Se la storia si ripete: il 2013 come il 1992?

Mario Monti (biografieonline.it)

Roma - Nel manicomio della politica italiana, è bene ogni tanto fare il punto della situazione per ricordare come si è arrivati al momento attuale. Per comprendere il momento che stiamo vivendo e i suoi possibili sviluppo, occorre ripartire dal novembre 2011. In quel mese, come tutti ben ricordano, Silvio Berlusconi si dimise e nacque il Governo guidato da Mario Monti. A rendere necessaria la nascita dell’esecutivo tecnico non fu soltanto la gravità della crisi finanziaria italiana, ma anche il completo ed innegabile fallimento dei due progetti politici protagonisti della vita politica degli ultimi vent’anni. Ovviamente, si sta parlando del progetto di Silvio Berlusconi (la tanto decantata e mai attuata rivoluzione liberale), e quello del centrosinistra che si basava non sul rinnegamento di quanto fatto durante la cosiddetta Prima Repubblica, ma sulla sua semplice correzione con gli stessi attori principali di prima. Il primo è fallito perché il Cavaliere è stato troppo impegnato a fare leggi per non farsi processare per pensare agli italiani e ai loro bisogni. Il secondo, invece, perché la sinistra è sempre stata lacerata al suo interno, non riuscendo a costruire un’alternativa valida a Berlusconi e senza mai riuscire ad aumentare la sua base elettorale.

Nei quasi vent’anni in cui queste due forze hanno governato il paese, non solo l’Italia non è riuscita a progredire dal punto di vista economico (così come in nessun altro campo), ma è addirittura arretrata riuscendo a mettere a rischio tutte le conquiste sociali della seconda metà del Novecento. Bene (o meglio, male, malissimo) quasi due anni fa si arrivò al punto in cui si dovettero chiamare dei tecnici per provare a salvare il salvabile. Il Parlamento diede il consenso a tutto quanto proposto dall’esecutivo; gli unici a fare opposizione, infatti, furono la Lega e l’Italia dei Valori. Il buonsenso e l’opportunità politica avrebbero voluto che chi si sedette alla Camera o al Senato prima e durante il Governo Monti, non si ricandidasse. Se si arrivò al punto di dover commissariare il paese a dei tecnici, vuol dire che tutti i politici, indipendentemente dal loro colore, non fecero bene il loro lavoro, e quindi sarebbero dovuti rimanere a casa. Ma in Italia il buonsenso è dato per disperso ormai da lungo, lunghissimo tempo. E infatti ci fu un’assurda campagna elettorale in cui gli stessi identici politici che erano stati in Parlamento prima e durante Monti, proposero soluzioni a problemi che loro stessi avevano creato. Allo stesso modo, proposero di modificare provvedimenti che sempre loro avevano contribuito ad approvare durante il Governo tecnico.

Le elezioni di febbraio dimostrarono che le due principali forze politiche protagoniste della Seconda Repubblica stavano – e tutt’ora stanno – vivendo una crisi probabilmente irreversibile. Alla Camera, la coalizione di centrosinistra, data per strafavorita alla vigilia, riuscì a oltrepassare il 30% solo grazie al voto degli italiani all’estero, per un totale di 10.335.975 voti. Superò così di pochissimo il centrodestra del sempreverde Silvio Berlusconi che prese 10.069.117 voti, solamente 266.858 in meno rispetto alla coalizione guidata dall’ex comunista Pier Luigi Bersani. Al Senato, complice una legge elettorale votata dal centrodestra nel 2005 ma che nessuno ha mai avuto la volontà politica di modificare, si ebbe una situazione di totale caos in quanto il centrosinistra non conquistò i 158 seggi necessari per governare. Infatti ottenne solo 123 seggi mentre il centrodestra 117. Il vero vincitore delle elezioni – oltre al Cavaliere che era già dato per morto – fu il neonato Movimento 5 Stelle, una forza che si proclama antagonista sia alla destra che alla sinistra. Alla Camera prese 8.784.401 voti e al Senato ottenne 54 seggi.

Giorgio Napolitano (europinione.it)

Si potrebbe dire che la situazione è molto simile a quella del 1992, quando alle prime elezioni dopo l’inizio di Tangentopoli, tutte le forze politiche persero consenso. La Democrazia Cristiana scese sotto al 30%, il Partito democratico della sinistra si fermò al 16,1; il Partito socialista al 13,6; Rifondazione comunista al 5,6. Anche in quel caso la vera forza vincitrice fu quella che rappresentava la novità, cioè la Lega Nord la quale sorprese tutti ottenendo l’8,6%. In quella legislatura durata solo due anni governarono Amato prima e Ciampi poi. Ieri come oggi, però, il sistema politico visse un momento di stallo. Nessun esponente del Governo osava prendere l’iniziativa in quanto si rischiava di rompere il delicatissimo equilibrio in cui stavano vivendo tutte le forze politiche, mettendo così a repentaglio sia il partito di appartenenza che la propria posizione personale.

Come tutti sanno, da quella situazione se ne uscì con la candidatura, e la vittoria, del secondo «uomo della provvidenza» della storia italiana: Silvio Berlusconi. A voler essere maligni, e in molti lo sono, si potrebbe pensare che anche nell’attuale situazione c’è un personaggio del genere: Matteo Renzi. Ovviamente con le dovute differenze: già nel 1994 il Cavaliere viveva una situazione di gravissimo conflitto d’interesse. Matteo Renzi, invece, da questo punto di vista, a meno di clamorose rivelazioni, è pulito. Non possiede televisioni né giornali, ma solo i propri account Facebook e Twitter.

C’è però un’altra differenza con il biennio 1992-1994: il ruolo del Presidente della Repubblica. Oggi Napolitano è il primo sostenitore del Governo delle larghe intese, se non addirittura il vero capo dell’esecutivo. E, c’è da scommetterci, farà di tutto per far sì che questa esperienza politica si concluda il più tardi possibile, andando anche oltre i famosi diciotto mesi di cui parlò Letta inizialmente. E questo andrebbe contro l’aspirazione di Renzi il quale non vede l’ora di trasferirsi a Palazzo Chigi. Vero è che il sindaco di Firenze ha soli trentotto anni e, anche se dovesse aspettare il 2018 per candidarsi, sarebbe comunque giovanissimo rispetto ai candidati premier passati (avrebbe quarantatré anni). Ma il momento magico in cui la maggioranza del paese sembra sostenerlo, potrebbe passare per non ritornare mai più.

Giacomo Cangi

foto: formiche.net; biografieonline.it; europinione.it

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