Sexsomnia: quando il sonnambulismo aumenta i desideri sessuali

Un disturbo del quale gli  uomini risultano nettamente più a rischio delle donne

di Mara Guarino

Anche l'insonnia è un disturbo del sonno frequente e fastidioso

Milano - Svegliarsi al mattino senza ricordare di aver fatto sesso la notte precedente… Potrebbe  sembrare la scena di un  film iniziato con una bevuta colossale in un bar, invece è una malattia. E anche piuttosto seria. Si tratta della sexsomnia, un disturbo del sonno che spinge quanti ne sono affetti a soddisfare i propri bisogni sessuali nel corso della fase REM.

Attualmente, si stima che nel mondo ne soffra almeno una persona su 100 ma la percentuale sale all’8% per pazienti già colpiti da sindromi affini, quali insonnia e sonnambulismo. La patologia interessa gli uomini 3 volte in più che le donne. La dinamica è tuttavia la stessa: il desiderio erotico, sempre inconsapevole, viene soddisfatto nella più totale incoscienza. Si va dall’autoerotismo al rapporto vero e proprio.

E’ dunque la presenza di un eventuale partner a rivelarsi fondamentale per la diagnosi. Anche se purtroppo, a causa della sua natura intima e piuttosto imbarazzante, il disturbo rimane spesso confinato tra le pareti domestiche. Non mancano tuttavia altri sintomi che dovrebbero quanto meno fungere da campanello di allarme: sonnolenza, stanchezza, cattivo umore indotto dalla sensazione di non aver riposato bene. Una sorta di sonnambulismo, accompagnato però dalla particolarità, nemmeno da poco, delle pulsioni erotiche.

La sexsomnia è una malattia di recente scoperta. E’ solo dal 2005 che è infatti annoverata tra i disturbi del sonno. Per questa ragione, ha decisamente catalizzato gran parte dell’attenzione del recente SLEEP 2010, riunione annuale della Associated Professional Sleep Societies, tenutasi a San Antonio, in Texas. A tenere banco sono state soprattutto le ricerche della University Health Network di Toronto, che ha condotto una massiccia attività di intervista sull’argomento. Lo studio ha coinvolto circa 832 pazienti.

La patologia può a arrivare a causare grossi problemi con la legge

E’ il ricercatore Sharon Chung a spiegare l’importanza dei dati raccolti i quali confermano, innanzitutto, la totale mancanza di cognizione dei “sonnambuli del sesso” al momento degli episodi notturni. “Siamo rimasti sorpresi”- spiega Chung – da quanto sia comune questo disturbo. Il dato da noi rilevato dell’8% sembra davvero elevato ma è opportuno sottolineare che abbiamo studiato l’insorgenza dello specifico disturbo in soggetti che sono già affetti da altre malattie del sonno. In ogni caso, il disturbo diventa un vero problema quando i sintomi sono insostenibili e quando comporta problemi di natura legale”.

In effetti, da un punto di vista giuridico, la situazione è quantomeno controversa. Sempre più di frequente la patologia è usata come strumento di  difesa in tribunale per casi di abusi rivolti a persone dell’ambito familiare. E’ ad esempio di qualche settimana fa la notizia di un uomo belga che, accusato di molestie nei confronti della figlia di 4 anni, è stato assolto dal Tribunale di Mons, dopo che gli opportuni test medici lo hanno individuato come colpito da sexsomnia. Una decisione davvero difficile, che non ha mancato di scatenare polemiche. Ovviamente, l’accusa ha già optato per il ricorso.

In attesa di giudizi definitivi, l’unica strada percorribile sembra quella della terapia. Purtroppo, non esistono cure o rimedi certi ma i centri del sonno possono facilitare la conferma della diagnosi e suggerire al paziente una serie di comportamenti utili a limitare gli episodi. E’ di solito consigliato un supporto psicologico per sconfiggere l’ansia, una delle cause di insonnia più ricorrenti. Sono invece assolutamente da evitare alcool e sonniferi.

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