo, ma nulla ci vieta di diventarlo

L'attentato al giornale Charlie Hebdo ha provocato una forte indignazione, concretizzata nello slogan 'Je suis Charlie Hebdo'. Ma lo siamo veramente?

charlie hebdo

Charlie Hebdo,  chi difende davverola libertà di espressione?  (foto: giornalettismo.it)

L’attacco terrorista, che nella giornata di ieri ha colpito la redazione di Charlie Hebdo, è qualcosa che inevitabilmente smuove le coscienze, sia per il bersaglio scelto, sia per l’azione brutale con la quale il commando ha deciso di ‘punire’ i redattori. Un crimine disgustoso, al quale ha risposto una mobilitazione collettiva, lanciata con lo slogan, “Je suis Charlie Hebdo”, diventato presto un mantra volto a difendere la libertà di pensiero e di espressione, più che il semplice diritto di satira.

IL CORAGGIO DI CHIAMARSI CHARLIE HEBDO – Il punto però è che, al di là della giusta indignazione, non è assolutamente vero che siamo tutti Charlie Hebdo. Perché essere Charlie Hebdo, nell’accezione che a questo termine si sta dando in queste ore, significa essere liberi, scomodi, irriverenti oltre il limite del buon gusto, consapevoli del rischio che si corre quando si toccano gli interessi dei potenti, che si faccia satira o meno. Essere Charlie Hebdo, significa avere il coraggio di raccontare i fatti, di esprimere il proprio pensiero, ma soprattutto di indignarsi ogniqualvolta l’informazione viene colpita, in ogni parte del mondo e a prescindere sia dall’autore dell’attacco che dal ‘diktat’ dei social network.

QUANDO CHARLIE HEBDO ERA “L’ALTRO” – D’altronde, se fossimo tutti Charlie Hebdo, ci ricorderemmo del 23 aprile 1999, quando alle due del mattino i bombardamenti Nato colpirono la sede della Rts – Radio Tv Serba – a Belgrado, causando sedici morti, perlopiù stagisti intorno ai trent’anni. Si potrà dire che le due situazioni sono diverse, ripercorrendo il punto di vista già espresso all’epoca da Robert Cook, Ministro degli esteri inglese, secondo cui «ci sono antenne e antenne. Ci sono antenne che fanno propaganda e antenne che fanno notizie».  Chi si scandalizzò di fronte a queste dichiarazioni? Ma se ora qualcuno dicesse che ci sono riviste che fanno satira e altre che offendono? Non si può essere la versione di Charlie Hebdo con i distinguo, non si può sbandierare la libertà di informazione solamente quando è la ‘nostra’ attaccata da ‘loro’. O ci si indigna sempre o mai, nessuna via di mezzo.

CHI HA UCCISO CHARLIE HEBDO? – Il punto è anche questo, i ‘fatti di Parigi’ stanno delineando nell’opinione pubblica una divisione tra un “noi”, europeo, democratico e fondato sulla libera informazione e un loro, nel quale si raccoglie il mondo musulmano tout-court, che minano i nostri valori attaccandoci direttamente ‘a casa nostra’.  Uno schema già visto e rivisto, alimentato da quella parte politica che non vede l’ora di strumentalizzare una tragedia per tirare acqua al proprio mulino, fatto di odio e xenofobia. Chi ieri a Parigi ha ucciso dodici persone non può essere qualificato dalla fede religiosa, ma dall’odio verso la libertà d’espressione ed è simile in tutto e per tutto a chi ha ucciso Pippo Fava, Mauro Rostagno, Peppino Impastato, Carmine Pecorelli e Ilaria Alpi.

charlie hebdo

Una copertina del settimanale Charlie Hebdo (foto: libernazione.it)

CHARLIE HEBDO IN ITALIA – Ma non si è Charlie Hebdo nemmeno se, il giorno dopo questo triste evento, si pubblicano solo le vignette raffiguranti Maometto, omettendo di proporre disegni satirici sulla Trinità, magari per non offendere la comunità cattolica. Eppure sarebbe interessante vedere la reazione di coloro che oggi si indignano, se domani Charlie Hebdo pubblicasse le sue vignette anche in Italia, nel Paese in cui si grida allo scandalo se Crozza imita Papa Ratzinger, se Sabina Guzzanti fa satira su Berlusconi, o se Luttazzi invita Travaglio a presentare un libro.

DIVENTARE CHARLIE HEBDO – Tuttavia, nulla ci vieta di diventare Charlie Hebdo, anche se non basteranno di certo un hashtag su twitter, un post su facebook , o un articoletto di 4mila battute di dubbia qualità scritto il giorno dopo. L’amore per la libertà d’espressione è una pratica, e come tale richiede un impegno quotidiano senza confini, svincolata, per sua stessa natura, da interessi e paure. Chi vuol essere Charlie Hebdo?

 

Carlo Perigli
@c_perigli

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews