Roma - Nuovamente sotto attacco i giovani italiani, vere vittime della crisi del nostro sistema economico e sociale. Dopo esser stati accusati di essere dei “mammoni” e dei “bamboccioni”, oggi gli studenti italiani si prendono anche l’appellativo di “sfigati”.
A definirli così ci ha pensato il Viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali Michel Martone, che è così intervenuto durante un incontro sull’apprendistato svoltosi oggi a Roma alla presenza tra gli altri del Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini: “Se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato. Bisogna dare messaggi chiari ai giovani”.
Il Viceministro ha poi aggiunto: “Se invece scegli un istituto tecnico a 16 anni sei bravo. Essere secchioni in fondo non e’ male, almeno hai fatto qualcosa”.
Non si è fatta attendere la risposta seccata del mondo studentesco che ha voluto sottolineare come la vera sfortuna per gli studenti sia dover avere a che fare con un sistema universitario disorganizzato, poco sovvenzionato e privo di agevolazioni per gli studenti/lavoratori: “Sfigato – dice Claudio Riccio, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza – è chi non percepisce una borsa di studio pur avendo diritto a riceverla; chi deve fare lavori precari, o spesso a nero, per pagarsi gli studi; sfigato e’ chi viene abbandonato dallo Stato nel suo percorso formativo. Sono migliaia gli studenti, spesso fuori sede, che non avendo altre possibilità sono costretti a rallentare gli studi per lavorare e pagare tasse sempre piu’ esose. Servono invece strumenti che consentano a tutti di terminare gli studi in regola, non insulti. E’ vergognoso che il componente piu’ giovane del governo Monti sia anche colui che piu’ offende la nostra dignita’, di giovani, di studenti”.
L‘Unione degli Universitari (UdU) si dice indignata per le dichiarazioni di Martone: “Invitiamo Martone ad informarsi sulla situazione del sistema università nel nostro Paese, prima rilasciare simili dichiarazioni – spiega Michele Orezzi, coordinatore nazionale UDU. Se conoscesse la realtà studentesca non si sognerebbe neanche di fare certe affermazioni. L’Italia è l’unico Paese al mondo dove non ci sono i soldi necessari per coprire le borse di studio che dovrebbero essere lo strumento per tutelare il diritto allo studio sancito dalla nostra Costituzione, con gli investimenti per il diritto allo studio più bassi d’Europa, con le terze tasse universitarie più alte in Europa e con il 40% degli studenti universitari che fanno almeno un lavoro per mantenersi gli studi. Lo vada spiegare a loro che se a 28 anni stai ancora studiando sei uno sfigato, lo vada a spiegare ai figli dei cassintegrati che nonostante tutte le difficoltà continuano a frequentare l’università, magari costretti ad un lavoro in nero“.
Non trova corretti i toni, ma è d’accordo sui contenuti, invece, il direttore generale dell’università Luiss di Roma, Pierluigi Celli: “La media europea non arriva a 24 anni. I nostri giovani si laureano dopo i 27 anni. Il mercato del lavoro ormai è europeo se non internazionale. Quindi, i giovani italiani con la laurea rischiano di presentarsi con tre, quattro anni di ritardo rispetto ai giovani europei. Si deve arrivare alla laurea al massimo un anno dopo le annualità previste, diciamo entro i 25 anni”.
Davide Lopez
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