Si licenzia anche nel Pdl: a casa 41 dipendenti su 42

Cassa integrazione per tutti gli esuberi in casa Pdl: la fine dell'esperienza politica è anche un problema per i lavoratori. E senza finanziamento pubblico si sta peggio

pdl

Il Pdl licenzia i suoi dipendenti: 41 a casa su 42, la crisi della politica

Milano – La crisi della politica italiana tocca anche collaboratori e dipendenti, soprattutto nel centrodestra. Questo quando si potrebbe concludere dalla notizia resa nota in mattinata: il Pdl, causa cessata attività politica, lascia a casa 41 dipendenti su 42. E la colpa, almeno in parte, è anche dell’eliminazione del finanziamento pubblico dei partiti.

LA LETTERA – Giunta ieri in mattinata agli interessati, al centro della vicenda c’è proprio la tipica lettera di licenziamento: «a tutti i dipendenti Pdl. La presente per comunicare che in data 11 giugno 2014 è stata avviata la procedura ai sensi dell’articolo 24 della legge 223 del 27 gennaio 1991». Un licenziamento vero e proprio, con le modalità previste dalla legge per i contratti a tempo indeterminato – i partiti, a quanto pare, non amano i precari – sia del settore terziario, sia dei giornalisti. Tutti a casa, insomma.
I 41 esuberi sono dipendenti con vari incarichi, tutti assegnati alle sedi di Roma, Milano e Catanzaro: per loro adesso si apre la difficile stagione degli ammortizzatori sociali.

MOTIVAZIONI – I motivi sono presto elencati: da una parte la «cessata attività politica» del Pdl, di fatto smembrato in 3-4 formazioni diverse, dall’altra «l’impossibilità di mantenere finanziariamente la struttura dimensionale dell’organico del personale attualmente in forza, non essendo sufficienti al riguardo le minori risorse derivanti dal Finanziamento Pubblico dei Partiti Politici, a seguito del draconiano taglio operato dal D. Lgs. 149/2013». Un’accusa precisa all’eliminazione dei rimborsi elettorali, non sostituiti da un debito sistema di finanziamento pubblico.

Pdl (demotix.com)

Immagini d’altri tempi per il Pdl (demotix.com)

RICOLLOCAMENTO – I 41 senza lavoro ora saranno in cassa integrazione a 0 ore per almeno un anno, mentre le strutture deputate lavoreranno al loro ricollocamento. La lettera lascia anche aperta la porta della riassunzione, ma solo «nell’ipotesi della possibile ricompattazione delle forze politiche che fanno parte del centro destra presso l’associazione che unitariamente le comprenda».

L’ALLARME PER FORZA ITALIA – Berlusconi l’aveva detto a maggio: i soldi non ci sono più. Il lancio della campagna di raccolta fondi di Forza Italia era stata massiccia ed è tuttora in corso, un po’ perché i tagli sono stati ingenti, un po’ perché il capo stesso non intende più essere un bancomat in costante apertura. I licenziamenti nel Pdl ormai defunto sono un segnale d’allarme anche per i partner istituzionali di Forza Italia, che ora dovranno imparare a sganciare e non solo a ricevere. L’ha spiegato al Corriere della sera la senatrice e tesoriera del partito Maria Rosaria Rossi: «ho preso visione della situazione con le banche. Sto cercando di ridurre i costi e di eliminare gli sprechi, di aumentare le entrate e di ottenere il versamento dei contributi dovuti da parte dei parlamentari».

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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