Scandalo Datagate, una sorpresa o un’opportunità per arricchirsi?

Da anni l’Nsa ci spia con la complicità dei servizi segreti europei

Da mesi ormai si fa un gran parlare del Datagate, uno degli scandali più grandi della nostra epoca. Era il 5 giugno scorso quando sul quotidiano britannico “Guardian” apparve il primo di una lunga serie di articoli nei quali l’ex analista della Cia, Edward Snowden, denunciava un’operazione di spionaggio globale condotta dall’Nsa (National Security Agency) con il consenso dell’amministrazione Obama. Milioni di persone in tutto il mondo erano state spiate dall’agenzia governativa americana.

In quei giorni stupiva il fatto che fossero più le critiche rivolte all’operato di Snowden, rispetto a quelle rivolte all’Nsa. Negli ultimi giorni però stiamo assistendo ad un intensificarsi di reazioni di condanna dell’operato statunitense da parte di governi europei e non. Questo inasprimento dello scontro politico è dovuto apparentemente al fatto che anche capi di Stato ­– una tra tutte Angela Merkel – e ambasciatori erano costantemente spiati dagli Usa.

Fino a qui i fatti sembrano dar torto agli Stati Uniti e ragione all’Europa; è del tutto legittimo protestare se un’alleato ci spia. Peccato che altri fatti dimostrino un coinvolgimento diretto dei servizi segreti europei – tranne di quelli italiani ritenuti inadeguati – nella rete di spionaggio costruita dall’Nsa. Insomma, anche i governi di Francia e Germania, i due Paesi più battaglieri in questa lotta per la privacy, non potevano non sapere già da cinque anni tutti i dettagli del caso.

Ma allora perché questa falsa indignazione da parte europea?  Non si tratta di semplice ipocrisia, ma di una precisa strategia di politica economica. Infatti, al recente meeting dei G8 in Irlanda, si sono gettate le basi per un importante accordo commerciale tra Usa e Ue, il libero scambio, quello che molti hanno definito come “la madre di tutti gli accordi commerciali”.

Tra Stati Uniti ed Europa ogni anno ci sono scambi commerciali per oltre quattrocentoquarantacinque miliardi di euro, ma questi scambi sono limitati da una serie di fattori come ad esempio i dazi doganali e le regolamentazioni diverse. L’accordo prevederebbe una liberalizzazione totale o parziale di questi scambi commerciali tra le due sponde dell’Atlantico, incentivando l’economia e l’occupazione nei Paesi partner.

Il Presidente Usa Barack Obama

Secondo l’Ifo – un grande istituto economico tedesco – l’accordo porterebbe però più vantaggi all’economia statunitense che a quella europea. Le stime di crescita del pil sono infatti del +13,4% per gli Usa e in media solo del +5% per l’Europa.

Nello specifico i Paesi comunitari che ci guadagnerebbero di meno sarebbero Germania (+4,7%) e Francia (+2,6%), che guarda caso sono i Paesi più irritati a causa del Datagate. Con questi accordi si stima comunque un aumento di circa due milioni di posti di lavoro totali nel medio-lungo termine.

Dati alla mano viene da pensare che alcuni Paesi europei vogliano cavalcare l’onda dello scandalo Nsa per strappare agli Usa accordi più vantaggiosi per il Vecchio Continente. Ma se la molla dell’economia è così forte, quali potranno essere le mosse dei Paesi che verrebbero più colpiti dal libero scambio come Canada, Messico, Australia e Giappone? Per ora solo una cosa è sicura, le trattative sugli accordi commerciali andranno avanti e si terranno a Bruxelles.

Intanto Edward Snowden ha incontrato a Mosca il deputato dei verdi tedeschi Hans Christian Strobele. L’ex spia americana si è detta disposta a testimoniare in Germania sull’operato dell’Nsa purché le sia garantita la sicurezza. Probabilmente, un’altra spallata da parte della Germania agli Stati Uniti per riequilibrare a suo favore la bilancia degli accordi commerciali.

Andrea Castello

Foto: rightsreporter.com

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