Senato: così non si va avanti

Senato

Ieri i senatori Casson, Chiti, Corsini, Gadda, Dirindin, Gatti, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, Turano si sono autosospesi in seguito alla scelta di allontanare Corradino Mineo dalla commissione. L’oggetto del contendere è il Senato. È possibile che in un clima del genere si riescano a fare le famose (e, soprattutto, delicate) riforme costituzionali?

LA RESPONSABILITÀ DEL PD - Si tratta del primo episodio del genere? Certo che no. Solamente due giorni fa, infatti, è stato approvato un emendamento presentato da Gianluca Pini della Lega nord, che introduce la responsabilità civile diretta dei magistrati. La votazione è andata così: 187 favorevoli, 180 contrari, 65 astenuti. È chiaro, dunque, che molti deputati del Partito Democratico non hanno seguito l’indicazione del partito. Secondo le prime ricostruzioni, i ribelli sono stati circa cinquantasette. Un’enormità.

CALDEROLI IL DIVISORE - Il 6 maggio scorso, invece, la commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato con un solo voto di scarto l’ordine del giorno presentato da Roberto Calderoli. La proposta prevede i senatori eletti dai cittadini e la conservazione del potere legislativo del Senato. Il voto decisivo fu quello di Mario Mauro. Inutile dire che proprio l’ex ministro è stato sostituito in commissione dal capogruppo di Per l’Italia Lucio Romano.

101, DO YOU REMEBER? - Anche se in molti se lo sono scordati, l’attuale gruppo parlamentare del Partito Democratico è lo stesso che poco più di un anno fa si spaccò sul nome di Romano Prodi come successore di Napolitano. Proprio da quell’episodio, nacquero le intese (prima larghe, poi più ristrette con il diversamente berlusconiano Angelino Alfano) che tuttora reggono l’esecutivo. Come può un partito che non si è riuscito a mettere d’accordo sul nome del Presidente della Repubblica a voler cambiare addirittura la cosa più delicata di tutte, cioè la Costituzione?

Ora, Matteo Renzi ha ragione quando dice che c’è bisogna di riformare il paese. Ma per farlo, c’è bisogna di una maggioranza forte e coesa. Motivo per cui, per il bene di tutti, sarebbe meglio fare entro l’estate una buona legge elettorale per poi andare ad elezioni. Le riforme del Senato, della pubblica amministrazione, della giustizia e di tutto il resto le farà il prossimo Governo stabile. Caro presidente del Consiglio Renzi, perché non prende in considerazione questa ipotesi?

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews