Sì viaggiare! Sulle rive del Lago Maggiore: Castelveccana

Un angolo di paradiso dove la fretta è bandita…qui il tempo scorre imperturbabile, scandito dalle invisibili lancette del relax

di Chiara Albricci

Castelveccana – scorcio

Sulle sponde lombarde del Lago Maggiore, al centro della Valtravaglia, tra le città di Laveno e Luino, si trova Castelveccana, con le sue frazioni Caldè, Ronchiano, Bissaga, Vallate, Rasate San Pietro, Nasca, Saltirana, Castello, Orile, Pessina e Sarigo.

Amata dai turisti stranieri e non solo, alle pendici del Monte San Antonio, il paese domina la vallata e il lago, offrendo un panorama impareggiabile, un affresco naturale dalle mille sfaccettature, che nemmeno la maestria dei migliori pittori è in grado di catturare.

La storia di questo relativamente recente comune, nato nel 1928 dalla fusione degli abitati di Castello e Veccana, risale all’età del ferro, quando popolazioni di origine celtica si insediarono proprio in questi luoghi, soppiantate poi dalla presenza romana. Ne sono testimonianza la chiesetta romanica di San Giorgio a Sarigo, della prima metà del XII secolo, la Chiesa di San Pietro, il campanile di San Martino a Saltirana, il santuario quattrocentesco di Santa Veronica e l’eremo di Sant’Antonio. A quest’ultimo, situato a 640 m, si accede percorrendo la suggestiva strada della valle della Froda, tra boschi e panorami mozzafiato che si aprono all’improvviso tra gli alberi. Uno scenario che dà il massimo di sè proprio sul sagrato della chiesa, dal quale si ammira uno degli scorci e delle vedute più spettacolari del Verbano. Anche l’architettura e l’interno della chiesa stessa sono degni di nota, in particolare l’antico edificio del romitorio che la leggenda vuole nel 1550 sia stato teatro di una sanguinosa e truculenta vicenda, ovvero l’assassinio di uno dei tre eremiti.

Simbolo ed emblema di Castelveccana è la rocca, costruita qui forse prima del 962. Per la sua posizione strategica fu sede della Castellanza di Travaglia ed ospitò Berengario, sconfitto dall’imperatore Ottone I, per poi essere distrutta dagli Svizzeri agli inizi del XVI secolo. Vale una visita la  chiesa di Santa Veronica, posta a strapiombo sul lago, parte della  fortificazione che circondava il paese e risalente al 1200.

Castelveccana

Di tutt’altro genere architettonico, ma altrettanto degno di nota, è il complesso delle Fornaci. Una costruzione industriale destinata allo sfruttamento della calce, oggi in completo abbandono. O meglio, destinato ad altro utilizzo! Infatti proprio dalle finestre e dal terrazzamento cementato i più coraggiosi si tuffano nelle acque cristalline del lago, con salti da lasciare con il fiato sospeso. L’area delle fornaci è diventata un “parco” a tutti gli effetti, in fase di completo recupero.

Dopo arte e cultura, passeggiate tra i vicoli del paese e sentieri tra i boschi è ora di dedicarsi…al riposo! E Caldè è il luogo ideale. Le spiaggette e le insenature che si aprono lungo la via sono mèta affollata nelle giornate estive. Vasche naturali create dalla bianca roccia per immergersi in tranquillità o ripararsi all’ombra della folta vegetazione. Un vero paradiso del relax, cullati dal suono delle onde che si infrangono sui sassi.

Caldè, una della frazioni di Castelveccana

Per chi cerca invece l’animazione della località turistica, niente paura! A pochi passi la musica cambia. Seduti al tavolino nella piazzetta del piccolo borgo di Caldè, al fresco degli ombrelloni ad ammirare le barche a vela che salpano e attraccano al porticciolo. Non c’è da chiedersi il perché si stata  definita “La Portofino del Lago Maggiore”!

FOTO/ via www.casasperoni.com; www3.varesenews.it; www.gruppo-alternativo.it; www.panoramio.com

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