Scandalo Lega. E ora c’è pure una casa non dichiarata. Un Montecarlo bis?

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Umberto Bossi e Francesco Belsito

Milano – La politica ha i suoi simboli, cosa naturale. In tempi di crisi e di crolli onorevoli, però, pare che gli emblemi dei partiti stiano sempre più coincidendo con gli scandali di finanziamento stornato in cui sono coinvolti.

Aprì le danze nel 2010 l’attuale presidente della Camera Gianfranco Fini con la sua casa di Montecarlo. Un appartamentino nel cuore del principato dato in eredità al partito Alleanza nazionale dalla contessa militante Anna Maria Colleoni. Un quartierino che – alla faccia della fede politica della signora – finì svenduto a due off-shore caraibiche prima di diventare di proprietà del cognato di Fini, Giancarlo Tulliani. Allora la procura di Roma sciolse velocemente il quid affermando che poiché la casa era bene di partito, il partito in quanto associazione privata poteva disporne nel modo che ritesse più opportuno. Tradotto: è roba sua e ne fa ciò che vuole.

Da allora, a proposito della lieson denari-politica, se ne sono viste di ogni colore ma le più belle arrivano dai recenti casi di cronaca: dall’ex presidente della provincia di Milano, Filippo Penati (ex Pd) e il presidente di Regione Davide Boni (Lega Nord) che, pare, giocassero a risiko con gli appalti pubblici nelle stanze del Pirellone, a quel Luigi Lusi che da ex tesoriere  Margherita sostiene che se parlasse con schiettezza agli inquirenti, le sinistre tutte verrebbero giù come un castello di carte.

Oggi tocca alla Lega Nord. E neppure a dirlo, il simbolo dello scandalone che ha portato alle dimissioni del Senatur Umberto Bossi dalla carica di segretario rischia di essere un’altra abitazione.

D’altronde si sa: partito in cui vai, casa non dichiarata che trovi e in questa storia – se sarà confermata – dovrebbe esserci la disinvoltura nel gestire i denari dell’ex tesoriere leghista, Francesco Belsito, che si occupò delle casse del partito dal 2009 in poi e che attualmente è indagato da 3 procure per appropriazione indebita, truffa allo Stato e riciclaggio.

Racconta Libero: la signora Caterina Trufelli era militante Lega Nord. Nel 2003 vergò testamento o meglio lo riscrisse quando la sorella – unica erede – morì. La signora scelse che i suoi beni venissero usati per la causa padana e fu così che il Carroccio divenne erede legittimo di un appartamento a Milano, via Mugello 6. Anno di grazia 2010.

La casa con rendita catastale a 958,03 euro nel febbraio 2011 fu venduta ad un privato per 480 mila euro pagati in tranche di assegni: 113.568,62 euro, 250.000 euro, 75.813,98 euro, 17.305,06 euro, 19.126,32, euro 2.741,02 euro, 1.445 euro. Conto chiuso. L’Agenzia del Territorio registra l’acquisizione dell’appartamento e la successiva vendita. Fin qui tutto bene, se non fosse che nelle casse del partito quei 480 mila euro, fonte di “erogazioni liberali”, non appaiono.

La legge a cui ci si riferisce è la 659 del 1981 e obbliga i parlamentari tutti (dagli europei ai comunali) a dichiarare al Parlamento ogni transazione ricevuta da privati qualora la cifra superi i 50 mila euro. Il tutto entro 90 giornidalla data della donazione laddove per donazione si intende ogni tipo di lascito o servizio: attività di

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Edificio di Montecarlo dove ha sede l’appartamento al centro dello scandalo che colpì il presidente Fini e famiglia

catering in campagna elettorale, tipografie per cartellonistica, fruizione di mezzi di trasporto, beni mobili o immobili dalla cui vendita si ottiene lucro. Tutta roba da denunciare perché considerata sotto la sigla “finanziamento alla politica”.

La casa di Milano e relativo guadagno dalla vendita avrebbero dovuto essere denunciati al Parlamento nel maggio del 2011 ma di essi non vi è traccia, cosa che – continua la legge – obbligherebbe i vertici della Lega, Senatur in testa, a rimborsare dalle 2 alle 6 volte il valore del bene non dichiarato qualora qualcuno, anche un semplice iscritto al partito, sporgesse regolare esposto.

Pare che la legge non sia mai stata applicata e non si conoscono precedenti di tesorieri o leader politici costretti a rifondere beni celati, casa di Montecarlo compresa.

Ora, aspettando di sapere che piega prenderà l’inchiesta sui denari della Lega confluiti pare in generosa parte nelle tasche della famiglia Bossi e magari anche di capire che fine hanno fatto quei 480 mila euro, il confronto con il precedente monegasco è inevitabile. Per la procura di Roma trafficare in appartamenti è lecito se si tratta di associazioni private. Per Milano gli stessi bilanci delle stesse associazioni devono essere trasparenti come l’acqua al pari delle strutture commerciali. Per la prima non c’è reato, per la seconda è necessario indagare. Curioso indovinello: chi ha torto e chi ragione se è vero che la legge è uguale per tutti e non dipende dall’umore delle toghe, dai Governi in carica e dai climi politici del momento? Chissà.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it; repubblica.it

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2 Risponde a Scandalo Lega. E ora c’è pure una casa non dichiarata. Un Montecarlo bis?

  1. avatar
    emNuel 07/04/2012 a 09:37

    cosa c’entra il Presidente Fini con questa vicenda?? Lo hanno capito tutti che quella era un balla e il documento patacca di Lavitola sarebbe la prova della proprietà?? SIETE L’ENNESIMO SITO DI SERVI SCIOCCHI DI ARCORE! VOLETE FARE APPARIRE TUTTI UGUALI! CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO E’ UN POVERO PIRLA!

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  2. avatar
    Chantal Cresta 08/04/2012 a 20:40

    Il pirla ribadisce e sottolinea l’identità delle vicende.
    Tanto per cominciare il documento non è una patacca e non è di Lavitola. I passaggi di proprietà sono stati certificati e dichiarati autentici via conferenza stampa internazionale dal ministro della Giustizia di Santa Lucia, Rudolph Francis. Lo stesso che certificò come proprietario ed affittuario della casa di Montecarlo lo stesso cognato del presidente della Camera e che si disse perplesso e seccato che le faccende politico-giudiziarie italiane arrivassero nel paradiso dorato degli evasori dal gusto esotico. Credo che la conferenza stampa sia facilmente reperibile su You Tube. Se l’ha trovata un pirla come me può facilmente trovarla anche lei.
    In secondo luogo, l’inchiesta su Lavitola e Tarantini non solo non è conclusa ma è tutta ancora da svolgere. Tant’è vero che il pm Woodcock è arrivato da Napoli per trovare capi di imputazione che colleghino Lavitola con Belsito. Tanto per aggiornare un po’ l’inchiesta.
    Sui servi di Arcore, non so che dirle. Salvo il fatto che questa faccenda dei “venduti” mi pare tanto una scemenza. Seguendo il filo del discorso allora i giornalisti di Repubblica e L’Espresso sono venduti a De Benedetti? Quelli dell’Unità a Soru, cioè al Pd? E i vari intellettuali del pensiero di sinistra, quando pubblicano con Mondadori – che paga bene e a ragion veduta – che fanno? Si vendono pure loro? I vari Scalfari, De Gregorio, Vauro, Travaglio che pure il “venduto” lo ha sdoganato, sono tutti al saldo? Oppure no. Anche qui vige la regola delle due misure? Come con le case ai partiti?

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