Si spegne una voce della poesia italiana: è morto Edoardo Sanguineti

L’Italia perde uno dei suoi grandi poeti del Novecento, anima protagonista del Gruppo 63

di Laura Dabbene

 

 

Edoardo Sanguineti

GENOVA –  Forse è un luogo comune, una banale frase fatta, ma ogni volta che succede ci si accorge di quanto sia drammaticamente vera: l’Italia pare ricordarsi dei suoi poeti viventi solo quando vengono a mancare. Così è stato per Alda Merini qualche mese fa, così è ora per Edoardo Sanguineti.

Il poeta,  protagonista dell’avanguardia letteraria ed animatore dello storico Gruppo 63, aveva 79 anni. Ad un malore improvviso è seguito l’immediato ricovero all’ospedale genovese Villa Scassi di Sampierdarena: l’intervento è stato inutile ed il letterato è deceduto alle 13,30 di martedì 18 maggio a causa di una crisi cardiaca. La procura ha aperto un’indagine per omicidio colposo, dopo aver ordinato il sequestro della cartella clinica e si attende che venga richiesta l’autopsia. Chiara e drammatica la denuncia della moglie Luciana, che ha affermato di aver atteso due ore al pronto soccorso. Troppe per tenere legato alla vita l’esile respiro di un uomo, già gravemente segnato nella salute da un aneurisma precedente, che ora tutti piangono. «Non avrei mai immaginato che finisse così» – ha commentato la signora Luciana. Nessuno l’avrebbe immaginato. Nessuno l’avrebbe, soprattutto, voluto.

L’intellettuale era stato, oltre che docente di Letteratura italiana all’Università, anche impegnato sul fronte istituzionale, prima come consigliere comunale e poi come deputato nella liste del Partito Comunista: una vita spesa tra il lavoro letterario e quello politico, entrambi sostenuti da una forte carica ideologica.  Non poteva essere diversamente per un poeta che solo qualche anno fa scriveva: «In cinquant’anni molte cose sono profondamente cambiate, la poesia è cambiata, ma non è cambiato il compito dei poeti, quello di disegnare il profilo ideologico di un’epoca».

Domani, giovedì 20 maggio, Sanguineti era atteso per l’inaugurazione al Palazzo Ducale di Genova del 1° Festival del Comico. In una realtà contemporanea come quella italiana, dove molto c’è di comico, quasi di grottesco, ma per cui resta ben poco da ridere, egli era capace di guadare con ottimismo al futuro e pensare il suo lavoro in termini che si riassumono con una sua semplice frase, tratta dall’ultimo dei suoi interventi pubblici. «E’ meglio scrivere di riso che di lacrime, perché ridere è ciò che è proprio dell’uomo».

 

30 aprile 2003: il Gruppo 63 compie quarant'anni


Legato in maniera indissolubile alla sua città, Genova, dove era nato il 9 dicembre 1930, Sanguineti avrà da questa l’ultimo saluto, anche se ancora non si conoscono i tempi e le modalità. Esequie e lutto non rientravano infatti tra i pensieri dei coniugi Sanguineti, legati da 57 anni. È ancora la moglie a parlare: «Il cimitero dove seppellirlo? Non ci abbiamo mai pensato. Tante persone si pongono questi problemi io no. Spero solo che la città di Genova gli faccia una camera ardente, in modo che tutti possano vederlo».

Rimarrà nei cuori, il poeta genovese, oltre che nella storia della letteratura italiana. Aveva detto  «La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina». Ora che a morire è stato lui vorremo potergli garantire che, se il suo corpo «è una cosa morta», la sua memoria resterà per sempre «cosa viva».  

FOTO/ via  www.ananascinema.com; www.valis.it/eliaspallanzani

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