Sei anni fa il terremoto a L’Aquila. (Quasi) nessuno rideva

L'Aquila

Sono passati esattamente sei anni da quel maledetto 6 aprile 2009, quando l’Italia si svegliò e scoprì che a L’Aquila erano morte 309 persone. Ma, se ci si pensa bene, non sembra essere passato un solo giorno.

QUALE RICOSTRUZIONE? - Come ha riportato l’Adnkronos, proprio pochi giorni fa il primo cittadino de L’Aquila Massimo Cialente ha dichiarato in occasione della consegna del ‘Premio di laurea dedicato ai giovani studenti caduti a L’Aquila’ che la ricostruzione «dentro le mura ha raggiunto circa il 10% e solo il 3% nella zona più importante del centro storico». Una miseria, soprattutto se ci pensa che l’obiettivo era quello di finire la ricostruire entro il 2017, e cioè fra soli due anni. Ma il sindaco ha ricordato che «servono ancora circa 3,5 miliardi, oltre ai 4 miliardi già stanziati o spesi». Una nota positiva per fortuna c’è e cioè che «nei quartieri attorno al centro storico la ricostruzione è all’80%». Il problema più grande però, come ha detto Cialente, è che «Non abbiamo il personale per portare avanti progetti. Al governo non chiediamo assunzioni, per sgombrare il campo da manie clientelari, ma di spostare gli impiegati da altri uffici».

RISULTATI STRAORDINARI - E la politica? Il presidente del Consiglio dell’epoca, Silvio Berlusconi, nel gennaio del 2010 esaltò i «risultati straordinari» ottenuti a L’Aquila e raccontò che «All’inizio abbiamo pensato anche noi che forse avevamo peccato di ottimismo a fissare tempi così stretti per la realizzazione di tutte queste case, soprattutto avere in tempo dalle fabbriche i pilastri per le palazzine antisismiche». Invece «tutti hanno risposto in una maniera straordinaria. Sono circa 300 le aziende che abbiamo fatto lavorare qui. Il grande lavoro è stato quello dei servizi: case completate, dentro ma anche fuori, con tutti i prati fatti». Chissà, forse fra le case a L’Aquila di cui parlò Berlusconi c’era anche di cui si è parlato nel settembre scorso quando crollò il balcone.

NESSUNO RIDEVA - Sono passati sei anni anche da quando Francesco Maria De Vito Piscicelli al telefono disse: «io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto» e Gagliardi gli rispose: «io pure». L’unica cosa su cui ci sarebbe da ridere è il popolo italiano che subisce tutto questo senza la minima reazione. Le pazze risate.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: antimafiaduemila.com

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