Sara Velardo, una canzone contro la ‘Ndrangheta

Sara Velardo (mescalina.it)

La copertina di "Migrazioni", album d'esordio di Sara Velardo (mescalina.it)

Sara Velardo è nata a Bagnara Calabra e lì ha vissuto fin quando, all’età di 20 anni, ha deciso di trasferirsi a Lecco in cerca di lavoro. Sara è una polistrumentista, anche se il suo strumento preferito è da sempre la chitarra. A Lecco inizia anche a scrivere le sue prime canzoni, suona in varie band e pian piano si esibisce su grandi e piccoli palchi italiani ed esteri. Nel 2007 registra con gli Aegocentro il disco Alba Sonica decidendo poi di continuare la sua avventura come solista. Continua le sue esibizioni dal vivo fino alla pubblicazione, nell’aprile del 2011 del suo primo lavoro, autoprodotto, come cantautrice.
 
Migrazioni, questo è il titolo dell’album, racconta in dieci pezzi semiacustici musica, amore per la propria terra, differenze tra nord e sud. Subito dopo l’uscita dell’album, apre i concerti di Perturbazione, Wallis Bird e Paola Turci e il suo brano Lasciami andare via viene inserito nella compilation Meet’n'radio e trasmesso in Italia, Europa, Argentina ed America.

È impossibile, per chi si trovasse per la prima volta ad ascoltare Migrazioni, non innamorarsi del disagio della lontananza, della nostalgia, dei ricordi raccontati in Terruna sugnu. Al contrario di quanto possa far intuire il titolo, Sara usa l’italiano per il testo, salvo concedere alla lingua calabrese, come accade spesso nell’album, uno spazio importante nel finale prolungato e malinconico. C’è il dolore di chi ha dovuto lasciare la propria terra, l’orgoglio delle proprie origini, l’amore incondizionato per qualcosa che non ci ha saputo comprendere fino in fondo, una casa che, all’improvviso, casa non poteva più essere. La Bellezza e l’inferno. La bellezza della propria terra, dei propri affetti, dei propri ricordi e l’inferno di non poterci più vivere, l’inferno di vederla sempre oltraggiata e bistrattata. La bellezza di una terra che è vita ma anche l’inferno di una terra sventrata dalla mafia.

Nel Novembre 2012, in Calabria, quattro bombe nel giro di 10 giorni esplodono ai danni di alcuni commercianti, una addirittura nell’auto di un sindaco. Sara chiama i suoi amici di infanzia, sente di non poter restare in silenzio, quindi chiede loro di girare un video di protesta, per metterci la faccia. I ragazzi accettano e con un cellulare girano il video tra i paesi di Bagnara, Scilla e Tropea. Le immagini raccontano di strade stracolme di rifiuti perché le discariche abusive gestite dalla mafia sono state chiuse e poi confiscate, ma anche di cittadini calabresiche ne hanno approfittato per gettare oggetti ingombranti: mobili, frigoriferi, divani. La cantautrice calabrese scrive un testo, una canzone, si direbbe anche una poesia. Il video di ‘Ndrangheta, questo il titolo, riceve in poco tempo più di 10.000 visualizzazioni e Sara inizia a ricevere minacce. La infangano tramite giornali e blog, qualcuno scrive che se si ama la propria terra si esalta quanto c’è di bello e non quanto c’è di marcio, altri che inizialmente avevano partecipato al video le chiedono di oscurare il proprio volto, di togliere i propri nomi, perché temono ritorsioni. «La ‘Ndrangheta non è solo una pistola che spara, è anche un atteggiamento mentale. Alcuni credono che non esista. Altri che sia l’unico modo per garantire l’ordine sociale», racconta Sara. Invece la Calabria ha il Pil più basso d’ Italia ma fatturapiù di 53 miliardi l’anno; Saviano la racconta come una terra condannata a far circolare enormi capitali senza avere uno straccio di sviluppo vero.

Sara Velardo (saravelardo.altervista.org)

Sara Velardo (saravelardo.altervista.org)

La parola, la musica, sono fondamentali per trovare la voce di fronte all’incredulità e allo sgomento di chi si trova davanti la propria terra schiacciata non solo dall’arroganza dei forti ma anche dal silenzio dei deboli. ‘Ndrangheta, in questo senso,assolve il suo compito. Sara imbraccia la chitarra e con uno stile emotivamente coinvolgente, quasi percussivo, accompagnato da una linea ritmica fatta da schiocchi di lingua, denuncia ciò che vede strofa dopo strofa, in dialetto. Passa in rassegna aneddoti di vita quotidiana: «La mia famiglia è tutta sotto protezione / mi basta solo farmi gli affari miei / Se esplode una bomba io mi sposto / mi giro dall’altra parte / fischio, canto e pensoa passeggiare / C’è il commissario che passeggia / il sindaco che passeggia / il vigile che passeggia / e io dovrei preoccuparmi se qualche scemo ha deciso / che non vuole più pagare / che si vuole ribellare?». Così facendo, Sara prova a dire quello che i suoi compaesani non vogliono nemmeno vedere.

La musica non può fare molto, dicono. La musica fa quel che può, se ci aiuta a riflettere è già moltissimo.Sara ha coraggio e bravura, merita di essere ascoltata per la sua musica e per i valori in cui crede. Per chi volesse, il 31 Agosto e il 1 Settembre può trovarla al Ferrara Buskers Festival, rassegna internazionale del musicista di strada, e continuare così a seguire la sua storia.

(Foto: mescalina.it / saravelardo.altervista.org / milano.repubblica.it)

Serena Prati
@Se_Prati

[youtube]http://youtu.be/3mcPH4jBPsY[/youtube]

 

                                                                                                                                                                                                                               

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