Serena Dandini e le sue Confessioni di una donna piena di amabili difetti

La copertina del libro

Lasciati balconi fioriti e diamanti (non quelli della Lega Nord, bensì i preziosi del suo successo 2011, Dai diamanti non nasce niente. Storie di vita e di giardini), Serena Dandini non abbandona ricordi e riflessioni personali, di cui era gà condito il libro appena menzionato, per allietare i lettori e torna in libreria con un nuovo  volume – sempre edito da Rizzoli - Grazie per quella volta. Confessioni di una donna difettuosa.

Definirli racconti non è forse propriamente corretto, se non altro per ciò che ci si aspetterebbe da questa forma narrativa (una trama, dei personaggi, una vicenda definita e conclusa in sè), quanto  piuttosto e più genericamente ‘scritti’ o appunto ‘riflessioni’ di chiara ispirazione autobiografica, dove prendendo spunto dall’esistenza personale l’autrice riesce ad allargare lo sguardo e rendere il ‘particolare’ – la vita di un singolo con il suo bagaglio di esperienze – qualcosa di generale e valido per molti.

Così nel  capitolo Le cose ecco l’elenco dei troppi oggetti inutili accumulati durante raid di shopping compulsivo o perchè si pensava di averne bisogno. Ognuno ha la propria lista, cui forse non ha mai pensato, ma leggendo quella di Serena non può che sovvenirgli insieme alla stessa tentazione di liberarsene…senza successo, ovvio, perchè buttare via le cose inutili  è quasi sempre  impresa non solo titanica, ma che ci priva anche di una parte di noi. Meglio accumulare, nonostante l’impietosa analisi del tempo perduto per ritrovare quegli stessi oggetti quando realmente se ne ha necessità o l’evidente verità  sul fatto che – inanimati eppur dotati di vita propria – fuggano dai nascondigli che abbiamo scelto  per loro e ricompaiono altrove. La soluzione finale sta in un elastico che ne limiti i movimenti, li ancori al luogo  in cui ‘devono’ essere e ci regali l’ullusione di averne il dominio mentre è chiaro che sono loro a possederci, mai il contrario.

I ‘racconti’ della Dandini sono esattamente come lei appare in tv. Sorridenti e spiritosi, capaci di giocare con il lettore come se fosse un ospite sul (purtroppo ex) divano di Parla con me. Ai tanti dettagli tratti dalla vita privata dandiniana si  mischiano citazioni di analisi scientifiche e accreditate statistiche («Ho letto non so dove che un certo studio americano ha detto che…») senza che il tono perda il suo carattere fresco e schietto, lo stesso  di quando a ruota libera la scrittrice racconta del processo d’invecchiamento, dramma di  ogni donna e quasi ‘peccato’ in una società cui manca poco perchè il botulix entri nel paniere Istat dei beni di prima necessità.

Molti sono i capitoli dedicati a certe ossessioni dandiniane, che il lettore riconosce qualora sia anche uno spettatore mediamente assiduo dei suoi programmi, come quelle di Black is black – «Più che un colore, una filosofia di  vita» – in cui qualcuno potrebbe scoprire per la prima volta l’esistenza di un’abissale e insospettabile differenza tra il nero inchiostro, il nero seppia, il nero carbone e il nero polvere.

Serena Dandini e Dario Vergassola sul divano di "Parla con me"

E non può mancare l’amore e il rapporto uomo-donna, sviscerato nelle sue dinamiche e stranezze in Coppie vs single (e viceversa), dove legame è spesso sinonimo di  litigio e discussione – espedienti per fare la pace subito dopo – e in cui il racconto di esperienze diffuse e ordinarie si intreccia con quello dei protagonisti di grandi romanzi (Il gatto di George Simenon, Sonata a Kreutzer di Tolstoj) o le vite di coppie famose (ancora Tolstoj e la moglie Sof’ja) perchè «Quello che mi ha sempre colpito nelle biografie dei grandi della storia è la minutaglia quotidiana che li avvicina a noi comuni mortali». E’ lo stesso per molte pagine di Grazie per quella volta, da cui traspare l’esistenza ‘minutamente comune’ di una donna di spettacolo alle prese con problemi e situazioni (come in Io piango) di una qualunque casalinga di Voghera (quando non combatta con spesa e aspirapolvere però…).

E  magari qualcuna tra le più fortunate avrà come la Dandini, nella sua valigia della memoria (valigia imperfetta come emerge chiaramente nell’ultimo capitolo che dà ancche il titolo al libro), l’incontro con un misterioso uomo brizzolato, in un ristorante, che avvicinandosi ringrazia «per quella volta», evocando un episodio di cui non ci si ricorda affatto, come non ci si ricorda di quel volto, prefendo in fondo così, per non scoprire che si è trattato non di una storia d’amore e di passione, ma una banalità.

Serena Dandini. Grazie per quella volta. Confessioni di una donna difettosa. Milano, Rizzoli, 2012. € 14,50.

Laura Dabbene

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