Sappiamo come si traduce amministratore delegato in inglese? Quali sono gli altri termini inglesi che rientrano nei linguaggi settoriali?

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Sono ormai decenni che la lingua inglese è entrata a far parte del linguaggio comune di moltissimi Paesi. Una lingua pragmatica, plastica, immediata, di facile comprensione, con una sintassi svelta e semplificata rispetto a tante altre lingue, l’inglese ha contaminato la lingua parlata del quotidiano ma, soprattutto, quasi tutti i linguaggi settoriali che dalla medicina all’economia, dalla politica al commercio, dall’astronomia alla finanza,hanno acquisito ormai inderogabilmente una terminologia inglese dalla quale non è più possibile prescindere. Ed è proprio del mondo di finanza ed economia che si concentra l’approfondimento che vogliamo fornirvi a proposito di specifiche terminologie.

Tra le parole italiane che spesso sono sostituite da quelle inglesi, Amministratore Delegato occupa un posto di rilievo e, in realtà, genera ancora moltissimi dubbi su quale sia il giusto corrispettivo in lingua inglese. Lo dimostrano anche le Google Trends che evidenziano come la ricerca sulla parola “amministratore delegato in inglese” abbia raggiunto un’elevata percentuale, pari al 70%.

In inglese, la traduzione di Amministratore Delegato è CEO (Chief Executive Officer), ma è pur vero che nell’inglese britannico questo ruolo viene definito con le parole Managing Director.

Negli articoli, siano essi online che cartacei, accanto a nomi come Marco Tronchetti Provera, John Elkann, o Francesca Bellettini, solo per citare alcuni dei nomi illustri dell’imprenditoria italiana, si trovano spesso queste definizioni.

È dunque chiaro che per definire un ruolo che risulta essere centrale nella dirigenza di un’azienda è possibile utilizzare queste due traduzioni. Questo deve accadere al fine di inserire il proprio linguaggio in un sistema di comunicazione ad ampio respiro, necessario per poter allargare i propri confini e restare al passo con i tempi.

Va da sé, questo è chiaro, che non sia solo questa la traduzione ormai entrata a fa parte di un linguaggio comune, che vede impegnati ogni giorno milioni di lavoratori. Essi, infatti, sono ormai avvezzi all’utilizzo di moltissimi termini inglesi che, sia nella comunicazione scritta, sia in quella orale, hanno ormai soppiantato alcuni termini che potrebbero addirittura sembrare obsoleti ad un orecchio particolarmente giovane o che, come spesso accade, non sono nemmeno traducibili in italiano.

Alla radice di questa ormai intensiva commistione, vi è un legame con la lingua inglese che risale a doversi secoli fa, a quando, cioè, i mercanti italiani commerciavano con gli inglesi e, per questo, erano costretti ad utilizzarne la lingua. Fu successivamente che la terminologia inglese entrò anche nel mondo della politica e, a seguito della rivoluzione industriale, anche nel commercio, nei mezzi di trasporto, nello sport, nella gastronomia e nell’abbigliamento.

Quanto accadde poi dopo la Seconda Guerra Mondiale fornì un vero e proprio visto di permanenza alla lingua inglese che entrava a far parte della vita quotidiana di ogni famiglia italiana. L’emulazione degli Stati Uniti, emblema di progresso, libertà ed emancipazione, diede all’inglese una spinta importante che ne consacrò il successo fino ad arrivare agli ultimi decenni che hanno visto, anche grazie alla sempre più prepotente importanza del web, una diffusione della terminologia inglese diffusasi macchia d’olio nel nostro vocabolario, in particolare in quello di settore legato alle aziende.

È chiaro, dunque, che lo studio approfondito della lingua inglese sia un passaggio obbligato per poter lavorare nel business, anche a livelli non eccessivamente elevati. Titoli prestigiosi, master, lauree specialistiche a nulla rischiano di servire se non accompagnate da una voce sul curriculum che attesti la perfetta conoscenza, a livello scritto e parlato, della lingua inglese. Spesso, molte aziende italiane richiedono addirittura l’invio del curriculum in inglese, e non sono ammessi errori.

Dai termini più informali a quelli più specifici, la traduzione inglese ha quasi completamente soppiantato l’uso della terminologia italiana nel linguaggio settoriale.

Per fare qualche esempio immediato, qui di seguito una breve lista che, però, non può essere esaustiva.

  • È ormai chiaro a tutti che “automaticamente” si dirà di default, un termine ormai abusato anche al di fuori del sistema aziendale e che rientra nella terminologia colloquiale, soprattutto dei più giovani.
  • Il termine riunione è ormai stato quasi definitivamente soppiantato da termine briefing, che ha anche generato un neologismo interessante e che molti utilizzano per dire che è necessario confrontarsi su un determinato argomento. Quindi, la frase “Voglio incontrarti per discutere sull’argomento” si tradurrà con un più immediato e breve “voglio brieffarti”.
  • È ormai impensabile dire che per il servizio fotografico della pubblicità del brand è stato scelto un posto molto bello. Il termine che viene utilizzato questi esclusivamente è location che sostituisce il termine“posto” anche nel linguaggio colloquiale.
  • Le fee hanno sostituito il termine “tariffa” e il “volume d’affari” è più semplicemente detto turnover.
  • Se siamo nel bel mezzo di un incontro, ma ci ricordiamo di dover ricevere una chiamata, ci scuseremo dicendo che siamo costretti ad allontanarci perché stiamo aspettando una call. Se la chiamata prevede il coinvolgimento di più persone, si trasformerà in una conference call. 
  • Anche contabilità o contabile ormai sono termini quasi desueti che sono stati sostituiti da accounting e accountant che, a sua volta, genera molti derivati tra cui Branch Accountant (Contabile di filiale); Chief accountant (capo contabile); Cost Accountant (contabile dei costi). 
  • Oggi è davvero difficile che si senta parlare di consulente. Il termine utilizzato per indicare e definire questa mansione è Advisor. 
  • Un accordo tra gentiluomini è un gentleman agreement. 
  • Se qualcuno deve o vuole fare domanda per qualcosa, il termine application è quello più utilizzato. 

Ma la lista è davvero lunga e il consiglio che possiamo dare a chiunque voglia addentrarsi nel mondo del lavoro è quello di creare un accurato e puntuale glossario di linguaggi settoriali al fine di meglio approfondire la propria conoscenza della lingua inglese e sfoderare una padronanza che, nella ricerca dell’occupazione dei sogni, può fare la differenza.

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