Sbarchi a Lampedusa: 21 imbarcazioni e 1700 immigrati. Borghezio e Le Pen: “Non possiamo accogliere tutti”

lampedusa

www.ansa.it - La protesta dei lampedusani

Lampedusa – Sono 21 i barconi approdati sulle coste lampedusane in una gionata. La Capitaneria di porto ha riferito che le utime attività di sbarchi hanno portato in Italia 1623 persone tra le quali sei donne e sei bambini. L’assistenza della Guardia costiera e della Guardia di Finanza sono costanti.

Nave marocchina- Alla nuova emergenza lampedusana si aggiungono anche dei dubbi intorno alla nave marocchina che da ieri è a largo delle coste italiane aspettando di avere il nulla osta della Marina militare per entrare nei nostri mari.

Si tratta di un traghetto Mistral Express, salpato da Tripoli (Libia) con 1.836 persone a bordo: 1.715 marocchini, 39 libici, 35 algerini, 26 egiziani, 7 tunisini, 6 maliani, 4 sudanesi, 2 sudanesi e 2 mauritani. La nave sarebbe diretta nel porto siciliano di Augusta per fare rifornimento e la scorsa notte durante l’attraversata, la corvetta Marina militare Sfinge, le ha comunicato via radio di non entrare nelle acque territoriali italiane. Questo dopo il monito del Viminale alla Difesa: evitare l’avvicinamento della nave prima che sia stata accertata l’identità e le intenzioni di tutti i presenti a bordo. Il comandante del traghetto si è adeguato alle disposizioni e tutt’ora la nave sta navigando fuori dalle nostre acque in attesa di altre indicazioni.

Pare che la Mistral sia stata noleggiata dallo stesso governo marocchino per riportare in patria i connazionali in fuga dalla Libia. Tuttavia, non è chiaro quali siano le reali intenzioni di tutti gli extracomunitari imbarcati e, dunque, è stata inevitabile l’azione diretta del Viminale, il quale dopo aver bloccato il traghetto sta vagliando l’ipotesi di consentire all’imbarcazione il rifornimento in mare. Il ministero degli Esteri si sta mettendo in contatto con le autorità marocchine per ottenere informazioni più complete sulla nave. Essa si trova attualmente ad una quindicina di miglia dalle coste siciliane, in prossimità delle nostre acque territoriali.

Le pen e BorghezioMarine Le Pen, presidente del Fronte nazionale, partito di estrema destra francese e Mario Borghezio, europarlamentare Lega Nord, sono giunti ieri in visita istituzionale a Lampedusa. La figlia dello storico leader, Jean-Marie Le Pen, durante un breve incontro con  i giornalisti, ha suggerito la possibilità che le autorità italiane soccorrano gli immigrati con viveri e acqua direttamente in mare, senza farli sbarcare sull’isola già carica di ricoveri. Il politico francese ha continuato sostenendo che “L’Europa non può accoglierli tutti, ci sono già 7 milioni di disoccupati. Ci farebbe piacere prenderli tutti nella nostra barca ma non è così grande, andremmo a fondo tutti e due: noi e loro. Aggiungeremmo miseria a miseria”.

Barca dispersa e malumori – Intanto, mentre la Capitaneria di porto conferma il naufragio di un’imbarcazione con una quarantina di tunisini a bordo, colata a picco a largo delle acque africane, i lampedusani protestano per essere stati dimenticati dalle autorità italiane.

La spiaggia Guitgia di Lampedusa è stata popolata da un centinaio di liceali muniti di palloncini colorati simbolo delle loro speranze e sogni. Nessuna bandiera politica né slogan. Solo dieci punti che rappresentano il loro desiderio di svolta. Francesco Solina, responsabile della cooperativa sociale Poseidon, si occupa della riserva marina: “Lampedusa non è quella descritta dai media, piena di migranti per le strade”. “Sull’isola ci sono molti problemi. Noi siamo solidali con i migranti ma ci siamo anche noi: la politica e le istituzioni ci mettano nelle condizioni di rimanere nella nostra terra, facciano qualcosa per noi”. Non vogliono parlare di politica, ma rivendicano di poter “vivere nella serenità”, senza “falsi allarmismi”. Osserva Anna Siracusa, studentessa di 18 anni, “noi esistiamo”. Ripetono di non volere “i riflettori addosso solo perché ci sono i migranti, vogliamo essere ascoltati perché abbiamo tanto da dire”.

G.C., 15 anni, liceo scientifico, fa l’elenco delle cose che mancano a Lampedusa. Prima tra tutte, la cultura: “Non abbiamo un cinema, non c’é una biblioteca, non c’é un teatro; c’é una piscina in costruzione da anni e mai ultimata”. “Abbiamo bisogno di un luogo dove poterci incontrare – prosegue Francesca, 14 anni – L’isola è piccola, dovremmo conoscerci tutti ma spesso ci si saluta soltanto. D’inverno qui non c’é nulla, stiamo chiusi in casa, il massimo che possiamo fare è girare col motorino o passeggiare per via Roma, l’unica strada con qualche bar o negozio aperto quando c’é maltempo e piove”. “Non capiamo perché vengono nella nostra isola – dice Anna Siracusa – non vogliamo entrare nelle polemiche politiche, ma la loro presenza non ha senso”.

Chantal Cresta

Foto || http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/03/14/visualizza_new.html_1556145846.html?idPhoto=2

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