‘Se non mi tengo volo’. La mistura rock dei Carnival

La copertina del nuovo album dei Carnival "Se non mi tengo volo"

La copertina del nuovo album dei Carnival “Se non mi tengo volo”

È sempre un gran piacere esplorare l’underground nostrano, malgrado una simile dicitura sia più accostabile a una sorta di status sociale che a una reale condizione artistica. Questo perché l’Italia – lo abbiamo sempre sostenuto e lo sappiamo benissimo – è letteralmente imbottita di ottime personalità pensanti. Trattasi di soggetti o agglomerati annidati nei sottoscala polverosi dell’anonimato, che quindi faticano sempre di più, giorno dopo giorno, ad arrivare all’occhio o all’orecchio dell’opinione pubblica senza subire bypass da tubo catodico o assoggettamenti di ordine pseudo commerciale. In un ambito tricolore prevalentemente rock, una band giovane e fresca come quella de I Carnival – sì, ci vuole l’articolo iniziale – emerge dalle coste liguri per proporre un sound magari non chissà quanto innovativo, ma di gran lunga più interessante e fresco di tantissima tumefazione nazional-popolare.

LA FORZA DELLE IDEE, queste sconosciute, gioca il ruolo fondamentale nelle vesti di pane quotidiano per Leonardo Elle (voce e chitarra), Roberto Benacci (chitarra solista), Milo Manera (basso) e Leonardo Pierri, quattro ragazzi di La Spezia uniti dal puro spirito del rock’n'roll ma non per questo meno direzionati verso orizzonti di esplorazione (manco a dirlo) sotterranea molto utili a proporre misture di generi e sottogeneri. Fin dalle prime note del loro nuovo lavoro in studio Se non mi tengo volo (titolo più che propositivo, si direbbe; nei negozi dal 23 novembre), dalle corde dei Carnival emerge una sorta di visione trascendentale che prende rock e nuovo rock italiano di inizio ’90 (Litfiba, Afterhours, CSI e Marlene Kuntz molto a sprazzi) per poi scaraventarlo nelle cantine fiorentine e bolognesi di metà ’80, dove prima si faceva e poi si frantumava le ossa tanta wave d’importazione anglosassone e sperimentazione elettrica di matrice newyorkese.

2

I Carnival

UN PO’ DI QUESTO, UN PO’ DI QUELLO – Scorrendo i brani di questo secondo album, Se non mi tengo volo (il primo era il più oscuro Superstellar, anche quello pubblicato nel 2015), non si rischia poi di bestemmiare in maniera così atroce se si afferma di percepire, a tratti, echi wave/alternative alla Fugazi, Wire o persino primissimi Gang Of Four, tutti pezzi di mosaico che concorrono a dimostrare in che modo elementi come urgenza espressiva e cultura musicale possano eventualmente anche andare a braccetto, di tanto in tanto. Meglio ancora se il fattore urgenza viene coadiuvato dalla scelta – sempre più coraggiosa, a quanto pare – di scrivere e cucire testi in lingua italiana.

IRONIA COME ARMA AGGIUNTIVA – Una band come quella dei Carnival – non a caso capace di raggiungere il prezioso palcoscenico finale del concorso Arezzo Wave Band nel 2014, ad oggi considerato ancora come uno dei più eterogenei spazi di sperimentazione generazionale – è capace di sfruttare tutte queste caratteristiche aggiungendo un ulteriore tassello identitario, vale a dire l’ironia. Sembrerà anche una sciocchezza o una facile scappatoia per la costruzione espressiva di tematiche non del tutto estranee alla nostra contemporaneità, ma si tratta comunque di un fattore la cui gestione risulta essere sempre estremamente delicata se non proprio fragile, pena lo scadere in volgarità deleterie e ben poco utili alla causa. Basta rispolverare l’opera omnia – per quanto enorme – di un certo signor Zappa per capire come apportare al meglio un innesto di simile conformazione senza risultare ridondanti e deleteri.

Un'immagine emblematica?

Un’immagine emblematica?

IL DISCO – Questo, i signori Carnival, lo sanno sostanzialmente bene quando si spingono anche verso un certo garage rock insito in brani come Cinema Paradiso o quando preferiscono dilatare il proprio raggio d’azione verso le sonorità slide-blueseggianti di Ora che non ho più te, così come nei territori psichedelici di Rollingstronz (Kula Shaker?) prima di sparare a zero con tasselli del calibro di E me ne sbatto il cazzo (sì, proprio così), Furia fuggitiva, La psiche inversa (è lecito sentirci un pizzico di Jane’s Addiction, qui?) o Pornovisione cult, senza evitare – come accennavamo – di fare una visitina a spunti wave essenziali in Triangolo shock e Tutti i vizi che ho.

Morale della favola: date una chance ai Carnival e non ve ne pentirete, specialmente qualora doveste scegliere di andarli a testare prima di tutto in sede live. In quel caso fate molta attenzione alle natiche, potrebbero lievemente dolere al rientro serale.

Voto: 7

Stefano Gallone

@SteGallone

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews