Sexting: allarme tra gli adolescenti. La parola alla sessuologa

2 adolescenti su 5 fanno sexting, anche tra gli 11 e i 14. E' allarme per l'identità e la reputazione dei minori sul web. Parla la sessuologa Ilaria Consolo

(formicargentina.it)

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Dalla crasi delle parole inglesi sex (sesso) e texting (messaggiare) nasce il sexting. Un neologismo, una realtà, un allarme, una potenziale arma contro identità e reputazione. Lo scambio di immagini intime e testi erotici attraverso i mezzi informatici è, oggi, una tendenza in rapida espansione, diffusasi ovunque e tra chiunque, indipendentemente dal genere, dall’età e dallo stato civile. E se poco (o quasi) ci sarebbe da preoccuparsi nel caso di uomini, donne, etero, gay, single, sposati, tutti rigorosamente adulti e consci dei rischi, il discorso cambia drasticamente quando ad essere travolti dal fenomeno sono i minorenni. È quello che sta accadendo. Anche in Italia.

I DATI – Secondo i dati relativi al 2016 dell’Osservatorio nazionale adolescenza – diffusi da Pepita Onlus – su un campione di oltre 7.000 adolescenti italiani, il 6% avrebbe dichiarato di aver inviato foto e video sessualmente espliciti tramite WhatsApp o social network, mentre il 2% avrebbe addirittura fatto sesso davanti ad una webcam. Telefono Azzurro già da anni, ormai, sostiene la pericolosità di tali pratiche. Dai suoi sondaggi, infatti, è emerso che almeno 2 adolescenti su 5 hanno fatto sexting almeno una volta e il primo messaggio con contenuto sessuale è stato inviato ad un’età compresa tra gli 11 e i 14 anni. E ancora, che il 10% degli adolescenti (1 ragazzo su 10) ha l’abitudine di farsi selfie senza vestiti e in pose osé e che il 3% ha altresì la mania di pubblicare tali foto sui social network. Partendo dal presupposto che scattarsi selfie pornografici non è reato, è bene, d’altro canto, ricordare comunque che inviare foto che ritraggono minorenni in pose sessualmente esplicite configura il reato di distribuzione di materiale pedopornografico. La responsabilità, dunque, sta anche – e forse sempre – nell’occhio di chi guarda e (r)invia.

PER INFORMARCI ED INFORMARE – Quello del sexting è certamente un universo sconfinato, vario e a suo modo attraente ma al contempo altamente viscoso. Perché se l’immaginazione spinge a veder riflesso nello schermo il paese dei balocchi della lussuria, oltre quella superfice fredda e anonima potrebbero nascondersi trappole e inganni. Ma del resto, finché non ci si mette il naso e non si vedono spuntare le conseguenze (Pinocchio docet) che quelle di Lucignolo siano solo fandonie non si crede. Alla luce di ciò, Wakeupnews ha voluto, in un primo momento, indagare a suo modo sulle dinamiche messe in atto in questo mondo ed ha, pertanto, fatto il suo ingresso in chat e siti di sexting, conversato con i suoi utenti, ascoltato le loro confessioni e svelato qualche retroscena. In un secondo momento, ha tentato di tradurre le informazioni e le rivelazioni raccolte in un’analisi scientifica e psicologicamente affidabile. Ciò è stato possibile grazie alla dottoressa Ilaria Consolo, psicoterapeuta, sessuologa clinica, specialista in dipendenze, vice presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma nonché autrice del libro Il piacere femminile, la quale si è resa disponibile a rispondere ad alcune domande.

Cos’è che spinge un minore a praticare il sexting – addirittura anche con estranei – senza riflettere sulle possibili conseguenze dannose?

Sicuramente, molto spesso, gli adolescenti lo fanno anche per gioco, per piacere, a volte per accondiscendere alla richiesta del fidanzatino di turno e, quindi, per non deludere le sue aspettative. Possono farlo anche per incrementare una sorta di desiderio narcisista e anche per sperimentarsi. Però, teniamo conto che all’interno dell’adolescenza, una fase molto delicata e di grandi cambiamenti a tutto tondo, è forse anche un modo per ricercare la propria identità sessuale, nonché un modo per sentirsi grandi. A volte, lo si fa anche per attirare inconsciamente l’attenzione, magari parentale, che in alcune circostanza è davvero scarsa. Chiaramente, bisogna considerare che il tutto viene aiutato, oggi, dalla maggiore familiarità e anche forse assuefazione al web e ai contenuti sessuali espliciti che vi circolano. 

Quali possono essere le conseguenze psicologiche di un errato approccio alla sessualità? Come il sexting può influenzare negativamente la dimensione affettiva di un adolescente?

Secondo molte ricerche, chi si interfaccia con queste pratiche potrebbe arrivare a giudicare in modo improprio dei comportamenti che potrebbero essere sessualmente a rischio e adottare atteggiamenti discriminatori nei confronti dell’altro sesso, lì dove per alcuni vige ancora una sorta di doppia morale. Questa è certamente una grande difficoltà rispetto all’affettività e al rapporto reale. Senza contare che l’esposizione alla pornografia prematura potrebbe, in casi estremi, portare a forme di dipendenza. In generale, un approccio improntato all’immaginazione, senza il contatto vero e proprio, fa perdere la realtà dell’incontro, perché non vi sono i sapori, gli odori, i respiri, non vi sono gli sguardi. Ciò rende, dal punto di vista sessuale, tutto già scontato, improntato nell’ottica di un rapporto usa e getta. In tal modo, in conclusione, si vanno a bruciare le normali tappe di conoscenza tra due individui, quindi, gli scambi per così dire “normali”. Non dimentichiamo che esistono anche altre conseguenze, forse peggiori, quali il cyberbullismo e la pedofilia.

Quando ritiene che sia indispensabile l’intervento da parte di un adulto – i genitori o, in casi più estremi, un sessuologo -  e come dovrebbero agire?

Io credo che, innanzitutto, i genitori dovrebbero partire da un maggiore dialogo con i figli, oggi, purtroppo, sempre più scarso a causa, a volte, degli impegni lavorativi di entrambi i genitori. Io penso che una comunicazione efficace, aperta e serena e un rapporto qualitativamente migliore, basato comunque sull’ascolto e sulla fiducia possano contribuire a creare delle basi educative rispetto alla sessualità e all’affettività.

(koolnews.gr)

(koolnews.gr)

Più dell’80% degli adulti italiani pratica il sexting. Lo scambio di fantasie erotiche tra persone mature e consenzienti può, dunque, avere aspetti vantaggiosi? Se sì, quali?

Nelle coppie stabili, sicuramente sì, perché aumenta l’intimità e l’eccitazione. Inoltre, è anche un modo per poter condividere le fantasie.

Da quanto rilevato, il sexting viene praticato con un’alta frequenza – in media almeno una volta al giorno, spesso anche due volte – e dovunque – a casa e anche in ufficio. Quando questo atteggiamento può essere definito patologico?

Questo atteggiamento può essere definito patologico nel momento in cui scatta una dipendenza, quindi, quella che noi chiamiamo una addiction, soprattutto in soggetti che hanno delle problematiche depressive e/o che hanno difficoltà ad instaurare rapporti concreti nella realtà.

Tra i praticanti di sexting che abbiamo ascoltato, molti hanno dichiarato di non guardare film porno, perché considerati poco stimolanti. Da cosa deriva, dunque, l’eccitazione nello scambio di materiale erotico tramite chat o sms rispetto alla tradizionale pornografia?

Per via delle nuove tecnologie, sta progressivamente cambiando il nostro modo di conoscere e anche di vivere le relazioni. Internet è diventato il luogo non luogo dove potersi esprimere, dove poter trasgredire, dove poter evadere, funziona molto spesso come rifugio dal reale. Rispetto alla pornografia, nel sexting si è soggetti, ovvero non si fruisce passivamente del filmato pornografico, ma si agisce direttamente, si è protagonisti dell’interazione. Ma ricordiamo, comunque, che si tratta pur sempre di persone che si mantengono nel virtuale.

Alcuni adulti – tra i 40 e i 50 anni, spesso sposati – con cui abbiamo avuto modo di parlare – hanno dichiarato non solo di non provare inibizione nell’avere partner virtuali tra i 18 e i 20 anni (probabilmente anche meno), ma hanno addirittura confermato di preferire questa fascia di età perché ritenuta – testuali parole – “più esperta”. È davvero così o vi sono ulteriori ragioni latenti?

Il fatto che le ragazzine di oggi abbiano una maggiore consapevolezza del proprio corpo e della propria sessualità è assolutamente vero. Certo è, però, che rispetto ad una donna adulta, c’è una consapevolezza differente dell’intimità fisica. Ma, in verità, non è solo questo che spinge un uomo adulto a ricercare diciottenni nel web, uno dei motivi potrebbe essere la trasgressione data dall’accostarsi ad una ragazza così giovane, o il sentirsi da una donna di età tanto differente pur se nel virtuale.

Nel sexting tra estranei non sempre si sceglie di traslare la sfera virtuale al reale, ovvero di concretizzare in un incontro di persona le fantasie scambiatesi tramite sms o chat. Non lo si fa per paura, per scarsa fiducia o anche per altre ragioni?

Non sempre è una questione di scarsa fiducia. Spesso deriva anche dalla volontà di mantenere nascosta la vera identità. Non è raro che attraverso il sexting si decida di alterare i propri dati e basarli su come si vorrebbe essere e non su chi si è realmente. A volte, il sesso virtuale funge effettivamente da preludio ad un primo incontro ma, molto più spesso, è solo un modo per giocare e trasgredire, per quello si sceglie di non andare oltre. A volte, ancora, è utilizzato per l’infedeltà digitale, quindi, come una sorta di tradimento senza impegno e soprattutto immune ai rischi legati al rapporto reale.

Dietro la ricerca di partner virtuali ed anonimi può nascondersi la paura di essere giudicati nel mondo reale?

L’anonimato libera dal giudizio, dall’ansia da prestazione, dalla vergogna e dal pudore, motivo per cui si riescono anche ad esternare più facilmente quelle fantasie sessuali represse e vissute come anticonvenzionali. Dietro uno schermo, quindi, diviene più semplice parlarne, confrontarsi e metterle in pratica.

Antonietta Mente

@AntoMente

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