Scaramucce di frontiera tra Libia e Svizzera

Gheddafi respinge alla frontiera tutti i cittadini appartenenti all’area Schengen.  Sette gli italiani bloccati all’aeroporto

di Sabina Sestu

il leader libico Gheddafi

È guerra di visti d’ingresso tra Tripoli e Berna. Ma a farne le spese sono tutti i 28 paesi appartenenti all’area Schengen. La Libia ha infatti bloccato l’ingresso nel Paese a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea e ai tre Paesi terzi (Svizzera, Norvegia e Islanda) che hanno aderito al Trattato di Schengen. Ad iniziare questo conflitto ci ha pensato  lo Stato elvetico nel 2008, quando furono fermati il figlio di Gheddafi , Hannibal, e sua moglie in seguito a una denuncia di maltrattamenti da parte di due domestici.  A quasi due anni dall’inizio della bagarre con la Libia, la Svizzera ha stilato una lista nera di cittadini libici sgraditi in territorio elvetico.

Sono 188 i nomi sulla black list, tra cui figura anche quello del leader maximo libico. La dura reazione di Gheddafi è arrivata il giorno dopo la pubblicazione elvetica. Infatti, alla frontiera sono stati fermati tutti gli europei appartenenti all’area Schengen, anche coloro che avevano già ottenuto il visto. Bruxelles ha ritenuto la decisione della Libia unilaterale, sproporzionata ed esagerata, così come ha riferito la sua portavoce Cecilia Malmstrom, Commissario Ue agli Affari interni. “La Comunità Europea deplora la decisione delle autorità libiche di sospendere la concessione di visti a cittadini di Paesi dell’area Schengen” -ha affermato la Malmstrom- “e si rammarica che a viaggiatori che avevano legalmente ottenuto dei visti prima della misura di sospensione della loro concessione sia stato negato l’ingresso al loro arrivo in Libia“.

In Italia la Farnesina, l’Unità di crisi del Ministero degli Esteri, ha diffuso un avviso sul sito www.viaggiaresicuri.it, informando i cittadini italiani delle misure restrittive e improvvise prese dallo Stato libico e sconsigliando ai nostri connazionali di effettuare viaggi in Libia. Il nostro Paese ha, inoltre, chiesto di mettere in agenda nella prossima riunione dei Ministri degli Esteri dell’Ue (prevista per il prossimo 22 febbraio) la discussione sulla decisione libica di sospendere la concessione di nuovi visti e chiederà che vengano convalidati i visti già rilasciati. Anche la decisione della Svizzera di bandire una black list con i nomi delle  personalità libiche, tra cui lo stesso Muammar Gheddafi, è oggetto di discussione e di “verifica”. Secondo Frattini, infatti, la decisione elvetica “prende in ostaggio tutti i Paesi dell’area Schengen”. “La Svizzera è libera di risolvere il suo problema bilaterale ma non a spese di tutti”- ha affermato il nostro Ministro degli Esteri.

È da domenica sera che si registrano rimpatri di passeggeri atterrati all’Aeroporto internazionale di Tripoli. Francesca Tardioli, Console Generale d’Italia in Libia, riferisce che sono sei gli italiani finora respinti, mentre sono scesi a sette gli italiani ancora bloccati all’aeroporto.  È stato tramite la circolare del Primo Ministro libico Al Bagdadi Ali Al Mahmoudi che Tripoli ha bloccato la concessione di visti turistici a tutti i cittadini dell’area Schengen a cui, peraltro, non è seguita nessuna motivazione ufficiale. Ma fonti diplomatiche ed alcuni esponenti del settore turistico hanno subito pensato che fosse una reazione alla decisione elvetica.

Questo atto della Svizzera arrecherà danno in primo luogo ai suoi stessi interessi. “Se la lista nera non sarà annullata, Tripoli risponderà con misure di dissuasione fondate sul principio di reciprocità”- avvertono le fonti. D’altronde la Libia lamenta da anni la difficoltà di ottenere visti d’ingresso nell’area Schengen. Infatti, per ottenerli, è necessaria l’unanimità di tutti i Paesi che aderiscono all’accordo e, visto che dal dicembre 2008 anche la Svizzera ha il potere di bloccare le concessioni dei visti, Tripoli ritiene responsabili dell’atto elvetico anche tutti gli altri Paesi dell’ Ue.

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