Se riscopre il bene collettivo, la Sicilia riscopre se stessa

Le spiagge, i beni culturali, le isole pedonali in altre parole i beni comuni. Cambiare la loro gestione può cambiare la mentalità in una terra come la Sicilia?

Scala dei turchi, Realmonte - Agrigento (www.casevacanza.it)

Scala dei turchi, Realmonte – Agrigento (www.casevacanza.it)

Trapani – Nella terra in cui spesso ciò che è pubblico viene considerato di nessuno, nel luogo nel quale la fiducia verso l’altro è una chimera, sull’isola dove la coesione sociale è stata affidata da qualche secolo ai cosiddetti capifamiglia, qualcosa sta cambiando. In Sicilia, la povertà ha portato oggi a una situazione limite. Per intenderci, non si parla solo di povertà economica ma anche sociale. Ecco questa situazione potrebbe modificare alcuni schemi secolari. Uno di questi è l’uso del bene collettivo. Uno dei più preziosi e simbolo di un’isola è la costa. Proprio sulla costa ma non solo, qualcosa si muove e potrebbe avere delle conseguenze che i siciliani nemmeno si aspettano.

POVERTÀ, QUESTA SCONOSCIUTA – Ma che cos’è questa povertà? Quella economica è accentuata da 8-9 anni di crisi economica nazionale, ma è chiaramente frutto di un sistema socio-economico che non solo in Sicilia, sta dimostrando tutti i suoi limiti. Ma a questo la Sicilia c’è abituata da quando la lira fu introdotta dopo l’unità d’Italia e con la sua forza smantellò quegli 8000 telai citati diverse volte da Camilleri che permettevano esportazioni ai tempi dei Borboni grazie anche a una moneta debole. La società borbonica era però frutto del suo tempo pieno di guerre e disuguaglianze estreme. L’odierna crisi sociale è molto più forte. Portata dalla crisi, dalla classe dirigente sicula, dalla mafia e da uno stato nazionale che ha sempre dato quel poco utile per avere i voti che contano; il tutto si traduce nella poca intelligenza collettiva dei siciliani. Ecco se a Palermo, quinta città d’Italia per numero di abitanti, ci sono tre biblioteche comunali funzionanti, se non si sa cosa sia un centro civico, se tutto ciò che è pubblico non funziona ci sarà anche un motivo, e la colpa non può essere data solo ai cosiddetti funzionari o dipendenti pubblici furbetti.

SPIAGGE BENE COMUNE? – All’arrivare dell’estate in Sicilia e in Italia si dice che le spiagge “aprono”, concetto alieno dalla mente di cittadini californiani o spagnoli, che pur di spiagge ne hanno tante. Ecco questa potrebbe essere ricordata un’ estate diversa. Si sono infatti aperte varie questioni che facilmente ne apriranno di altre e stranamente stanno svegliando le coscienze, almeno di alcuni.  Partiamo proprio dalla Scala dei turchi, costa che negli ultimi anni è una delle piacevoli scoperte dei turisti che affollano la costa bianca di Realmonte e provano a portarsi via un po’ di quella marna considerata un toccasana per la pelle. Ecco questa costa, prossima candidata a diventare bene UNESCO, è di proprietà del Signor Ferdinando Sciabarrà, 67 anni, ex dirigente della camera di commercio, oggi in pensione. Il Comune di Realmonte e Legambiente sembrano essersi accorti ora che un bene così importante appartiene ad un privato. Quest’ultimo lascia e vuole lasciare l’accesso libero a tutti, ma intanto, settimane or sono, ha messo un cartello di proprietà privata. Il bene adesso potrebbe tornare alla comunità anche sulla carta e la sfida probabilmente seguirà al Tar.

SCOPELLO, PALERMO E ISOLA DELLE CORRENTI – Spostiamoci in direzione Palermo e andiamo a Scopello, fantastica frazione di Castellammare del Golfo, che dispone di un tratto di costa stupendo, posizionato accanto alla Riserva dello Zingaro. Ecco la famosa Tonnara di Scopello, malfaraggiu o deposito della tonnara risalente al XIII secolo e fino al XV patrimonio demaniale, che si affaccia sui fantastici faraglioni. La tonnara è oggi di proprietà di 30 famiglie e fino all’anno passato l’accesso era a pagamento, con tanto di sbarra ed omino all’ingresso. Ecco il comune, supportato da varie associazioni, ha deciso di lasciare libero l’ingresso ai bagnanti fino a 200 persone, cifra considerata come capienza massima. Scettica Legambiente, contrari i proprietari ma da quest’anno la proprietà della costa sarà demaniale sulla carta e di fatto. Andiamo a Palermo, città nella quale il bene pubblico è impietosamente abbandonato e dove il comune ha aperto quattro nuovi varchi abbattendo le recinzioni abusive e dove volontari puliscono periodicamente tratti di costa, spesso inquinati da incivili, per i quali recentemente sono arrivati nuovi fondi e i cittadini tornano a sperare. Da Palermo occorre saltare verso la Sicilia orientale, sull’Isola delle correnti: 10.000 m2 di storia ed estrema punta meridionale della Sicilia, dove meno di 5000 euro sono abbastanza per la Regione per far costruire ed affidare per 6 anni uno stabilimento che occulterebbe irrimediabilmente l’attuale mini paradiso, zona di “straordinario interesse” nel Piano paesaggistico della Provincia di Siracusa. Più di 8000 persone hanno firmato la petizione dell’associazione che lotta contro la costruzione del lido, che comunque è iniziata. Non sappiamo come finirà la storia, ma quest’atto rappresenta di per se segnale di risveglio.

Valle dei Templi, Agrigento (www.itaturismo.it)

Valle dei Templi, Agrigento (www.itaturismo.it)

AGRIGENTO E PALERMO: LA STORIA CHE CAMBIA? -  Lasciamo le spiagge e parliamo di patrimonio culturale, questo abbandonato per troppo tempo e tutt’oggi poco valorizzato. La Valle dei Templi è uno dei 10 patrimoni dell’umanità UNESCO presenti in Sicilia. Due anni fa, un censimento ha fatto emergere la presenza di 630 immobili abusivi mai abbattuti. L’ultima demolizione risaliva al 2001, prima di quest’estate. Una sentenza del 1998 si è sbloccata dopo vari ricorsi e la Procura della repubblica di Agrigento il 16 luglio ha concesso 30 giorni di tempo per iniziare le demolizioni. Verranno demoliti 8 fabbricati. A prescindere da alcune tensioni con i titolari, il 30 e il 31 agosto la sorpresa per le guardie forestali, incaricate dal comune per la demolizione, è stata il ritrovamento delle strutture già abbattute dai privati. Proprio Agrigento, la vecchia Girgenti, è stata anche protagonista nel 2015 per uno scandalo in consiglio comunale che ha portato ragazzi in piazza, come forse non si erano mai visti. A Palermo invece, dopo le prime resistenze, la più grande isola pedonale della città in via Maqueda sta riscontrando l’apprezzamento di commercianti e cittadini; in quartieri di periferia come Cruillas, un’area confiscata alla mafia che per 20 anni è stata utilizzata come utile discarica abusiva oggi diventerà un giardino con spazi condivisi. Sempre al centro, nonostante 7 bellezze siano fresche di nomina UNESCO, molte altre sono ancora in abbandono.

SARÀ RISVEGLIO? – Cronache loro, si direbbe da altre parti dove un articolo del genere non farebbe notizia ma parliamo di Sicilia. La riappropriazione degli spazi comuni può dare ai cittadini qualcosa da condividere per riscoprire lo stare insieme, ma anche permettere la riscoperta della propria cultura e perché no della lingua, il siciliano. Una cultura millenaria, origini e identità troppo spesso nascoste da stragi di sangue e abbandono possono permettere a quest’isola una risalita. In realtà l’intelligenza collettiva si crea attraverso processi lunghi, è vero. A differenza del passato però, c’è una generazione istruita che, se non scappa, può comprendere che il vero cambiamento non partirà da delle istituzioni marce ma da ragazze e ragazzi coscienti di chi sono e chi vogliono essere. I ventenni, trentenni che oggi sono ancora nell’isola e che grazie all’Europa sono usciti dal loro recinto, possono oggi creare quello che forse in Sicilia non c’è mai stato: una società democratica. Non c’è da illudersi però, si è all’anno zero e poco ci si deve aspettare dall’alto, come ben sapevano anche Libero Grassi o Peppino Impastato. Associazioni, cooperative, organizzazioni di vario tipo possono aiutare i siciliani a capire che pubblico non vuol dire dello stato o di nessuno bensì di tutti e a svegliarsi da un sonno indotto che dal coma rischia di portare alla morte.

Domenico Pellitteri

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