Se la TV trasmettesse i talk show delle buone notizie

Le buone notizie

Una puntata di Ballarò

E LE BUONE NOTIZIE? – Da domenica a domenica, sera dopo sera, la televisione ci propone tutta una serie di trasmissioni di inchiesta e talk show che pongono al centro della discussione, quasi sempre, brutte notizie. Ballarò, Report, Servizio Pubblico, Porta a porta, Otto e Mezzo, per citarne solo alcuni, ci propongono l’ennesimo scandalo, analizzano l’ultimo caso di corruzione, gettano luce su quei privilegi cui tenacemente rimangono attaccati i soliti noti. E gli ospiti sono spesso gli stessi, qualcuno anzi lo rivedi la stessa sera in un altro dibattito trasmesso due ore più tardi. E te ne vai a letto con un peso sul cuore, sentendoti impotente, sconfitto, indotto a pensare che non ci sia via di uscita, che sono tutti uguali, che alla corruzione non c’è limite. Ma possibile che sia tutto marcio? Davvero non esistono le buone notizie?

«La vera notizia è che nonostante tutto, anche nel nostro paese esistono migliaia di persone nella società civile così come nelle istituzioni locali, che operano con spirito di servizio, con onestà, adoperandosi per costruire una realtà diversa e per migliorare la qualità della vita di tante comunità». Lo dice con foga Marco Boschini, coordinatore dell’associazione, quella dei Comuni Virtuosi, che pochi giorni fa ha lanciato in rete la petizione “Date spazio alle buone notizie!”, una sorta di provocazione, con cui si vuole chiedere alla TV, soprattutto quella pubblica, di dare spazio anche ai tanti esempi virtuosi che fanno onore al nostro paese.

LE BUONE IDEE CHE SUSCITANO EMPATIA – Non che si voglia oscurare la cattiva politica o il malaffare: la denuncia è sacrosanta. Ma esiste anche altro. «Perché quello cui si assiste – riprende Boschini – è una sorta di gioco al ribasso. Raccontare il “marcio” è funzionale un po’ a tutti: ai media, che si accorgono quanto lo schiamazzo e la polemica assecondino il senso di sconforto generale, e anche alle persone, che così si sentono giustificate a non far nulla, a rimanere passive. Tanto chi ti ascolta?».

Le buone notizie sono contagiose, è stato anche provato. In uno studio della rivista «Journal of Personality and Social Psychology» si legge che i buoni esempi “sono in grado di suscitare emozioni positive e di spingere le persone a seguire gli esempi presentati e addirittura provocare reazioni fisiche tali da lasciare un’impronta duratura capace di influenzarne le azioni future”. Gli esempi virtuosi sono cioè capaci di suscitare “elevazione morale”, predisponendo “all’empatia e all’interazione sociale”.

Le buone notizie

Sede Rai, Roma

L’ESEMPIO DEI COMUNI VIRTUOSI – Del contagio delle buone idee ne sanno qualcosa quelli dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, una rete di Enti locali nata nel 2005, su iniziativa di alcuni comuni che per primi hanno sentito l’esigenza di confrontarsi e condividere le buone prassi messe in atto. Ad oggi, gli enti aderenti alla rete sono diciotto, distribuiti un po’ in tutta Italia: realtà diverse ma accomunate dal coraggio e la capacità di realizzare progetti concreti di gestione sostenibile del territorio. C’è il comune che si distingue per programmi di risparmio energetico, quello che punta su progetti di riduzione dei rifiuti. C’è il buon amministratore che promuove il “consumo di suolo zero” e quello che mette in piedi iniziative di mobilità sostenibile.
«Di recente, l’Associazione -  continua Boschini – ha assegnato il Premio “Comuni Virtuosi” a Montechiarugolo, un paese di 10.000 abitanti in provincia di Parma, che ha creato le condizioni per realizzare un progetto di riqualificazione integrale dell’illuminazione pubblica, capace di ridurre sprechi e illuminazioni inutili. Un’esperienza che in un paese “normale” verrebbe portato in prima pagina, mentre da noi fatica a trovare spazio sui media».

Attraverso la petizione si intende raccogliere qualche decina di migliaia di voti. «Li “porteremo” a Roma – spiega ancora Boschini – davanti alla sede della RAI. Ci presenteremo senza alcun atteggiamento di protesta, ma solo per sottoporre proposte concrete, affiancati anche da esponenti del mondo della cultura. Vogliamo farci portavoce di quell’altra porzione di Italia esistente: l’Italia che funziona». E che chiede diritto di cittadinanza.

Valeria Nervegna

Foto: corriereinformazione.it – eunews.it

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