Self/less e l’innato desiderio dell’immortalità

Self/less: quando la scienza sfida la metafisica e vuole superare anche i confini della realtà. Un film che dà spunti di riflessione e apre nuove frontiere

Self/Less, il poster (fonte: arlecchinoariston.it)

Self/Less, il poster (fonte: arlecchinoariston.it)

Self/less, un film che vuole sfidare ogni limite, nelle sale dei cinema USA dal 10 luglio 2015, mentre sugli schermi italiani dal 10 settembre 2015. Vanta la regia di Tarsem Singh, ed è interpretato da Ryan Reynolds, Natalie Martinez, Matthew Goode, Ben Kingsley, Sandra Ellis Lafferty.

Una rivisitazione in chiave moderna e medica del classico e intramontabile desiderio dell’uomo di voler oltrepassare ogni confine, anche quello della vita stessa per sfidare lo stesso creatore e rendersi immortale, oltre ogni concetto spirituale, religioso, attraverso la scienza e la medicina che sfiora quasi la fantascienza.

LA STORIA - Il protagonista, Damian Hale (Ben Kingsley),  business man edile newyorkese, alla soglia dei sessant’anni, all’apice della sua ricchezza, si ritrova a dover affrontare una delle sfide più dure della vita: un tumore molto aggressivo che giorno dopo giorno lo consuma e gli sottrae tempo da vivere, che Damian investe per cercare di  recuperare un rapporto con la figlia, attivista di professione,purtroppo sgretolatosi nel corso degli anni.
In questo scenario mesto, quasi, di rassegnazione, una speranza si accende nella vita di Hale: grazie ad una tecnica innovativa chiamata “shedding”, nonostante la malattia, Damian potrebbe continuare a vivere.  La procedura consiste nel trasferire all’interno di un corpo sano e giovane, creato artificialmente in laboratorio, la memoria della persona in fin di vita. Il cambio di identità e la necessità di prendere quotidianamente delle pillole sono le uniche due condizioni imposte dalla società per poter effettuare questa pratica. Il piano si attua a  New Orleans, setting principale delle riprese dell’intero film, dopo aver inscenato la sua morte, il nuovo Damian deve riabituarsi alla ritrovata agilità e fisicità del suo nuovo corpo, prestante, potente, “gentilmente concesso” dall’attore statunitense Ryan Reynolds.

Ryan Renolds, protagonista del film (fonte: cineclandestino.it)

Ryan Reynolds, protagonista del film (fonte: cineclandestino.it)

Sembrebbe una sorta di idillio: una nuova vita, una nuova città, una seconda occasione per Damian divenuto Edward, un 35 enne rampante, milionario e prestante, ma qualcosa non va secondo i piani. Durante delle crisi, delle allucinazioni sia notturne che vigili, il protagonista avrà apparizioni nitide di situazioni, persone e luoghi che non ha mai conosciuto o visitato, e s’insinuerà in lui l’atroce dubbio che, forse, quel corpo non sia una creazione ex novo del dott. Allbright, ma che abbia avuto un precedente proprietario… questo dilemma accompagnerà Damian/Edward in rocambolesche avventure alla ricerca della verità che, a tratti, sfociano nell’assurdo.  Sucessivamente Damian si troverà davanti all’evidenza di abitare il corpo di qualcun altro con una storia, una famiglia, un vissuto molto presente e si troverà a dover fare i conti con se stesso. Rinunciare all’eternità o mettere a tacere la propria coscienza?

UN POTENZIALE THRILLER SCI-FI CHE DIVENTA SOFT – Il film parte dall’assunto: Se potessimo avere più tempo da vivere quanto saremmo disposti a pagare? Un punto di partenza degli sceneggiatori Alex e David Pastor che, nella prima parte del film, regala grandi aspettative e che dà profondi spunti di riflessione anche su questioni etico-scientifiche, apre possibili scenari futuri della medicina. La segretezza di questa associazione, la figura a tratti salvifica ad altri conturbante del dott. Allbright, la dinamica della storia e i contrasti anche dei luoghi: dalla maestosa New York, alla più “selvaggia” New Orleans, danno grande carica al film e rendono la narrazione fluida, scattante, piena di colpi di scena; nonostante la staticità espressiva,quasi androide, di Reynolds, possa essere considerata come un limite per il personaggio.

La fase discendente del film sopraggiunge con la consapevolezza di Damian di vivere una vita in un corpo che non gli appartiene. Da questa presa di coscienza, il regista Singh, sembra perdere il controllo della storia. Il film perde la trama, la storia si sfalda: si è consumata tutta nella prima parte, Damian è in conflitto con tutto ciò che lo circonda e con se stesso, vittima dei sensi di colpa, confuso, quasi convulso.  La morale,alla fine , batte la scienza e il genio creativo, l’uomo si rende conto dei propri limiti e che ciò che resta nella vita sono i sentimenti, gli affetti. I toni d’azione sembrano essere del tutto abbandonati e di tutti gli interrogativi, gli spiragli su nuove realtà che si erano aperti non resta che un’ombra.Le certezze iniziali ritornano ad essere dubbi, l’onnipotenza di Allbright viene infranta, tutto sembra sgretolarsi,anche se si mantiene viva la speranza, ma il film, resta senza infamia e senza lode.

Mariateresa Scionti
@marysha87

foto: cineclandestino.it; arlecchinoariston.it; cinequanon.it

 

 

 

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