Serbia-Albania, la politica internazionale irrompe nel calcio

I fatti avvenuti a Belgrado fanno pensare che Serbia-Albania sia stata utilizzata come strumento di politica internazionale, i cui tratti sono ancora oscuri

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Serbia-Albania, il drone entra in campo e scatena il putiferio. Critiche all’Uefa che ha permesso lo svolgersi di una partita ad altissimo rischio (foto:  bbcimg.co.uk)

La partita di ieri sera lascia dietro di sé un senso generale di disgusto, e una serie di interrogativi che fanno quantomeno riflettere. È necessario partite però da un presupposto: Serbia-Albania non poteva e non doveva essere giocata. Vanno bene gli spot sul fair play, sul calcio come strumento di pace, ma permettere lo svolgersi di una partita del genere è follia. Perché, è necessario che sia chiaro, la discordia tra i due popoli non riguarda qualcosa appartenente al passato, ma è tremendamente attuale, e basta veramente poco per perdere il controllo della situazione.

LA BANDIERA DELLA GRANDE ALBANIA –  In questo caso, a far esplodere la tensione è stato l’ormai famoso drone, che intorno al quarantesimo ha sorvolato il campo ‘sventolando’ la bandiera della Grande Albania, un concetto etnico che comprende, oltre ai confini politici dello Stato albanese, anche alcuni territori di Serbia, Montenegro, Macedonia e Grecia. Ai  lati del disegno i cui si distinguevano i volti di Ismal Kemali e Isa Boletini, protagonisti del nazionalismo albanese e delle guerre balcaniche nei primi anni del Novecento. In basso, la scritta ‘Autochtonous’, a ribadire l’appartenenza di quelle terre all’etnia albanese.

GLI EFFETTI DELLA BANDIERA  - Per meglio comprendere la gravità della provocazione messa in atto, è  necessario riflettere su un punto: quando di mezzo ci sono una o più guerre, ogni simbolo nazionalista rievoca nella mente della parte avversa eventi tutt’altro che piacevoli. E per i serbi, è inevitabile che la mente vada, ad esempio, ai massacri compiuti dalle SS Skenderberg, una divisione nazista voluta da Himmler in persona, e composta da fascisti albanesi, che si macchiò dell’uccisione di circa 30mila serbi, e dell’espulsione di altri 100mila; o alla pulizia etnica degli ultimi anni, che costringe oggi le comunità serbe alla fuga o, in alternativa, alla vita nelle enclavi, assistendo alla distruzione di chiese e monasteri ortodossi presenti in quelle terre da secoli.

GESTO PERICOLOSO – E ci teniamo a specificarlo, non è questione di propendere per questo o per quello, ma di capire quanti danni avrebbe potuto creare quella che agli occhi di molti appare ancora come un semplice sfottò, su cui magari ci si può anche permetterci il lusso di riderci sopra. Tutt’altro, ma è necessario conoscere i fatti, qui riportati in maniera sintetica, per capire come quel drone avrebbe potuto creare un caos inimmaginabile.

TENSIONE IN CAMPO  - Ed è probabile che di questo se ne siano resi conto i giocatori serbi, che si sono immediatamente adoperati per ‘abbattere’ il drone. In quel frangente, non è stato invece comprensibile l’atteggiamento dei giocatori albanesi. Una volta che Mitrovic e Gudelj hanno raccolto il drappo, senza strapparlo, com’è stato invece riportato da diversi giornali tra ieri e oggi, i giocatori ospiti si sono gettati contro i loro colleghi, scatenando una rissa nella quale diventa inutile dividere la ragione dal torto.

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Lo scontro in campo tra giocatori serbi e albanesi. Evidenti le carenze dell’Uefa, più attenta a evitare incroci sicuramente meno a rischio (foto: sky.it)

GLI ERRORI DELL’UEFA – Va chiarito però, che l’intera situazione si sarebbe evitata se l’Uefa avesse esteso a Serbia e Albania la regola secondo cui alcune Nazionali non possono essere sorteggiate nello stesso girone. Difatti, non tutti sanno che una norma del genere è stata prevista per evitare che si incontrassero, per motivi politici, Armenia e Azerbajan, in disputa sui territori del Nagorno-Karabakh, e  Gibilterra e Spagna, e che una norma analoga è stata applicata per evitare incontri internazionali tra i club di Russia e Ucraina. Perché non estendere la stessa ‘protezione’, evitando il match Serbia-Albania? La disputa su Kosovo e Metochia è ancora in essere, e le tensioni extra-calcistiche, nonostante i colloqui che le parti stanno portando avanti, sono ben note a tutti.  Possibile che nel massimo organismo europeo nessuno se ne sia reso conto?

LA VISITA DEL PREMIER ALBANESE – E se senza dubbio è un caso che Serbia-Albania preceda di pochi giorni la tanto attesa visita del premier albanese Edi Rama a Belgrado, la prima in assoluto, di sicuro c’è che ora sul viaggio diplomatico iniziano a sorgere dei dubbi. Non bastasse l’episodio in sé, ad essere indagato per aver pilotato il drone è Orfi Rama, fratello proprio del Primo Ministro, presente nell’area vip del Partizani Stadium.

PRESSIONI DELLE DIPLOMAZIE – Ad offuscare ancora di più la situazione, la dichiarazione rilasciata oggi dal premier serbo Ivica Dacic secondo cui «diplomatici europei hanno fatto pressione affinché i tifosi albanesi, che le autorità serbe volevano tenere in aeroporto, fossero autorizzati ad entrare allo stadio». La notizia, riportata anche da alcuni network serbi,  qualora confermata avrebbe del clamoroso, visto che anche l’Uefa aveva disposto il divieto d’accesso allo stadio per i tifosi albanesi, proprio al fine di evitare situazioni spiacevoli. Lontani dal voler dare spazio a tesi complottiste, sembra che gli ingredienti del delitto perfetto ci siano tutti. Ma a quale scopo? C’entra qualcosa con la presenza di Putin a Belgrado, prevista per giovedì alla cerimonia commemorativa della sconfitta nazifascista? Semplici ipotesi, ma una cosa è certa: mentre siamo concentrati a guardare le curve, durante Serbia-Albania la politica internazionale ha fatto irruzione nel calcio, entrando direttamente dai salotti.

Carlo Perigli
@c_perigli

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